Campionesse nonostante i social… Il covid a Belgrado non esiste. L’Europeo va rivisto, poche gare di livello, ridicola la sovrapposizione dei due tornei

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Quelle che abbiamo applaudito e osannato ieri sera, 4 settembre, sono le stesse ragazze che il 4 agosto scorso, dopo aver perso il Quarto di finale delle Olimpiadi di Tokyo contro il medesimo avversario, erano state messe in croce dai peggiori tifosi da social e da una stampa facilona che inseguendo titoli ad effetto, aveva semplificato il tutto adducendo a causa dello scarso risultato l’attaccamento ai social da parte delle ragazze. Mal interpretando per una manciata di click le parole di Davide Mazzanti.
Non so se quel finale di Giochi, con quelle parole travisate, ha lasciato qualche strascico in spogliatoio, di certo è stato una motivazione in più per queste ragazze per cercare un riscatto immediato. Il video lanciato da Paola Egonu dopo l’oro “dopo tanta merda… siamo campionesse d’Europa”  è il termometro di quanto queste ragazze abbiano sofferto nell’ultimo mese per quella famosa “melma” di cui aveva parlato il Ct azzurro.
Quando Sylla in mezzo al campo urla “è nostro” ha ragione. Questo Europeo è vostro, ve lo siete meritato. Pazientate solo un po’ care ragazze se chi appena una settimana faceva smorfie alle parole di Mazzanti sulla sua lettura positiva di dati di ricezione e sulle vostre prove ora salirà sul carro. E’ la legge dello sport.

PESI E VALORI – L’Europeo non è Tokyo. Sono due storie a differenti. E’ stato però un bene che si sia giocato subito così che le ragazze abbiano potuto ritrovare fiducia e consapevolezza, tornando così al campionato con il sorriso e senza crogiolarsi fino alla prossima primavera nei dubbi. Bene anche per il movimento che per tutto l’inverno potrà stare a 32 denti, sempre se la solita legarosa non sarà capace di rovinare tutto con qualche bizzarria gestionale a cui ci ha oramai abituato con regolarità.
Bene per tutti questo oro perché darà tempo e modo di ragionare sulla stagione e capire con serenità cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Il gruppo è ancora verde, ha il futuro davanti e poggia su un bel presente.

EGONU, PIETRINI, SYLLA, ORRO-MALINOV… Si potrebbe dire qualcosa su tutte. Su Paola Egonu concreta ma – posso dirlo? – meno esplosiva rispetto a quella di Conegliano. Ha giocato e approcciato in maniera differente. Non ha fatto la Boskovic, ma si è inserita nel gioco corale, offrendo garanzie ma senza mai tirare per la maglia le registe per avere tutti i palloni. A tratti in questo Europeo ha anche messo da parte i sorrisi in campo, sembrava più concentrata, più chiusa nel suo percorso. Se è davvero così, bene per tutti visto il risultato finale.
Elena Pietrini è stata un faro. La più continua ad alto rendimento di tutta la squadra. La vicenda di due anni fa che l’ha vista esclusa dall’azzurro è stata gestita al meglio sia da lei che dallo staff tecnico della federazione che così non l’ha persa. I frutti in campo sono arrivati. Mentre la Serbia in 4 non sapeva a quale santo votarsi le azzurre avevano valide alternative al posto 2.
Miriam Sylla non deve aver attraversato un periodo agevole. L’indice del tema ricezione è stato puntato su di lei a più riprese nonostante il Ct parlasse di ricezione comunque positiva guardando all’ambito dello sviluppo complessivo del gioco. Dopo Tokyo, esperienza vissuta con una condizione che non le ha dato la soddisfazione piena, l’aver conteso al Presidente Cev Boricic la Coppa (ancora Italia-Serbia) tirandola a se per poi portarla alla squadra la ripaga di una annata non sempre facile.
Ofelia Malinov e Alessia Orro, il loro abbraccio nella foto finale fa capire che non vige per la coppia di registe azzurre la legge dei fratelli-coltelli. Aver vissuto questa stagione nella modalità staffetta Mazzola e Rivera del Mondiale del 1970 le ha portate a trovare un equilibrio nell’Europeo che ha dato benefici. Lia in lacrime aveva chiesto fiducia dopo il ko di Tokyo. Eccola ripagata.
De Gennaro, le centrali Chirichella Danesi hanno fatto il resto. Moky non ha bisogno di tante parole, come è nella sua natura. Ha portato sicurezze e anche trasmesso coraggio. Lo ha detto anche Mazzanti. Chirichella si pensava potesse essere a rischio azzurro, da lì il cambio di ruolo di capitana passato a Sylla, lei invece ci ha messo tanto del suo. Con molta signorilità. Danesi: stratosferica a muro. Una garanzia che non ha fatto rimpiangere la mitica Sarah Fahr.

