
Per la quinta volta nella sua storia Trento si accinge a preparare al meglio il V-Day. La cosa più curiosa di questa stagione è però il percorso che i trentini campioni d'Italia in carica hanno dovuto sin qui percorrere... Nei play off dopo tre avversari superati, quattro gare, sono zero i set persi da Juantorena e compagni. Ma tra meriti e destino, i campioni d'Italia sono arrivati alla finalissima tricolore avendo affrontato rispettivamente Roma e San Giustino, ottava e dodicesima della regular season ai quarti di finale, quindi l'Andreoli Latina delle sorprese in semifinale, 9° classificata in regular season. Un percorso quantomai inatteso e innovativo rispetto alle vecchie formule del passato. Potevamo esserci Belluno o Modena sulla strada dell'Itas, 4° e 5°... così non è stato.
ADDIO ALLE GRANDI - Tralasciando per il momento il V-Day, i quarti di finale andati in archivio resteranno nella storia. Al di là della fase play off per la Challenge Cup, la corsa scudetto ha mandato in soffitta una parte importante della storia della pallavolo italiana con l'eliminazione di Monza, targata Acqua Paradiso, di Belluno, targata Sisley e di Roma targata M.Roma. Tre squadre dal futuro molto simile anche se ad oggi delineato in maniera differente. Tra crisi, scelte aziendali poco attinenti alle realtà sportive, cambi di strategia, patron per nulla colpiti dal sacro fuoco e presenti solo per mero calcolo affaristico e non più interessati, questi tre club potrebbero non essere al via della prossima stagione di A1. Il condizionale, ad oggi, è però solo per Roma, dove il sipario non è ancora calato ufficialmente e nella cui piazza si parla di squadra giovane (come se potesse essere appetibile, dopo che nemmeno una squadra “adulta” ha saputo sfondare negli interessi della città).
A Monza e Belluno, la storia si chiude qui. La storica Acqua Paradiso originaria di Montichiari, ha ufficialmente abbassato la serranda dopo due stagioni brianzole seguenti una lunga vita in terra bresciana. La Sisley chiuderà, dopo 25 anni d'oro, sabato sera a Belluno nella finale dei play off per la Challenge Cup.
COME SI CAMBIA - Si cambia. Tra le due retrocesse Padova e Ravenna e un totale di tre possibili abbandoni – salvo poi andare a vedere le carte in mano a qualche società che ha atleti sul piede di guerra (firmeranno le liberatorie ancora una volta sulla fiducia?) - ecco che il prossimo torneo di serie A1 potrebbe profondamente cambiare la sua geografia con una mutazione di più di un terzo delle squadre di questa ultima stagione... Una vera e propria rivoluzione che potrebbe peraltro portare ad un campionato a 12, invece che a 14 se non si troverà chi rileverà i diritti dei club pronti a deflagrare.
ARBITRI – Il doppio giallo a Wijsmans e Omrcen domenica scorsa in gara 2 di semifinale ci stava tutto. Tant'è che dopo la doppia ammonizione nessuno dei due protagonisti ha protestato. Tirare in ballo il primo arbitro La Micela e la sua cittadinanza trentina è ridurre il tutto ad una discussione da bar sport. Era Igor che doveva trattenersi a fronte della sua situazione di pluri ammonito. Il resto ci fa temere che il mondo del calcio non è poi così distante... Anche perché a dirigere Trent c'erano due arbitri marchigiani... Insomma così non la si finisce più. Senza costrutto.
DONNE – Busto Arsizio è campione d'Italia, un successo meritato. Ma non solo perché la squadra di Parisi ha saputo annullare due palle match a Cruz e chiudere in maniera vincente il tie break di gara 5, ma perché Busto Arsizio è oggi come oggi la società modello dello sgangherato movimento femminile italiano. Un movimento in calo sotto l'aspetto tecnico per la fuga dei talenti principali, per nulla solido nelle sue fondamenta per colpa di chi dovrebbe gestire regole e regolamenti con fermezza, non con democristiano cerchiobottismo solo per mantenere consenso, salvare poltrona, suite e abbronzatura...
ESEMPIO BUSTO - Busto ha vinto perché ha saputo lavorare nel lungo periodo, investendo in un progetto tecnico e societario e sapendo sfruttare anche, formichina, il momento storico favorevole. Con una squadra senza stelle di primissimo piano a livello internazionale, ma con un gioco corale fatto di precisione, rapporti umani, tecnica, tattica, feeling, questa società ha costruito un successo che resterà nella storia anche grazie al derby con l'avversario, quella Mc Carnaghi Villa Cortese che mastica amaro per il terzo anno consecutivo. Busto Arsizio, il suo pubblico, è esempio che anche nel volley femminile c'è del buono, c'è progettualità. Sono società e dirigenti come quelli bustocchi che dovrebbero guidare la Lega e dare l'esempio, tracciare le linee della crescita di un movimento che invece promuove ai vertici dirigenti di seconda o terza mano... Pronti solo a salire sul carro dei vincitori. E se non lo fanno... c'è il suo chiarissimo perché.
Luca Muzzioli, giornalista sportivo, appassionato di tutto quello che è vero sport, ha iniziato a scrivere di pallavolo sulle pagine modenesi de Il Resto del Carlino negli ultimi anni '80; redattore prima e direttore poi della rivista mensile Supervolley; redattore del mensile Block Volleyball Magazine; responsabile di uffici stampa di eventi e società, ideatore e fondatore nel 2000 di Volleyball.it di cui è da oltre 12 anni Direttore Responsabile.
Ha vissuto l'epopea dell'Italia di Velasco e se ne vanta...
Sei mondiali alle spalle, tre Olimpiadi (Atlanta 1996, Pechino 2008, Londra 2012).
Ideatore della prima testata web italiana accreditata da indipendente alle Olimpiadi nel 2008!
Pensa che in Fipav abbiano buttato la risonanza che poteva avere il movimento dopo 4 mondiali vinti consecutivamente. Anche oggi non sanno cosa sia comunicazione e marketing, promozione e quant'altro. E non paiono intenzionati a cambiare...
Comunicazione nella pallavolo e, più genericamente, pallavolo a 360°.
Dalla vita dei club a quella di chi vive nel beach volley, club e nazionali, pallavolo maschile e femminile, o giovanile.
Dalle Leghe alla Fipav....
I mille risvolti della pallavolo...