VNL Maschile | 07 luglio 2025, 10:22

VNL: Parla Raúl Lozano: "Ucraina rivelazione, ma il vero merito è dei ragazzi e delle loro famiglie"

Luca Muzzioli

Il tecnico: ogni gara è importante, vale punti per il ranking che porta a Los Angeles. Io? “Verso la fine di una carriera lunga, ma come dice Clint Eastwood 'non voglio lasciare entrare il vecchio'. Mi sento ancora coinvolto"

VNL: Parla Raúl Lozano: "Ucraina rivelazione, ma il vero merito è dei ragazzi e delle loro famiglie"

MIELEC (Polonia) – È l’Ucraina la vera sorpresa della Volleyball Nations League maschile 2025. Con 15 punti in classifica, gli stessi di Giappone e Francia – rispettivamente quarta e quinta – la squadra guidata da Raúl Lozano occupa il sesto posto provvisorio nella graduatoria, frutto di un cammino sorprendente: vittorie contro Stati Uniti, Cuba, Turchia, Giappone e Bulgaria, un solo stop netto contro la Francia e due tie-break persi contro corazzate come Brasile e Iran. E adesso, nel prossimo girone di Ljubljana, sarà una delle avversarie più temibili per l’Italia di Ferdinando De Giorgi.

Dietro questa crescita, c’è un lavoro tecnico silenzioso e quotidiano, svolto in condizioni logistiche uniche. A raccontarlo è lo stesso Lozano, che guida un gruppo segnato dalla guerra, ma fortemente determinato a salire nel ranking FIVB per costruirsi un futuro anche verso l'obiettivo olimpico di Los Angeles 2028.

Coach Lozano, vi aspettavate un cammino così positivo nella VNL?
“Non così subito. Ma il gruppo ha lavorato duramente per settimane, con costanza. Abbiamo battuto squadre importanti, perso due tie-break contro giganti come Brasile e Iran, e l’unico passo falso vero è stato con la Francia. Ora siamo sesti, a pari punti con Francia e Giappone. Nessuno a inizio torneo avrebbe scommesso su questo”.

Qual è il segreto di questa Ucraina?
“È una nazionale che gioca lontano da casa, allenandosi in Polonia per via della guerra. Ma è un gruppo unito, che ha accettato condizioni difficilissime. Fisicamente sono simili ai polacchi, ben strutturati. Ma la vera forza è l’organizzazione e la voglia di fare”.

Lei è passato dalla panchina dei JT Thunders Hiroshima, in Giappone, dove regnavano la precisione e la disciplina nipponica, a una nazionale che si allena e vive in Polonia, a Mielec, impossibilitata a lavorare in casa per colpa della guerra. Quanto ha influito tutto questo sul suo approccio?
“Moltissimo. In Giappone si lavora con regole definite, qui invece devo adattarmi giorno per giorno. Ma l'obiettivo resta lo stesso: creare un gruppo competitivo, anche in condizioni estreme”.

In che modo la guerra ha cambiato il vostro lavoro quotidiano?
“Completamente. Non possiamo allenarci in patria: lavoriamo a Mielec, tra  Cracovia e Resovia. I giocatori che militano in Ucraina escono dal loro campionato, altri arrivano dai campionati esteri. Le famiglie, quando possibile, vengono in ritiro, a proprie spese. Qualcuno ha conosciuto la figlia appena nata solo dopo un mese. Viviamo situazioni umane pesanti.”

Lei è un allenatore di grande esperienza, che ha guidato squadre importanti. Che cosa le ha lasciato questo percorso?
“Tanto. Ho allenato a Treviso, dove ho vinto uno Scudetto, e nella Milano berlusconiana con cui abbiamo conquistato il Mondiale per Club. Ogni realtà mi ha insegnato qualcosa. Oggi alleno con un occhio diverso, più umano. L’esperienza aiuta a capire quando è il momento di stringere e quando invece bisogna solo ascoltare.”

Lei sembra molto attento anche alla dimensione personale degli atleti…
“Devo esserlo. Ho lasciato un giocatore andare a Dubai per giocare una finale, perché per loro quei soldi extra fanno la differenza. Un altro è rimasto a casa per stare con la moglie ricoverata in Portogallo. In altre nazionali non sarebbe pensabile, ma noi siamo costretti a gestire in modo flessibile. Priorità alla famiglia, sempre.”

Come vi stanno accogliendo all’estero? Sentite vicinanza?
“Ovunque troviamo bandiere ucraine. Dal Brasile alla Bulgaria, la gente ci applaude. È emozionante. Sentiamo il rispetto, e per noi conta molto.”

L’obiettivo ora è la Final Eight?
“Credo che possiamo farcela, ma dipende anche dagli incroci. Giochiamo contro Olanda, Italia, Serbia e Canada. Sarà decisivo. L’Italia cercherà di chiudere terza o quarta per affrontare un’avversaria più abbordabile, ma noi ci proveremo. Non siamo qui solo per partecipare.”

Guardate anche al ranking FIVB, vero?
“È fondamentale. Siamo passati dal sedicesimo al dodicesimo posto e vogliamo salire ancora. I punti della VNL sono decisivi per il cammino verso le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Per noi è l’unico modo per restare competitivi.”

Ha parlato di una gestione “non convenzionale”. Cosa intende?
“Significa adattarsi. Non possiamo applicare regole rigide. Qui ogni atleta vive un contesto personale diverso. C'è chi ha lasciato figli neonati a casa. Io provo a facilitare il più possibile la loro permanenza con la nazionale. Senza il sostegno delle famiglie, niente sarebbe possibile.”

Ci sono state anche assenze importanti. Per esempio, Plotnitsky.
“Sì. Avevo mandato una convocazione generale a 45 atleti tramite la federazione. Cinque giorni dopo, Plotnitsky ha inviato una lettera dichiarando che lasciava la nazionale. Non ha parlato con me. È un grande giocatore, sarebbe utile a qualunque squadra, ma rispetto la sua scelta.”

Che rapporto ha con la federazione e gli sponsor ucraini?
“Ottimo. Hanno fatto uno sforzo enorme per permetterci di lavorare al meglio. L’unico disagio vero è che i ragazzi non possono rientrare a casa nei giorni liberi. Ma per il resto, l’organizzazione è quasi ideale.”

Dopo una carriera così lunga, a che punto si sente oggi?
“Verso la fine. Ma – come dice Clint Eastwood – ‘non voglio lasciare entrare il vecchio’. Mi sento ancora coinvolto. Non ho accordi con club, anche se mi avevano accostato a Radom in Polonia. Per ora resto con l’Ucraina: ho ancora un anno di contratto e poi vedremo.”

Questa Ucraina sembra molto legata a lei.
“Forse sì, ma è una stima reciproca. Mi adatto a loro, loro danno tutto. Devo ringraziare le loro famiglie, le mogli, i figli. Senza quel sacrificio, tutto questo non sarebbe possibile.”