Club italiani femminili senza Coppe, un inutile autogol? Intanto Palmi…

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Giovedì confronto Cattaneo - Fabris
Giovedì confronto Cattaneo – Fabris

Oggi a Firenze, a latere del principale appuntamento del sorteggio del Mondiale 2018 maschile, il vertice di Lega Pallavolo Serie A femminile promette battaglia alla Fipav…

Il presidente della Lega rosa Mauro Fabris in una sorta di monologo celebrativo sulla web tv della UYBA (in un eccesso di autocelebrazione ha diffuso anche dati non in linea con la realtà: “Noi giochiamo il 26 dicembre, per anni siamo stati l’unica disciplina che giocava a Natale, i maschietti della pallavolo solo da due anni”, quando in realtà è stato proprio il movimento maschile ad aver sdoganato la data di Santo Stefano ad appuntamento per il volley già nella stagione 2005/06, quando Fabris ancora si destreggiava con la maglia dell’Udeur in Parlamento ottenendo scranni in quota Ulivo…) ha presentato un piano di battaglia su diversi temi. Calendari internazionali, straniere, italiane, numero di club in A2 di cui potete leggere qui

Tra i temi di cui non mi capacito c’è ancora quello dei calendari… Fabris si lamenta che si gioca poco. Ha perfettamente ragione, non c’è dubbio. Una attività di club che si ferma alle porte della primavera e riapre ufficialmente in autunno è troppo breve, un continuo singhiozzo tra un anno e l’altro. Quello che non comprendo è invece come possa continuare a raccontare e promuovere minacce che non hanno nessuna possibilità di portare un minimo risultato, salvo solo mostrare un attivismo di facciata, a giustificazione del suo stesso ruolo oramai entrato in un “loop” in cui si va avanti a fare le medesime cose, anno dopo anno.  Fatte anche bene (meglio del passato), ordinate, regolari… Ma in “loop”.

Ma Fabris sbaglia interlocutore quando pretende di discutere con la Fipav di calendari internazionali… Potrebbe dirglielo il suo braccio destro Rebaudengo, ex FIVB. La Federazione – avendo a cuore il suo movimento interno – non potrà che aderire al lamento, ma a decidere e trovare cure può essere solo la FIVB che disegna i planning internazionali a suo piacimento. La questione dei calendari nazionali discussi con la Fipav sono un esercizio di politica inutile e, fatta nel giorno del sorteggio dei Mondiali, un autogol mediatico, una manifestazione di insensibilità, perché rischia di togliere spazio ad un appuntamento che oggi deve risaltare su tutto: il Mondiale 2018.

Nascondere la verità al movimento e al pubblico, ovvero che i calendari internazionali li stabilisce la FIVB che guarda ai corposi e attivi movimenti europei come semplici pezzetti di un puzzle più ampio, considerando l’Italia e la sua attività alla stregua delle altre duecento e passa federazioni nazionali affiliate a livello mondiale – molte delle quali non vantano attività di club e che quindi chiedono più spazio possibile per le attività delle nazionali – è un non voler capire che non è rinunciando alle Coppe europee che si otterrà di giocare di più in termini temporali e dare più visibilità agli sponsor. Non è quella la soluzione. Anzi, le squadre che rinunceranno all’Europa perderanno appeal in sede di mercato internazionale, giocheranno meno partite in termini assoluti e ai loro sponsor non offriranno palcoscenici continentali. Quando leggo (o ascolto) che tutti i club hanno aderito a questa proposta resto perplesso, salvo pensare che si tratti di un tentativo di forzatura, senza reale volontà. 

Le alternative? Poche, forse irrealizzabili. Perché non interessare il movimento delle atlete (quindi quello dei procuratori anche internazionali) a questo problema iniziando a far firmare contratti alle giocatrici per il solo periodo della stagione nazionale? Perché ridurre i club a mucche da mungere 12 mesi all’anno? 

Alternative? Una Superlega femminile con pochi club ma “pro” ovvero indipendenti dalle attività internazionali. Serve però trovare la forza e le energie economiche per chiedere alle atlete di rinunciare ai mesi di nazionale e giocare da inizio settembre a fine maggio, 9/10 mesi per i club e 2/3 mesi estivi tra vacanza e una manifestazione internazionale all’anno, l’appuntamento principale campionati continentali, mondiali o Olimpiadi. O tesserare giocatrici che non fanno attività internazionale.

Per essere così forti però, bisognerebbe essere anche trasparenti nella questione dei pagamenti verso le atlete. Per evitare che dopo anni in cui si parla di “sconfitta del doping amministrativo” si venga invece a scoprire che ci sono ancora atlete cornute e mazziate che mi fanno tornare in mente l’hashtag #Sceriffodeldopingamministrativo (anche se è vero che in A1 di malesseri ne emergono meno). Le ultime problematiche venute a galla? Quelle del Palmi dello scorso anno. Club di A2 sparito dalle mappe che ha lasciato qualcosa come più di 30.000 € di debiti verso le sue giocatrici. Con una fideiussione di 35.000 che pare la Lega debba ancora escutere. Quando lo sarà, verrà usata ancora per rimpinguare il bilancio della Lega (che potrà così comprarsi la nuova sede) come fatto ai tempi con quelle di Crema e Modena o ci si ricorderà delle ragazze?