Amarcord 1999: La Sisley… prima della battaglia. I preparativi per la finale scudetto

MODENA – Era il mese di luglio 1999, Fabrizio Rossini intervistò Roberto Piazza, allora vice allenatore della Sisley Treviso nella rubrica Tecnica & Tattica dell’allora mensile Supervolley su aspetti di preparazione della finale scudetto tra veneti e Casa Modena, campionato 1998/99.

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Piazza e Bagnoli, panchina Sisley

PRIMA DELLA BATTAGLIA

Seguiteci in questo viaggio a ritroso. Nello Spogliatoio Sisley, durante i giorni febbrili che hanno preceduto la sfida con Casa Modena. Il vice allenatore Roberto Piazza ci rivela come Treviso ha preparato (e vinto) lo scudetto.

Cosa c’è dietro all’ennesime successo della Sisley Treviso? Quali oscure battaglie sono state combattute da Bagnoli senior contro il fratello Bruno per bloccare la bellissima corsa finale di Casa Modena verso il titolo? A un mese dalla conquista del tricolore siamo tornati indietro a quei giorni febbrili della finale, per capire cosa facciano i tecnici delle massime  espressioni pallavolistiche alla vigilia di uno scontro cosi importante.

“Caronte”  di questo micro viaggio è l’allenatore parmigiano Roberto Piazza, il vice allenatore della Sisley.

“Una ovvia premessa è che stiamo parlando di squadre eccezionali, dove giocano i più grandi campioni del volley mondiale. Non è come preparare una partita normale in qualsiasi altro campionato. Primo: abbiamo una valanga di informazioni. Secondo: i giocatori per molti versi sono perfettamente in grado di autogestirsi, la loro libertà in campo è molto alta. Per esempio, alla vigilia della finale con Modena non c’erano indicazioni di muro, se non di massima. Sono i giocatori a decidere come murare: al massimo si apportano correttivi durante la partita. L’altro punto riguarda le informazioni. C’è una regola, propria di Daniele Bagnoli ma adeguabile a qualsiasi livello: non bisogna sovraccaricare i giocatori con troppi dati”.

Per chiarire il concetto, Piazza ci ha mostrato un tipico esempio dell’attacco di Modena esattamente come è stato schematizzato a Gardini e compagni durante le finali. Lo vedete qui sotto. L’esempio riguarda la posizione P5, con Vullo pronto a giocare in penetrazione appunto da posto 5. Nel foglio-gara consegnato agli atleti ci sono anche le altre 5 posizioni. Ma nient’altro.

“Qui ci sono le due varianti su quel tipo di schema del cambiopalla modenese. I numeri vicino a ogni vettore indicano quella che, secondo gli studi che avevamo fatto, era la percentuale di distribuzione di Vullo per ogni singolo attacco. Ai nostri giocatori non occorre davvero altro, conoscono troppo bene le caratteristiche degli avversari. Il paradosso è stata la riunione tecnica prima di gara2: estremamente succinta, Non c’era altro da aggiungere a quello che i giocatori già conoscevano, dopo aver giocato gara1. Che invece è stata preparata studiando, fra le tante, soprattutto la partita di semifinale del 2 maggio, in cui Modena aveva attaccato con grande efficienza”.

Pochi consigli, insomma. Questo nonostante le informazioni su Modena fossero… tonnellate. Per tutta la stagione i due scoutman orogranata lavorano – sulle squadre: Luciano Carlesso studia la Sisley, Mimmo Lazzaro le avversarie. I due producono valanghe di dati: storico lo studio sugli attacchi di Vladimir Grbic richiesto all’epoca da Montali per battere Cuneo (“era un librone grosso cosi” raccontava ridendo Carlesso) o l’analisi dei colpi di Papi nell’Alpitour (a Treviso si accorsero che Samuele, dopo aver ricevuto, non tirava quasi mai la parallela: e passarono l’utile informazione al proprio muro). Eppure il filtro imposto da Daniele è a maglie fittissime: appunto, i fogli dati alla squadra per lo studio avversario sono spesso molto scarni.

“Quello che può apparire strano – continua Piazzaè che avvicinandosi alla finale le informazioni passate alla squadra sono sempre meno. Nonostante questo, non appena alla penultima giornata delle semifinali siamo stati certi di incontrare Modena, ho iniziato a studiare in ogni dettaglio tutte le partite giocate da loro”.

La pratica è (solo apparentemente) semplice: si uniscono i dati computerizzati alle immagini con il programma Video Data System e, una volta effettuata la sincronia, si inizia a studiare. L”8 maggio, a Palermo, Pizza non c’era. Era in sede a “sbobinare” partite: l’ennesimo studio sulle traiettorie degli attacchi di Modena, che richiede un bel po’ di ore. Mattutine per il vice, sposso notturne per il “capo” Daniele che, è storia nota, è un insonne nato. 

