Superlega A1: Il coraggio di non cambiare…

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno la rubrica settimanale di Vincenzo Di Pinto. La chiave per vincere? Più potere al coach

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di Vincenzo Di Pinto*

La storia è fatta di corsi e ricorsi. Anni fa, quando la pallavolo italiana dominava il mondo, il coach era un vero manager-tecnico al centro di ogni progetto economico societario.

Un esonero faceva notizia per la sua rarità. Nel calcio invece, era il contrario, solo alcune grandi società programmavano, e tanti allenatori avevano vita breve.   

Dopo l’era Velasco, nel volley nostrano, la figura del tecnico ha man mano perso forza, e con la crisi anche l’autorevolezza in tante società, determinante per la gestione dei gruppi e per fare le giuste scelte. Palesemente diventa difficile superare i momenti di difficoltà che ogni anno inevitabilmente arrivano. Infatti le grandi società capaci, rispetto alle piccole dovrebbero essere esperte, attrezzate e programmate con chiarezza per ridurre al minimo, disguidi e momenti bui. Per fare ciò, necessitano potere e competenza specifica sul campo, e chi meglio di un tecnico. Prendere giocatori forti e magari con grande immagine ed avere un coach con poco potere, significa puntare sulla casualità. O meglio, immaginate se un dirigente sceglie un giocatore, magari un palleggiatore (peggio se non al meglio fisicamente), poi si verificano problemi di rendimento del cambio palla o in attacco, il dirigente si prenderà lui le responsabilità?

O tutto passa nelle mani del coach, alzi la mano chi pensa il contrario. E se si cambia l’allenatore?  Forse sarà peggio, in quanto occorrono tanta pazienza, autorevolezza e capacità per evitare l’alibi dell’alzata-attacco a tutta la squadra. Nel volley europeo il tecnico è sempre stato considerato un manager e gli italiani sono molto richiesti. Ho già scritto in altri articoli, come con la crisi, il calcio italiano, forse costretto, ha cambiato registro, e sta seguendo con eccellenti risultati le tendenze europee, dove gli allenatori sono delle vere star. Infatti gli unici cambi tecnici sono avvenuti da  proprietà umorali o incerte. La stessa Inter si è stabilizzata dando mandato pieno a Pioli con un unico dirigente ad assecondarlo, e  la compattezza di squadra è visibile.

Lo stesso Velasco in una recente intervista ha affermato: “sono aumentate le società competitive nella Superlega di volley, ed è aumentato il nervosismo, i risultati non arrivano e si cambia il tecnico. Ma la verità è che se nel calcio il potere degli allenatori sta aumentando, vedi Conte , Mourinho, ecc. nella pallavolo lo stanno perdendo. La forbice dei guadagni tra i giocatori di punta e il tecnico e sempre più ampia, questo non aiuta la gestione”.  Spesso se avete un tecnico che sa lavorare, non cambiarlo, dare tempo e sostegno ed avere il coraggio delle proprie scelte può portare a grandissimi risultati. A me è successo sempre: un esempio, il Presidente Sciurpa a Perugia dopo alcune difficoltà, mi aumentò i poteri, non chiesti, e fu alla base per un ritorno spettacolare con 11 vittorie consecutive ed un 4 posto per poi vincere la Challenge Cup.  

Ricordate il primo scudetto di Lorenzetti-Recine a Modena?  O quando, Cormio-Mosna dissero no alla richiesta dei giocatori (Grbic, Bari, ecc) di esonero di Stoytchev  a Trento, e poi ringraziarono la società, dopo aver vinto lo scudetto. Quella squadra ha scritto un pezzo storia.

Nel calcio, l’anno scorso a Napoli ricordate il contestato Sarri nelle prime partite.  IN QUESTO CAMPIONATO c’è il clamoroso caso di Gasperini dell’Atalanta, la grandissima rivelazione. I giocatori dopo la sconfitta con il Pescara a Bergamo  avevano chiesto la testa del coach, sono dichiarazioni del  grande Presidente Percassi. Lui invece, ha aumentato i poteri  al tecnico. Il quale ha inserito tanti giovani e fatto la fortuna tecnica ed economica della società. L’ALTRO IERI il Presidente ha ringraziato dichiarando: tutto merito di Gasperini.  

Secondo me, una società deve scegliere il suo animale vincente da palestra ed assecondarlo, conta solo il campo per vincere, i pregi ed i difetti si misceleranno e diventeranno parte della chimica di squadra.     

In caso di difficoltà occorre avere pazienza, chiarezza di idee, ed essere uniti con il tecnico.

Un coach capace e responsabile capisce quando non ha più chance.

 

*Articolo tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno