Amarcord: Gabriela Perez del Solar. Timida, riservata, dolce tigre!

Spesso in campo è una belva scatenata, tanto da meritare il titolo di match winner. Ma nella vita provata è un cucciolo che ama poltrire. Il punto di forza della Lagostina racconta il suo passo e guarda al futuro

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Perez del Solar con i colori del Perù alle Olimpiadi
Perez del Solar con i colori del Perù alle Olimpiadi

MODENA – Sul numero 21 del settimanale Pallavolo del 24 maggio 1989, intervista di Giuseppe Guzzardi a Gabriela Perez del Solar, centrale del club di Reggio Calabria.

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Centonovantacinque centimetri a passeggio per le vie di Reggio Calabria, e, per la verità, per le vie di tutto il mondo, difficilmente passano inosservati, specialmente se a possederli è una ragazza carina; e così, il destino di Gabriela Perez del Solar è quello di non sfuggire alla seconda occhiata, quella più curiosa, di chi la riconosce alla prima.
E’ ormai un idolo, una star, e nel capoluogo calabro come a Lima, sua città natale, le vogliono un gran bene. Seduti nella cucina di casa sua, insieme al collega Fortunato Vinci e al segretario della Lagostina Franco Fazzello, cerchiamo di radiografare il carattere di questa ventunenne match winner del campionato italiano, protagonista insieme alla sua squadra di un annata esaltante.

E allora, Gabriela, cominciamo. E vero che ormai ti conoscono tutti? “Difficilmente posso andare in giro senza che la gente mi riconosca; in Peru, poi, è veramente un problema, e una volta sono dovuta ricorrere alla scorta della polizia. Casa mia, inoltre, è sempre piena di gente”.

E non ti fa piacere?
“Certo, ma a volte, come tutti credo, vorrei starmene per i fatti miei. Sono molto timida, e la gente spesso è curiosa, vuol sapere tutto di te, specialmente quello che riguarda la vita privata”.

Perez del Solar con la maglia numero 5 bianco rossa del Perù
Perez del Solar con la maglia numero 5 bianco rossa del Perù

E vero, Gabriela (ma tutti la chiamano Gaby) è timida; nonostante ciò vede il suo domani, finita l’avventura pallavolistica, incentrato su una attività che per sua natura dovrebbe tenerla a stretto contatto con molta gente.
“Il sogno è quello di avere una agenzia di produzioni pubblicitarie tutta mia, in Perù.
Lavoro già in televisione, mi occupo di pubbliche relazioni per l’America Television, e sono rappresentante della Coca Cola nel mio paese: per questa bibita ho girato anche degli spot televisivi”.

Ok, Gaby. Ma torniamo indietro. Raccontaci di te, della tua famiglia, di come sei entrata nel mondo della pallavolo.
“Avevo tredici anni, e giocavo a pallacanestro. Mi sembrava un gioco troppo lento, non mi divertivo. Mia madre, allora…”.

Fermati un attimo. Parliamo della tua famiglia, credo ne valga la pena.
“Già – (Gabriela sorride, scuotendo la corona di riccioli neri che le adorna il capo) Dunque, mia madre ha giocato nella nazionale di pallavolo peruviana, mio padre è stato campione di canottaggio, due miei fratelli e una mia sorella giocano a pallacanestro, uno di loro in nazionale…”

Complimenti. Ci stavi raccontando del basket.
“Si. Stavo dicendo che mia madre a un certo punto mi suggerì di passare alla pallavolo.
Qualche mese in un club di Lima, poi subito in nazionale… ed eccomi qua!”.

Gabriela Perez del Solar a Seoul
Gabriela Perez del Solar a Seoul

Olimpiadi amare

Un momento, Gabriela, tra il tuo ingresso in nazionale e il trasferimento in Italia cosa è successo? “Ho giocato moltissime partite con la maglia peruviana, non ricordo più quante, e sono stata dappertutto. Ho vinto tre titoli sudamericani, maggiori e juniores, la Coppa Liberacion, la Coppa Korea, sono arrivata terza in Coppa del Mondo, giocando forse la partita più bella contro la Germania Democratica, quella che valeva la medaglia di bronzo, e poi… il secondo posto alle Olimpiadi di Seoul”.

Delle quali non hai un buon ricordo, nonostante le statistiche ti pongano al secondo posto come difesa a muro dietro la tedesca orientale Lahme, e tra le migliori anche in ricezione.
“E come potrei? Aver sprecato mesi, anni di duri allenamenti, aver gettato al vento una medaglia d’oro che sentivamo già nostra, dover rinunciare a un trionfo meritato… e stata dura. Più passavano i minuti, più ci convincevamo di avercela fatta; no, no, più che le sovietiche a vincere, siamo state noi a perdere: volevamo regalare al Perù la prima medaglia olimpica d’oro, e abbiamo fallito” (Gaby ha una espressione mista di rabbia e tristezza, nel ripensare a quell incontro).

Potrete riprovare a Barcellona. “Puoi contarci. Sara una squadra quasi completamente nuova, da rifondare. Ma io ci sarò, questo è sicuro”.

Gaby, anche alle Olimpiadi eri l’atleta più alta. Questo non ti ha mai creato problemi?
“Qualche volta, a scuola, le mie compagne mi prendevano in giro. Fortunatamente a casa ero circondata da gente alta quanto me, e questo mi ha aiutato a non avere complessi”.