Time out Sisley

Poi, la palestra. Treviso non usa quelle formule di allenamento tipo “ora tu adesso fai il tipo di palla che usa Cuminetti”, né chiama mai l’altro sestetto ‘le riserve’. Anche perché di là dalla rete, opposti al consueto starting six, ci sono uomini come Cisolla, che picchiano come forsennati, o Pippi, campione del mondo appena cinque anni fa. “Ci sono studi sul cambiopalla avversario che possono essere messe in pratica durante l’allenamento. Ma si applicano direttamente al nostro sestetto. Gli allenamenti di Daniele sono fatti molto di gioco. Quindi si può avvantaggiare o svantaggiare la formazione che dovrà scendere in campo, togliendo uomini o dettando le classiche priorità. Ma alla vigilia della finale non l’abbiamo mai fatto. Perché gli automatismi devono essere perfetti e non si deve creare confusione”.

La vera chiave é sicuramente stato il vantaggio per Treviso di avere giocato sempre con la stessa formazione. Mentre Casa Modena, prima dell’arrivo di Kazakov, ha variato molte volte prima di trovare un assetto decente: per sopperire all’assenza di Gato erano stati provati Tagliatti opposto e poi la coppia Tagliatti-Kantor di banda.
“Tatticamente – dice Piazza – Modena ‘post Kazakov’ giocava in maniera completamente diversa. Le due finali giocate da Vullo sono state di altissimo livello, con una distribuzione decisamente equilibrata. Prima che arrivasse il russo, invece, Vullo giocava molto di più su Cuminetti, Bas (Van De Goor, ndr) e il Giangio (Giani, ndr). Il muro li teneva marcati un po’ più facilmente. Per le finali abbiamo preparato un montaggio video semplice: una selezione di alcuni attacchi, basati su ricezione buona, per mostrare ai nostri uomini come si comportava Vullo in quei casi. Era regolarissimo, cosa che ha ovviamente messo in difficolta le nostre scelte di muro”.
Cosa ha detto dunque Bagnoli alla squadra alla vigilia della finale, a fronte di questo carico di incertezze? “A parte una serie di consigli, la cosa più importante era che, secondo Daniele, Casa Modena avrebbe forzato moltissimo lo battuta. Il loro muro era davvero impressionante, e quando hai di fronte gente come Kazakov che sorveglia la rete, l’importante e non subire in ricezione, tenere la palla in gioco. Modena e riuscita a crearci problemi: sia in gara2 che nel ritorno di semifinale hanno capito che per dare fastidio a Blangé occorreva mettere grande pressione ai nostri ricevitori. Lo hanno fatto talmente bene, in quella semifinale che, come hanno commentato allenatori come Bruno Bagnoli o Schiavon, se avesse vinto Modena 3-0 non ci sarebbe stato nulla da ridire. Vero; invece ha vinto la Sisley. Perché se tiri forte e fai un piccolo errore, la palla poi torna a noi…”.

Alla tattica, Treviso ha risposto con la tecnica. Chi può disporre di una ricezione come quella garantita da Papi, Bernardi e Farina? “In effetti, come ha scritto Giani nella sua rubrica, Modena ha cercato di fermare in nostro Fomin. Vero, e ci sono riusciti in gara2 fino al terzo set. Poi Dima (Fomin, ndr) e stato più forte della loro tattica: dal quarto in avanti, statistiche alla mano, non “hanno mai preso”.

E Roma, la finale di Coppa Italia? Una severa lezione per Treviso, da mandare a memoria per preparare le finali? “Abbiamo sviscerato ogni palla di quella partita, ma alla fine Bagnoli ha classificato tutto come una somma di incidenti. Cuneo ha giocato benissimo, mentre noi avevamo Farina fuori uso per l’otite, Pippi primo cambio impegnato a fare il libero, Fomin con seri problemi al ginocchio. Non era facile classificare quella partita, faceva poco testo dal punto di vista tattico”.

Dunque, la vittoria finale. Come l’hanno vista dalla panchina i tecnici Sisley? “Casa Modena ha commesso un paio di errori fatali all’inizio del tie break. In quei casi la Sisley e come il lupo: se acchiappa la preda, non la molla più. In particolare mi ricordo una palla eccezionale di Bernardi, il punto del 13, dopo che Peter (Blange, ndr) era stato costretto ad alzare un campanile. Sono quei palloni che sigillano, che segano le gambe all’avversario. Ma credo sia utile sottolineare un’altra cosa. Nonostante si giochi a livello cosi alto, non si deve mai dare nulla per scontato. Daniele aveva già preparato gli allenamenti per gara3, li aveva nell’agenda. Abbiamo vinto a Modena, ma eravamo già pronti per la bella”.

Previsioni, prudenza: gli scudetti passano anche da questo.

 

IL FOGLIO GARA DELLA SISLEY

Ecco un estratto del foglio gara che è stato consegnato ai giocatori della Sisley prima della finale. Qui abbiamo riportato solo gli schemi di una rotazione, ovviamente i giocatori le hanno tutte e sei. Questa “giro” di Modena prevede 4 tipi di attacchi diversi: sono impiegati Cuminetti, Giani (che attacca la palla ‘pipe’), Kantor e Van de Goor. L’unica variante è per Bas, che può variare il suo primo tempo: vicino o lontano da Vullo. Diz è in ricezione, al posto di Kazakov.
Vicino a ogni rincorsa sono segnate le percentuali calcolate dagli scoutman della Sisley: è la probabilità di alzata di Fabio (Vullo, ndr). Tutte le percentuali di distribuzione di Vullo sono cambiate dopo l’arrivo di Kazakov a Casa Modena: maggior equilibrio, quindi più difficoltà per il muro trevigiano.