Amarcord 1978: URSS, campioni di ghiaccio

Neppure lo scatenato pubblico romano è riuscito ad emozionare la squadra di Platonov. Dodici "uomini-robot" che sono la punta emergente di un movimento che conta otto milioni di pallavolisti praticanti

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MODENA – Viaggio nella storia della pallavolo italiana e internazionale. Dallo Speciale Mondiali 1978, Urss, campioni di ghiaccio di Jacopo Volpi 

Tutti i risultati del Mondiale 1978


Se uno si chiedesse come si fa a vincere un titolo mondiale, basterebbe metterlo a colloquio con l’allenatore dell’URSS Platonov e, in poco più di mezz’ora, l’interlocutore si renderebbe conto che poi non è cosi difficile portare a casa una medaglia d’oro.

Ma per non fare torto a nessuno ecco la ricetta magica: una grossissima selezione fisica, due o tre allenamenti al giorno, vita ritirata e niente distrazioni.

Non è poi una cosa da pazzi: a tutto il resto chiaramente pensa lo Stato, più o meno come da noi in Italia. Ma, a parte gli scherzi, la pallavolo di Savin e soci e proprio questa, non abbiamo esagerato neanche un po’.

Il bulgaro Anguelov vs muro URSS
Il bulgaro Anguelov vs muro URSS

Abbiamo detto e ridetto tutto il bene possibile sui nostri dodici magnifici azzurri che hanno compiuto una impresa storica riuscendo, per la prima volta nella storia, ad ottenere un piazzamento che fa onore a tutta la pallavolo italiana.

Finalmente abbiamo una grande squadra, abbiamo un grosso tecnico anche sé qualche furbone cerca di farlo andare via, e nell’ultimo campionato mondiale abbiamo avuto dalla nostra un meraviglioso pubblico che ci ha tirato fuori da più di una situazione intricata. Abbiamo messo in riga squadroni che si chiamano Bulgaria, Brasile, Germania Est, Cina, per finire con la strepitosa vittoria su Cuba. Abbiamo perso solamente due partite, la prima con |’URSS, la seconda pure.

Come mai? La risposta più semplice sarebbe che loro sono stati tutte e due le volte più bravi di noi; ma ci piace scendere un po’ di più nei particolari e vedere perché, nonostante il nostro stato di forma al 100% non siamo riusciti a racimolare neanche un set contro i “mostri” campioni del mondo.

Il gioco dell’URSS non è certo dei più divertenti da vedere: schemi classici, niente spettacolo, ii tutto si sussegue con una incredibile monotonia, ma la loro forza sta anche questo: giocare magari per un intero incontro con lo stesso schema se il loro fortissimo regista Zaytsev vede che dà i suoi frutti. Si diceva appunto del loro magnifico regista: il biondo sovietico non ha sbagliato in tutto il campionato neanche un incontro, ha giocato su livelli mondiali e non è mai mancato all’appuntamento con il compagno in posizione migliore per concludere l’azione.

In fase d’attacco c’é ben poco da dire sulla squadra di Platonov, se non elencarne i pregi: i due schiacciatori dal posto quattro tifano con una precisione e con una potenza incredibile, veramente dei brutti clienti sia per i muri che per le difese avversarie.

I due universali che giocano ai rispettivi posti al centro sono una garanzia di successo: sicuri e tranquilli nell’esecuzione della “veloce” (o mezza tesa) che raramente sbagliano, sono veramente imbattibili nel muro.

I nostri Lanfranco e Nassi, che per tutto il torneo iridato hanno fatto il bello e cattivo tempo, hanno dovuto ammainare bandiera solamente davanti al grande Savin e al non meno bravo Ermilov.

Se pensiamo poi che Savin ha appena compiuto ventun anni e che quindi é ancora sensibili miglioramenti, ci possiamo mettere il cuore in pace per le prossime edizione degli Europei, delle Olimpiadi e dei Mondiali che dir si voglia.

La difesa, anche se meno appariscente, gioca con una sapienza incredibile e con un senso di posizione veramente invidiabile anche dalle compagini più forti in questo reparto.