LE MAGLIE – Le maglie sul podio di Fahr e Bosetti un bel messaggio di gruppo allargato. Si vince e si perde di squadra.

Boskovic in lacrime

EGONU – BOSKOVIC, la prima ha vinto di squadra, la seconda era la squadra e da sola non ce l’ha fatta. Sono differenti e impiantate in squadre differenti. Se vincere aiuta a vincere per le azzurre si è aperta una nuova strada, per la Serbia l’inizio di un rinnovamento.

MEDAGLIE SERBE – Sul podio, scornate, sconfortate per il ko casalingo, ma tutte con la medaglia al collo. C’è una dignità anche nella sconfitta. Brave.

FACCIO FACILE POPULISMO SUL COVID – In 20.000 al palas di Belgrado. Senza mascherine, senza distanziamento. Una Nazione che è vaccinata in maniera completa al 40,5% ha riempito un palasport e tifato a squarciagola per due ore. Ora vorrei che qualcuno tra qualche giorno, quando tecnicamente il virus potrebbe aver fatto “proseliti” tra quei tifosi, mi dicesse come vanno le cose a Belgrado. Non ci capisco nulla, non è il mio campo ma fatico a capacitarmi di come in mezza Europa ci siano palasport aperti al pubblico e qui ancora si pietisca il Governo per un 25%-35% nei palas per i prossimi campionati.

EURO RIVISTO – E’ da un po’ che volevo scriverlo… Ritengo la gestione dei due europei a 24 squadre una enorme fesseria. Nel torneo femminile si sono viste solo due gare di livello, Turchia-Serbia di semifinale e Italia-Serbia di finale ma per arrivare a questi due momenti si è giocato per due settimane con squadre che in alcune occasioni non sono arrivate a 10 punti a set. In più è una fesseria mediatica (ma non solo) la sovrapposizione delle due rassegne con le finali femminili sulle prime tre giornate del torneo maschile. Ma come pensate che ci possa essere la giusta attenzione ai due tornei?
24 squadre a rassegna, 4 sedi per torneo producono effetti nefasti anche a livello organizzativo con sedi incapaci di rispettare i parametri minimi come quelli delle statistiche delle gare pubblicate a tarda notte…
Inventatevi un “sotto Europeo”. Un girone a 8/10 squadre la settimana prima dell’Europeo che ne promuove parte alla fase finale a 16, il numero di squadre al via che c’era fino al 2017. E’ la dimensione da cui partire per tornei di maggior qualità.

REGIA TELEVISIVA ALTRO DA RIVEDERE – La logica che a) non si possa mostrare un replay di azione dubbia (quando poi i tifosi la postano sui social con i loro smartphone); b) che non si trasmetta più una discussione sottorete nel nome di un ipocrita fair play; c) che non si faccia, insomma, giornalismo ma che si riduca tutto ad una passerella di primi piani per i fans è un pensiero che svilisce il gioco. Per fortuna che non c’era Goncharova che a Tokyo era inquadrata anche in panchina…
Per non parlare dei time out inascoltabili o del Dream Team delle migliori “votato dai fans” che sono notoriamente equilibrati nei giudizi e per nulla obnubilati dalla passione…

Mazzanti: “Cosa abbiamo fatto”….

PS.: Davide Mazzanti ha guidato l’Italia all’oro europeo. Attribuisce il successo alle sue ragazze e si dichiara felice per il bene che questa vittoria farà al movimento. A chi oggi lo proporrà per un monumento in ogni pubblica palestra e magari un mese fa lo additava come causa di ogni male azzurro ricordo che è la medesima persona, anche se in questo mese è stato in parte ricoperto da quella “melma” sulla quale aveva messo in guardia le sue ragazze.
Ma non è cambiato nulla, era Davide un mese fa come lo è oggi. Lo sport è fatto di vittorie e rovesci, la prossima volta ricordatevelo.