Dal calcio di Leal al “caso Ngapeth”. Dirigenti e club devono aggiornarsi sulle regole “Social”

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Il caso Ngapeth, perché dal calcio di Leal a Travica quello che mi fa più pensare è la reazione social di Earvin Ngapeth, deve essere un monito per Lega Pallavolo, club e una certa classe dirigente delle società che ancora oggi non sa interpretare l’importanza e incidenza del mondo social.

Il caso Ngapeth è quello in cui un giocatore navigato ed esperto, oltre che fior fior di campione in campo, che tra le 2 e 3 del mattino posta tre foto di un avversario dandogli del “razzista”, del “traditore” e invita il movimento a prendere provvedimenti, ma che poi dopo un lasso di tempo di 15/16 ore cancella i suoi messaggi.

E’ un caso che deve far riflettere i giocatori ma anche il movimento. Nel caso specifico i giocatori che hanno diverse centinaia di migliaia di follower devono sapere che in un momento di tensione accusare o dare – come nel caso in questione – del “razzista” ad un’altro collega (senza alcuna prova tangibile da portare a sostegno della tesi) è pericoloso. E’ pericoloso perché è un momento che tra i 382mila follower ce ne possa essere uno che spinto dal messaggio del proprio idolo cerchi di “punire” l’avversario indicato come “razzista”. Magari dalle tribune di un palasport alla prima occasione possibile.

E’ un caso che deve anche far riflettere le strutture societarie della pallavolo. Capisco che molti degli attuali dirigenti siano di formazione “pre” social, ma resto inequivocabilmente di una idea, ovvero che i club dovrebbero aggiornare i propri dirigenti ai tempi moderni per indurli a mettere serie clausole contrattuali in cui si vieti ai tesserati di postare e comunicare sui propri canali social su questioni legate alla società e a vicende come questa.
Avete letto il regolamento delle squadre nazionali in tema social network? Cari dirigenti di club se non ne avete una idea perché lontani dal mondo social prendete almeno quel regolamento e applicatelo nella vita quotidiana della vostra realtà.

Se un club può decidere di multare un giocatore che per una reazione (peraltro giunta dopo una vittoria) con la susseguente assenza per squalifica rischia solamente di danneggiare gli investimenti della società e il lavoro dei compagni, dovrebbe essere sanzionato anche chi sul proprio social pubblica commenti che possono provocare ulteriori inutili tensioni in ambito lavorativo e magari rendere bollente un palasport. Pasqua o non Pasqua.
Il tutto, a maggior ragione, se poi i post a distanza di qualche ora vengono eliminati (magari su suggerimento di un avvocato) perché privi di fondamento tangibile e dimostrabile.