Per questo motivo sei molto legata alla famiglia.

“Ci vogliamo molto bene, e i miei familiari mi hanno sempre aiutato, incoraggiato, stimolato a far meglio. Ho un rapporto bellissimo con mio padre, che è per me la persona più importante”.

Gabriela Perez del Solar con la maglia della Lagostina Reggio Calabria
Gabriela Perez del Solar con la maglia della Lagostina Reggio Calabria

La sfida europea

E adesso parliamo dell’Italia e della Lagostina.
“Riuscire ad esprimermi ad alti livelli in un club europeo era per me una grande sfida. Sono molto soddisfatta di essere riuscita ad inserirmi al meglio in questo contesto”.

Le differenze?

“Tecnicamente, qualcosa di completamente nuovo. Prima di tutto gli allenamenti, che qui sono molto meno pesanti. In Perù, soprattutto quando è vicino un impegno importante facciamo turni di allenamento di sette, otto ore. Poi, ad esempio, ho imparato a schiacciare da dietro, cosa che prima non facevo”.

La gente?

“Straordinaria, a cominciare dal dirigenti della società: mi rendono tutto semplice e sono molto disponibili (Fazzello a questo punto non riesce a nascondere un sorriso). Sento di avere molto in comune con la gente di qui, anche perché secondo me tra sudamericani e italiani esiste un forte legame; e poi, mia nonna era italiana”.

Resteresti in Italia? “Sì”.

Cosa ti manca? “Mmm… Sì, il Cevice, il piatto tipico peruviano! E poi, mi manca la salsa, il nostro modo di ballare, che è anche un modo di intendere la vita, di divertirsi”.

Parlaci un po’ del tuo paese. “E’ bellissimo. Io vivo a Miraflores, un quartiere residenziale e turistico che si affaccia sul mare di Lima. Purtroppo, in questo momento la situazione nel mio paese è difficile; la povertà, la fame, la crisi economica, il terrorismo. L’unica cosa che forse posso fare, sfruttando il fatto di avere la possibilità di parlare del mio paese, è dire quante cose interessanti e magiche ci sono da vedere: Cuzco e il Machu Picchu, la montagna sulla quale c’è Vilcapampa, la città segreta degli Incas, Nazca, Ica, il lago Titicaca, la foresta amazzonica…”.

Ma cosa manca in Perù per assicurare un ulteriore sviluppo della pallavolo, anche maschile? “Lo sport è fondamentale per lo sviluppo fisico e mentale di un individuo, e serve ad allontanare i ragazzi dalla droga e dalle cattive abitudini: sarebbe bello se ci fossero più impianti e più attrezzature, ma, come ho detto, in questo momento nel mio paese ci sono ben altri problemi che quello di una maggiore attenzione all’attività sportiva. Francamente, non mi sentirei di chiedere qualcosa per la pallavolo in questo momento”.

Torniamo allo sport giocato. Con chi ti piacerebbe essere in squadra, a livello mondiale?
“Con Xang Xilian, la palleggiatrice cinese, e con Irina Parkhomtchouk leader dell’Uralochka e della nazionale sovietica”.

Hai mai giocato da capitana? “Una volta, nella juniores, e non mi è piaciuto affatto, anche perché non mi sento una leader, una trascinatrice”.

Parliamo della tua vita privata… “Meglio di no (questa volta è Vinci ad ammiccare, lui sa tutto)!”

Va bene. Dicci almeno come passi le tue giornate. “Quando sono arrivata in Italia, ho iniziato a frequentare l’università per stranieri… ma ci si doveva alzare troppo presto”.

E allora hai abbandonato! “Sì! (Gabriela ride, e porta la testa all indietro, quasi si vergogna di questa sua pigrizia). Mi piace passare le giornate a non far nulla, ma se c’é il sole mi precipito sulla spiaggia”.

SUBITO IN NAZIONALE
Gabriela Perez del Solar è nata a Lima il 10 luglio del 1968. A quattordici anni, dopo due mesi nel Bancoper, club della capitale peruviana, l'esordio in nazionale, con la quale conquista tre titoli sudamericani, la Coppa Liberacion, la coppa Korea, il terzo posto in Coppa del Mondo, l'argento olimpico a Seoul lo scorso anno. E in forza alla Lagostina di Reggio Calabria, e in questa ultima stagione ha vinto la classifica delle match winner della regular season.

Nient’altro? “Mi piace andare al cinema, ballare, amo le macchine sportive ma ho paura delle motociclette. Gli animali mi piace guardarli, ma non tenerli in casa”.

Cosa hai imparato in questi anni di attività sportiva ad altissimi livelli? “Che la cosa più difficile è accettare le sconfitte. Ma questo credo sia valido nella vita di tutti i giorni”.

Qual’è il tuo difetto più grande? “Sono molto timida (Gabriela fa una pausa, diventa riflessiva, seria); se qualcuno mi fa del male, o dice qualcosa di cattivo, non sono capace di reagire, mi blocco”.

E invece, qual’é il tuo miglior pregio? “La sincerità, l’onestà” (e lo dice sgranando gli occhi, fissandomi).

Ha ventun anni, questa ragazza, e sta vivendo un momento magico: davanti a lei, ancora una lunga carriera come giocatrice di pallavolo a livelli elevatissimi, e poi un’altra dura sfida con il mondo del lavoro: diventare manager creativo nel difficile mondo dei mass media.
Difficile resisterle.

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