Coppa Italia rosa: Più “bodyguard del distanziamento sociale” ma meno giornalisti di sempre

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Egonu e Lugli

Le giornate della Final Four di Coppa Italia femminile hanno fatto registrare diverse curiosità, stridenti… All’interno del palasport, nella tribuna nascosta alle telecamere, il pubblico di “addetti ai lavori” e “ospiti” era così nutrito da far sembrare l’evento a porte aperte.  Al contrario dell’omologo evento al maschile giocato a Casalecchio a fine gennaio. Quello davvero a porte chiuse.

I BODYGUARD DEL DISTANZIAMENTO – A Rimini l’organizzazione ha ingaggiato i “bodyguard del distanziamento sociale”. Numerosissimi seriosi “man in black” deputati a far sì che le persone non restassero troppo vicine tra loro, soprattutto nelle zone dove si poteva finire per essere ripresi dalle telecamere (testuali parole). Sapete la forma, per il vertice patinato di legadonne, vale più della sostanza.
Utilissimi poi, soprattutto a manifestazione praticamente finita – chissà per quale logica o ordine – hanno ben pensato di manifestarsi con l’intento di allontanare i giornalisti (pochi, pochissimi) dal campo mentre era in corso una tranquilla intervista con Paola Egonu. 

GALEOTTA LA STAGISTA –  Se i “bodyguard del distanziamento sociale” non erano pochi, erano invece nulli i vertici di Legadonne. Mancavano tutti, dal presidentissimo (che manca all’appello da qualche settimana) in giù. Per la struttura meramente operativa la causa è stata la cena del venerdì con una stagista poi risultata positiva ai tamponi rapidi del sabato. Un contatto ravvicinato che ha consigliato/obbligato tutto lo staff di tornarsene a casa e non essere presente nella giornata di domenica, lasciata nelle mani di Mastergroup. 

I MIEI POLLI – Sulla forma e sulla sostanza torno con la vicenda di Lara Lugli. Sin da lunedì corso, siccome “i know my chicken”, avevo pronosticato direttamente alla amica giocatrice, al centro del bailamme mediatico del momento, che la Lega dello Sceriffodeldopingamministrativo l’avrebbe invitata alla Final4 e omaggiata di un mazzo di fiori, naturalmente tutto a favore di telecamere. Vuoi perdere l’occasione di una passerella televisiva seppur in quindici anni di presidenza l’intramontabile Fabris non abbia mai fatto nulla di concreto per il tema maternità/pallavoliste? Detto fatto, solo l’assenza del presidentissimo ha indotto il programma a non omologarsi alla solita recita dei fiori e di finta solidarietà ma utilizzare il “personaggio Lugli” in maniera asettica per la sola premiazione dell’MVP Paola Egonu. 

C’ERA UNA VOLTA LA STAMPA – Ultima curiosità. A iniziare dall’assenza del roseo media partner della legadonne alle altre testate nazionali domenica la tribuna stampa era desolatamente deserta. Nessuna firma di quotidiani sportivi nazionali presenti. Oltre alle tv (Rai per la diretta e Sky per immagini promo degli appuntamenti di Champions League) erano rappresentate appena due testate nazionali oltre a Volleyball.it.  Ripeto, zero quotidiani sportivi (ma anche quasi zero cronisti locali delle due squadre).
Capisco che a questa Legadonne, da sempre autoreferenziale, possa andare bene così ma ai club che spendono milioni di euro la domanda che qualcosa nella gestione alta della comunicazione della lega e nei rapporti con i media ci sia qualcosa che non funziona non è mai venuto in mente?