CEV, l’ultima frontiera. Interviste a pagamento in zona mista!!! Doping: Polo? Solo un farmacista

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Lo confesso, non so se nel dorato mondo del calcio, in piena zona mista, l’area riservata ai media per le interviste post gare, dove i giornalisti di quotidiani, radio, tv senza diritti, web si accalcano uno sopra l’altro per una domanda registrata in video con smartphone o micro telecamere questi debbano pagare…
Tanto per citare un caso, mi dicono da Torino che alla Juventus (la Juventus, non il Borgorosso FC o una qualsiasi squadra lussemburghese di pallavolo) le interviste anche video in zona mista, per chi non ha acquistato diritti e spazi, siano libere.
Nelle Superfinals di Champions League di pallavolo questo non accade più. La Cev infatti ha ben pensato (o forse proprio non ci hanno pensato) di cedere i diritti televisivi a Infront includendo sostanzialmente tutto, ovvero anche i diritti per le interviste video in zona mista.
Morale della favola, concesso l’accredito la CEV passa il nominativo del giornalista accreditato ad Infront che a sua volta lo contatta per vendergli  il diritto, sostenendo che chi non paga non potrà introdurre strumenti per riprendere all’interno della struttura di Lubiana.
Una cifra forse simbolica, forse no, di 300€ per una testata web come la nostra. Per cosa? Per  poter permettere video interviste in zona mista. Restano libere le interviste audio registrate e/o in forma scritta da raccogliere in apposita area dedicata.

Una “novità” per la Champions assai poco gradevole perché questo è un mondo dove ci sono sempre meno giornalisti al seguito degli eventi e perché di fronte a richieste come queste le stesse testate son più propense a non mandare inviati al seguito.
Al di là delle valutazioni personali – quasi converrebbe raccontare l’evento dalla TV, senza più trasmettere il pathos live, ma garantendo comunque una informazione minima.

Detto che quella della presenza dei giornalisti pare sempre più un tasto dolente la CEV alle nostre rimostranze ha replicato che Infront deve rientrare dell’alto investimento fatto (e lo fa speculando sulle piccole testate giornalistiche a colpi di 300€?) e contemporaneamente sottolineandoci come quella cifra sia ben poca cosa dimostrando quindi – oltre a poca signorilità – di non conoscere (in piena pandemia, ma anche fuori pandemia) cosa significhi lavorare in ambito giornalistico nella pallavolo.
Detto da un dirigente della Confederazione Europea oltre che poco rispettoso è anche segno che nelle torri dorate di Lussemburgo e Losanna non si abbia chiaro cosa sia questo movimento.

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Polo, 4 anni di stop. Tutta colpa sua

POLO? UN FARMACISTA
Polo, Polo, Polo… alla fine è tutta colpa tua. Più che un centrale un vero e proprio farmacista vecchia maniera, di quelli che oltre a vendere le medicine è anche capace di miscelare prodotti esplosivi con il bilancino ed ingurgitarli. Per vedere l’effetto che fa… L’idea che mi son fatto – senza nessuna prova a supporto, ma sono sensazioni – è che qualcuno l’abbia invitato (o gli abbia suggerito) di non parlare del caso sostenendo che è forse è meglio così.  Chi? Non lo so, lo ripeto, è solo una sensazione mia, senza nessuna prova a supporto.
L’unica certezza, caro Alberto, è che alla fine era tutta tua la colpa della positività al doping. Tuo l’acquisto dei prodotti in questione, Tua la capacità di dosarli, Tua la capacità di capire quando prenderli per tornare in forma dopo il covid.
Finché, una manina ti ha sorteggiato per un controllo antidoping quando – penso – la lezione in web streaming sull’effetto dei coprenti era ancora da ascoltare.
Deve essere andata così.
Gli altri? Tutti assolti, tutti puliti, nessun altro positivo, licenziati, allontanati, dimessi, confermati. Avanti così. Forse non c’è un Tutti… Solo Polo. 4 anni di stop ad un abile farmacista.
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