Amarcord: Un “Pupo” per ogni stagione…

MODENA – A spasso nel tempo… Qui una intervista a Francesco “Pupo” Dall’Olio del , dicembre 1983 sul settimanale Pallavolo a firma di Paola Marabini e il “Cosa dicono di lui” di Gabriella Mancini

L’appuntamento con Francesco Dall’Olio è per il dopo pranzo davanti ad una tazzina di catffé. Il popolare Pupo, quest anno in forze alla Bartolini-Trasporti, arriva puntualmente dopo la solita corsa in autostrada da Modena a Bologna che caratterizza la sua giornata di “pendolare del volley”.

“Paola — esordisce scherzosamente — sono nelle tue mani: dipende da te se la gente si farà di me una immagine simpatica o no”.

La responsabilità che mi trovo addosso è, a questo punto, molto superiore al previsto anche se, per quanto veduto fino ad ora, non mi pare che il personaggio in questione abbia mai avuto grosse difficolta a risultare ben accetto al pubblico. Ma, ora, al di la del personaggio e dell’atleta premiato pochi mesi orsono come miglior giocatore della passata stagione, mi appresto a sottoporlo ad un interrogatorio per scoprire qualcosa di più sul Dall’Olio uomo, con la sua storia, i suoi ricordi, le Sue esperienze, i suoi gusti.

— Cosa ricordi della tua infanzia?

“Ho il ricordo della mia famiglia, un vero e proprio clan numerosissimo al quale si aggiungevano a cena altri amici ancora e ricordo anche certi incredibili inverni bianchi di neve”.

Il «Pupo» di casa

Come è nato il nomignolo di Pupo?
“Una mia sorella, Bruna, che fra l’altro giocava anche lei a pallavolo in serie A, veniva chiamata da tutti Pupa. Io, che sono stato l’ultimo degli otto figli, sono diventato cosi inevitabilmente il Pupo di casa”.

— Quali altri sport hai praticato?
“A parte un pochino di calcio e di tennis, ho giocato con risultati molto soddisfacenti a tennis tavolo, poi, però, a quattordici anni mi sono buttato nella pallavolo con la giovanile della Panini e sono rimasto lì”

— Cosa sarebbe stata la tua vita senza la pallavolo?
“Non te lo so dire con esattezza, forse avrei fatto la vita di tanti miei amici: anziché andare
ad allenarmi sarei andato al cinema, anziché dedicare il sabato al campionato, sarei andato a ballare. Certo è che io mi reputo fortunato perché ho sempre potuto fare ciò che mi piaceva e perché quello che mi piaceva, e continua a piacermi, mi consente di vivere. Nella pallavolo, anche se potrebbe sembrare ripetitivo allenarsi tutti i giorni, trovo sempre nuovi stimoli che mi spingono ad una continua ricerca di miglioramento. A parte le soddiSfazioni puramente sportive, questo sport mi ha insegnato a non considerare mai raggiunto un traguardo, a non cullarmi nei ricordi per quanto soddisfacenti essi possano risultare, a pensare sempre a quello che verra dopo e questo dopo ben sedici anni di attività continuata”.

— Cosa pensi di fare quando smetterai di giocare? “Spero di rimanere nell’ambiente anche se non so ancora con quali mansioni”.

— Quanto ti impegna Ia pallavolo? “Mi prende una buona fetta della giornata perché, a parte le due ore e mezza di palestra, ho l’abitudine di prepararmi alle partite studiando su un piccolo archivio. personale, che tengo sempre aggiornato, le caratteristiche tecniche delle squadre che dobbiamo affrontare in modo da organizzare il gioco nella maniera più redditizia”.

— Pallavolo a parte, hai un lavoro?
“Curo le pubbliche relazioni, le sponsorizzazioni e la pubblicita per la Mizuno contattando e anche andando di persona presso le vartie società sportive per reclamizzare i suoi prodotti (palloni, scarpe, ecc)”.

— Quale è la tua vita a Modena, quali sono i tuoi divertimenti, hai degli hobbies? “Non ho hobbies particolari, come non ho divertimenti particolari al di fuori della pallavolo che, come ti ho già detto, è per me essa stessa un divertimento. Vado a volte al cinema e mi piace ascoltare la musica”.

— Ami gli animali? Nei hai?
“Gli animali mi piacciono molto, ma con il tipo di vita che sia io che mia moglie, lei pure giocatrice di pallavolo nel Civ Modena, conduciamo, ci è impossibile tenerne perché non potremmo curarli adeguatamente”.

— Di che segno sei? Sei superstizioso? Hai un portafortuna?
“Sono del Capricorno, non sono Superstizioso e non ho portafortuna”.

— Qual è la tua vacanza preterita?
“Preferisco il mare. Quest’anno per esempio ho passato una bellissima vacanza in un villaggio turistico in Sardegna”.

Una buona forchetta

— Hai dei vizi?
“Purtroppo si, sono quello che si dice una buona forchetta e devo cercare di controllami. Mia moglie, invece, beata lei, può mangiare tutto quello che vuole e non ingrassa di un etto”.

— Quali sono i tuoi piatti preferiti? Ti piace come cucina tua moglie o sei uno di quelli che rimpiange sempre i piattini della mamma?
“Amo tutta la cucina emiliana con particolare predilezione per i primi, ma apprezzo molto quando prepara mia moglie che, essendo veneta, cucina in modo molto più leggero e delicato”.

— Quando hai conosciuto tua moglie?
“Ci siamo conosciuti dieci anni fa ad un raduno delle Nazionali juniores al quale eravamo stati chiamati tutti e due”.

— Hai mai dovuto rinunciare a qualcosa per lei e lei ha mai dovuto rinunciare a qualcosa per te?
“Per quanto mi riguarda nel ’75 ho rinunciato ad andare a giocare a Catania nella Paoletti perché lei avrebbe avuto grosse difficolta a seguirmi. Per quanto riguarda lei, so che ha rinunciato ad una convocazione con la nazionale di pallamano (Daniela Marini ha un curriculum sportivo molto eclettico avendo praticato con successo oltre alla pallavolo, il softball, ed appunto la pallamano, ndr) per fare una vacanza con me che, dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Montreal, avevo finalmente un periodo libero”.

La popolarità

— Che effetto ti fa la popolarità? A Modena ti riconoscono per strada? E a Bologna?
“Mi piace quando la gente si avvicina con amicizia ossia quando sento che mi considerano uno di loro anche se ben riuscito in una attività particolare. A Modena, anche se sono più di due anni che non ci gioco più mi capita spesso di venire riconosciuto e fermato. A Bologna vengo solo per gli allenamenti ma pochi giorni orsono, mentre mi avviavo al Palasport, due ragazzini mi hanno fatto un mucchio di domande. A parte la richiesta dell autografo, sono state queste domande attorno a me ed alla squadra che mi hanno fatto particolarmente piacere perché testimoniano un interesse autentico e non solo collezionistico”.

Milano e Bologna

Puoi fare un confronto tra l’ambiente sportivo di Milano e quello di Bologna?
“A Milano si deve dare molto al pubblico prima che il pubblico si scaldi e si lasci coinvolgere. A Bologna c’è un grande movimento di interesse attorno alla pallavolo e la gente dà prima ancora di vedere il risultato. Spero che questo atteggiamento fiducioso venga ripagato dai risultati della squadra”.

— E puoi fare un confronto tra l’ambiente del Casio e quello della Bartolini?
“La dirigenza del Casio impegnava alcuni dirigenti in maniera familiare cosicché anche l’allenatore doveva occuparsi di molte cose organizzative e logistiche. La Bartolini ha una dirigenza, anche se non molto numerosa, con compiti ben precisi e definiti per cui l’allenatore deve fare solamente l’allenatore e cosi via”.

— Puoi definire con un massimo di due parole gli allenatori con cui hai lavorato di più? “Anderlini: l’intuito; Federzoni: la freddezza; Pittera: il super esigente prima con se stesso pol con gli altri; Paolino Guidetti: la scaltrezza; Nannini: la professionalità; Zanetti: il cuore”.

La Nazionale

— Come mai hai rinunciato alla Nazionale?
“Ero saturo di palestra e temevo che non sarei riuscito a mantenere ancora la necessaria concentrazione cosi ho detto a Prandi che non me la sentivo di sostenere questa responsabilità. Del resto mi pare che Piero Rebaudengo se la sia cavata molto bene”.

— Viaggiando con la Nazionale hai visto numerosi Paesi. Ce ne qualcuno in cui ti piacerebbe vivere?
“A viaggiare con la Nazionale rimane poco tempo per fare i turisti ed è difficile farsi un’idea del Paese in cut ci si trova. Sono comunque convinto che bene come sto dove sono, non starei da nessun altra parte”.

Conclusa la chiacchierata e salutato l’interlocutore atteso dal quotidiano allenamento, rileggo i miei appunti. L’impressione e che Dall’Olio non debba temere nulla circa la simpatia attorno alla sua immagine così come balza dalle risposte semplici e franche che mi ha dato.
Con la coscienza supertranquilla, quindi, mi siedo alla macchina da scrivere e riporto fedelmente.

 

“Pupo” Dall’Olio con le maglie della Casio Milano, Panini Modena e della Nazionale

COSA DICONO DI LUI

“Un caro amico con tanta professionalità”
Andrea Nannini (allenatore Panini)

“Francesco è per me soprattutto un amico, difficile esprimere un giudizio limpido su un amico. Ricordo che lui aveva 16 anni quando io ero al vertice della mia carriera di giocatore, poi ci siamo ritrovati a giocare insieme e infine me lo sono fortunatamente ritrovato nel Casio nelle due scorse stagioni. E piacevole allenare un giocatore come ‘Pupo’, come è delizioso parlare con lui di qualsiasi argomento. Ha una grande professionalità e un carattere molto positivo. Direi che nella scorsa stagione ha spiccato un ulteriore salto di

qualità rappresentando appieno la pallavolo moderna, per qualche anno non ci sarà un altro alzatore con tanta inventiva e tecnica. Un suo lato negativo? E molto testardo. Se ha ponderato bene, è difficile fargli cambiare idea. Intendiamoci, è una persona molto elastica, ma talvolta cocciuta. Inizialmente tende a non considerare l’elaborazione di nuovi dati tecnici, e questa è una costante di quel giocatori di una certa caratura, che non sempre seguono subito quelle correzioni sottili, ma redditizie. E un lato del suo carattere che ho notato nella prima stagione con il Casio, smussato via via con risultati da dieci e lode”.

“ln campo è come se ci fosse un secondo allenatore”
Nerio Zanetti (allenatore Bartolini)

“La prima cosa da sottolineare è che Dall’Olio vive per la pallavolo, ce l’ha nel sangue. Questo suo amore traspare non solo in partita, ma anche in allenamento. Averlo in squadra è un grosso vantaggio. Francesco è un aiuto validissimo che fa apprezzare di più il gioco, in campo aggiunge alle sue conosciute qualità un apporto tecnico e tattico, è praticamente un secondo allenatore. E’ in grado di far spiccare un salto di qualità a tutta la squadra. Dall’Olio è un perfezionista. Vorrebbe sempre che tutto andasse bene, sia in campo che nella vita, è un uomo con una spiccata personalità che esprime sia in campo che fuori”

“Riesce ad essere sempre concentrato anche in allenamento”
Stefano Duse (giocatore del Casio)

“Da un punto di vista tecnico non c’è niente da discutere sulla sua bravura, è da tanti anni che si esprime ad altissimi livelli. Dall’Olio è un giocatore che anche in allenamento riesce sempre ad essere concentrato. Giocare con lui era bello, ma anche difficile, difficile abituarsi al suo livello di gioco. Era molto esigente, pretendeva parecchio da noi, alla fine questo suo atteggiamento per la maggior parte delle volte, ma non sempre, era stimolante e positivo. Fuori dal rettangolo di gioco cambiava completamente. La sua esigenza ferrea si trasformava in allegra cordialità. Un giocatore con tanta professionalità, uno abituato a saltare estati intere di vacanze per la pallavolo, molto diverso da noi in questo senso come abito mentale. Direi che ”Pupo’’ e Nannini ci hanno permesso di fare un bel salto di qualità. Tanti fattori hanno contribuito a farci raggiungere il sorprendente terzo posto nella scorsa stagione, Dall’Olio è uno di questi”.

“Qualche volta sbaglia… se cerca di parlare in inglese”
Stelio De Rocco (giocatore del Bartolini)

“Dopo l’inserimento di ‘Pupo’, le cose sono cambiate moltissimo. In squadra avevamo bisogno di un leader come Dall’Olio, noi siamo abbastanza giovani e lui ci aiuta a migliorare in modo notevole. E un professionista serio. Cerca di conoscerci ogni giorno di più e si è instaurato un ottimo rapporto di amicizia sia dentro che fuori dal campo. E’ una gran fortuna avere in squadra un giocatore con la classe e il carattere di Dall’Olio. Una sua caratteristica? Tecnicamente non lo discuto. Ma qualche volta lo vedo sbagliare. Quando cerca… di parlare in inglese con me o altri giocatori americani. Mi fa morir dal ridere, perché lui si sforza di trovare le parole adatte e imposta le conversazioni, ma fa un po fatica”.

“Palleggiatore molto estroso e giocatore molto corretto”
Piero Rebaudengo (giocatore del Kappa)

“Il mio parere tecnico è sicuramente positivo. Da giocatore di pari ruolo ciò che gli invidio è il suo estro. Dall’Olio è un palleggiatore molto estroso e un giocatore molto corretto. Ha alle spalle una grande esperienza che lo aiuta, lo ritengo un atleta già completo e maturo sin dai tempi dei Mondiali di Roma del ’78. Siamo stati compagni in maglia azzurra e ho visto in lui una grande disponibilità al lavoro e all’allenamento, una concentrazione sempre presente. Persona molto valida e positiva anche da un punto di vista umano”.

“Un talento naturale e i cambiamenti gli sono giovati”
Giampaolo Guidetti (ex allenatore Panini)

“Da un punto di vista tecnico posso affermare senza problemi che Dall’Olio è un talento naturale e come tale ha sempre bisogno di stimoli. Una delle sue fortune (anche se lui dice di no) è stata lasciare la Panini dopo sedici anni per trasferirsi al Casio e poi cambiare ancora scegliendo la strada per Bologna. Sono convinto che i talenti hanno bisogno di stimoli nuovi e freschezza di ambienti e i fatti mi danno ragione. L’ho visto giocare ultimamente e penso che tatticamente sia migliorato moltissimo”.

Gabriella Mancini