Leonardi la tosta. “Quell’autografo di Sykora”…

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Leonardi nell’ultimo giorno brianzolo dell’Europeo. Saluti di gruppo

Altro giro, altra donna.

Prometto che non diventerà un’abitudine (i tanti uomini del volley potrebbero restarci male) ma stavolta la curiosità mi ha spinta fino a Busto Arsizio dove, tra le farfalle campionesse d’Italia della Unendo Yamamay, gioca come libero Giulia Leonardi.

Di lei mi era rimasta impressa la disponibilità, a evento terminato, a mettersi in posa per la foto ricordo coi volontari del Campionato Europeo Femminile 2011. Nonostante non fosse stato un momento particolarmente positivo per lei, sorriso e gentilezza – che sono suoi personali “marchi di fabbrica” – non l’avevano abbandonata.

“Rimango sempre per le foto e gli autografi. È giusto che io lo faccia ed è anche un piacere. Ricordo quando io ero dall’altra parte, quando a Ravenna ottenni l’autografo di Stacy Sykora era felicissima. Adesso sono io a poter fare felice qualcuno con una foto o un autografo. Non ha alcuna importanza se in campo si vince, si perde o se si è arrabbiati”, mi dice con una semplicità disarmante che non si addice a una “tosta” come lei.

Leonardi in azzurro all’Europeo 2011

Da quell’Europeo Giulia non era uscita benissimo. Catapultata tra le titolari per gli infortuni di Paola Cardullo ed Enrica Merlo, con un solo anno da titolare a Urbino alle spalle, Giulia ce l’ha messa tutta senza però riuscire a convincere il C.t. Massimo Barbolini. “Ormai non ci penso più – sorride ancora -, ma allora sono stata tanto male. Le altre ragazze hanno cercato di aiutarmi, ma lui (Barbolini, ndr) non credeva in me ed è difficile giocare quando non si ha la fiducia del tecnico. Ma tutto è finito lì, l’ho rivisto adesso per la Champions (l’1 novembre il Galatasaray dell’ex ct ha giocato e vinto al PalaYamamay, ndr), ci siamo salutati e abbiamo parlato cordialmente. La Nazionale adesso? Tutti la sognano, ma ci sono tanti liberi in Italia”.

Ricostruire la fiducia di Giulia è stato compito di Carlo Parisi, oggi tecnico tricolore. “Quando sono tornata a Busto non volevo più ricevere, Carlo, che mi aveva voluta fortemente, ha cominciato a farmi ricevere a due. È stato la mia forza, so che anche se sbaglio – perché sbagliare capita a tutti – lui crede in me. Vincere lo scudetto è stata una bella rivincita”.

In Giulia, che in fase di pre-ricezione sembra una piccola donna ragno (“‘Stai bassa con le gambe’ mi diceva Parisi e ho iniziato a piegarmi. Siccome vedo meglio tra le gambe delle avversarie ho continuato. Però mi sento più rana che ragno”) credono anche le sue compagne. Quelle con le quali nella scorsa stagione ha vinto la Coppa Italia, la Coppa Cev e lo scudetto e quelle con le quali adesso è in vetta al campionato. “La nostra è una squadra giovane, unitissima e non ci sono primedonne. Non lo è nemmeno una come la ‘Piske’ (Arrighetti, ndr): lei è una che pretende tanto perché dà tanto. Mi fa ridere pensare che io, a 25 anni, sono tra le più grandi. Però è una scelta che ci permette di lavorare anche tre ore in palestra senza che nessuna si stanchi”, continua Giulia rimasta legatissima a Chiara Di Iulio che “con me si è sempre comportata da mamma”.

Leonardi in difesa per la Unendo Yamamay Busto Arsizio – foto © Tarantini

Alla mamma, che vive a Cesena, Giulia è legatissima. “L’unica cosa che mi pesa nel giocare lontano da casa è la lontananza dalla mia mamma, specie dopo la morte di papà di due anni fa – confessa -. Ma gioco anche per lui. Quando stava male e io volevo lasciare tutto per stargli vicino, lui mi costringeva ad andare a giocare. Mi spiace che non sia riuscito a vedere dove sono arrivata”.

Altri rimpianti questo libero (“Nella vita sono abbastanza schematica, ma in campo mi piace essere libera dalle regole: voglio prenderle tutte io”) non ne ha. O meglio: “Magari 5 centimetri in più non sarebbero stati male, le mie compagne mi massacrano sempre per l’altezza. E a me sarebbe piaciuto attaccare – confessa ancora -. L’ho fatto fino a quando ho potuto e lo faccio ancora quando gioco a beach”. Ma, alla fine, va bene così “perché sono una ragazza fortunata. Giocare mi fa impazzire. Continuerò fino a quando mi divertirò. Magari qui a Busto dove sto troppo bene. Nel frattempo studio giurisprudenza, spero di laurearmi… ma non penso di farcela prima dei 30 anni”.