MODENA – C’è mancanza di serenità intorno a quello che sta diventando un caso a tutti gli effetti, il tesseramento di Tifanny, transgender brasiliano,  per il Palmi di A2 femminile, domenica scorsa entrato in capo per la prima volta contro Trento e subito protagonista con 28 punti personali in tre set e mezzo.

Da Brescia sale il malcontento. “Cosa succede se andiamo in Brasile, ingaggiamo tre trans e le portiamo a giocare nel campionato di A2 femminile? Vinciamo il campionato. Ma così non può andare bene”  dice Emanuele Catania, direttore generale della squadra bresciana di volley Millenium che milita nello stesso campionato di Serie A2 con Palmi dove gioca Tifanny.

“Nulla contro di lei, ma temiamo un’apertura verso un mondo che deve essere regolamentato dalla federazione” dice il dirigente bresciano che sull’ipotesi class action ventilata sull’edizione bresciana del Corriere delle Sera sostiene: “Non potrà mai partire da noi e deve essere un’azione eventualmente decisa da tutti, come quella estrema di fermare il campionato”. Catania chiede alla Federazione: “regole precise e chiarezza altrimenti anche noi guardiamo al mercato dei trans che non avevamo mai considerato”.

Dalla Calabria (nonostante l’ufficio stampa del club lacunoso…) arriva su Sky Sport  la pronta replica della Pereira: “Il presidente del Brescia può andare dove vuole, l’importante è che prenda tre che sappiano giocare…”. “Non è che sai giocare bene a pallavolo solo perché sei trans. Conta il talento, devi saper giocare. E il talento lo possono avere sia un uomo, sia una donna, sia un trans. La mia essenza è di donna – conclude – Io ho cambiato per me, per il mio essere. La pallavolo è il mio lavoro”.