Squadre come il Brasile o Cuba, anche se fortissime in questo fondamentale, soni ancora leggermente inferiori ai Sovietici.

Ho visto gli americani farsi trovare, anche se molto di rado, fuori posizione in qualche fase concitata dell’incontro in special modo nel match contro di noi. Ho visto i brasiliani, e anche i tedeschi dell’Est che sono degli ottimi difensori perdere per un attimo la testa e farsi portare fuori zona facendo cadere così dei palloni che teoricamente potevano essere anche tirati su.

L'URSS contro la Korea in semifinale al centro, numero 3, Savin
L’URSS contro la Korea in semifinale al centro, numero 3, Savin

Purtroppo, e dico, purtroppo solo per amor di patria, non ho mai visto un giocatore dell’URSS farsi trascinare dall’azione: tuffi e difese a terra sono all’ordine del giorno, ogni pallone viene tirato su con estrema disinvoltura e servito all’alzatore con la massima precisione, al resto poi pensano gli universali o i martelli di cui abbiamo parlato prima. Nessuno però che si fa trovare un metro avanti o un metro indietro: tutto sapientemente disciplinato e preventivato in ore e ore giornaliere di palestra.

Ma quanto si allenano realmente questi “mostri” con i quali abbiamo in comune solamente il fatto che si tratta di esseri umani come noi? Tornando per un attimo ancora alla nostra squadra nazionale, per la prima volta nella storia dell’Italia pallavolistica, abbiamo svolto un collegiale quasi ininterrottamente per tre mesi: per una qualsiasi compagine russa, il tutto apparirebbe ridicolo, o quantomeno molto superficiale.

I campioni del mondo cominciato la loro preparazione tecnico-atletica ben dieci mesi prima dell’inizio del torneo anche se si trattava di una squadra che voleva e doveva vincere a tutti i costi, mentre per noi, travagliati dai soliti guai interni (presidenti che vanno e vengono anche se poi per fortuna ritornano), si trattava solo di ottenere un buon piazzamento, dopo aver passato il turno.

Ci siamo ritrovati in finale, e neanche tanto per caso: loro con i loro schemi apparentemente scontati ma ben difficili da evitare, no il nostro “magic-moment”, con il nostro gioco spettacolare, magistralmente guidato da quel grande regista che è Dall’Olio, e, non guasta mai ripeterlo, con quei diciassettemila “forsennati” che non hanno smesso neanche per un minuto di incoraggiarci.

Urss 1978 vs Korea
1978 Urss vs Korea

Venivamo dalla vittoria su Cuba, una stella del firmamento pallavolistico, una squadra meravigliosa e bellissima da vedere che però è stata tradita dai suo frequenti alti e bassi e da quel carattere latino che tanto ha sofferto nel match contro gli azzurri: i fischi all’altra squadra fanno parte di un vantaggio che chi gioca in casa si prende: ai cubani hanno fatto male ai sovietici sono entrati da un orecchio e uscito dall’altro.

Tutto questo lo abbiamo dovuto ricordare per arrivare alla conclusione che, anche il carattere ha la sua buona parte in una partita di pallavolo.

I nostri avversari della finale sono andati dritti per la loro strada, ci hanno contenuto nei primi due set per poi travolgerci nell’ultimo parziale. Concentratissimi dal primo all’ultimo punto, non hanno concesso niente allo spettacolo, ma, individuando subito i nostri punti deboli sono sempre arrivati per primi a quindici con una certa tranquillità.

Sembravano addirittura spacciati anche nel secondo gioco che abbiamo sempre condotto fino al punteggio di 11-5 in nostro favore, ma poi non ce l’abbiamo fatta più a reggere il ritmo dei nostri avversari e abbiamo capitolato con tutti gli onori del caso: di fronte avevamo proprio gli “uomini-robot”; atleti che si spersonalizzano al massimo per dare il frutto alla squadra, e la pallavolo, che tra gli sport di squadra e uno dei più caratteristici, non può che trarre i dovuti vantaggi da questa mentalità che per fortuna comincia ad arrivare anche alle porte di casa nostra.