Due ori così vicini, ma così diversi… Il sospiro di sollievo e l’urlo contro il cielo P.s. i giovani crescono anche (“solo”) allenandosi con i campioni

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Dal 4 al 19 settembre l’Italia della pallavolo ha colto due vittorie azzurre nei Campionati Europei femminili e maschili. Due successi così vicini, ma anche così lontani per effetto, per motivazioni.
Le azzurre che vincono il 4 settembre, gli azzurri che vincono il 19 settembre il doppio Europeo di volley sono un evento quasi unico (in passato ce ‘hanno fatta Serbia e Russia), sono una resurrezione dopo il doppio bagno d’umiltà delle Olimpiadi di Tokyo e il cammino nel deserto che ne è seguito lastricato di dubbi e virulenti processi social.

Due medaglie così vicine ma così lontane nel valore, nel significato: dalla presa nazional popolare dei ragazzi che hanno fatto il botto di ascolti perché hanno sorpreso e appassionato aprendo al meglio il nuovo corso e contemporaneamente rinfrancando chi temeva che il volley azzurro finisse alle colonne d’Ercole Juantorena (elegantemente protagonista di un passaggio di consegne) e Zaytsev (che ai Giochi non è andato nella miglior condizione, anzi… e che probabilmente il passaggio di consegne potrebbe subirlo) , al successo delle ragazze che hanno imposto gioco e carattere, mettendo insieme due settimane di alto livello combattendo anche contro il destino e le avversità che hanno martoriato la squadra prima con l’infortunio di Bosetti in un allenamento pre partenza poi con quello di Sarah Fahr nel bel mezzo del torneo. Il tutto per centrare una vittoria che è sembrata necessaria a lenire il grande dolore, la grande attesa a cinque cerchi disillusa e mettere a tacere tutto il mondo “esterno” che spingeva all’oro olimpico come naturale destinazione del viaggio di quello che invece è e resta un gruppo di ragazzine.

Una doppia vittoria maiuscola ma che nel clamore ha assunto ritorni diversi, quella al femminile è stato un bel cerotto su una grande ferita olimpica, una esperienza negativa dalla quale si è voluto dimostrare che si è tratto subito insegnamento; quello maschile invece è la rinascita, la consapevolezza che giocare bene a pallavolo coralmente fa ancora la differenza e che i giovani ci sono (e i club e i suoi dirigenti di vecchia data – meno stupidi di come qualcuno li dipinge – sanno dove trovarlì: Romanò ad esempio ingaggiato a inizio 2021 da Milano, ben prima dell’exploit europeo) e crescono anche se fanno panchina.

IL SOLLIEVO – L’URLO – L’oro femminile ha avuto la forza di un sospiro di sollievo, l’oro maschile di un gruppo nuovo che nulla ha a che vedere con la storia precedente è un urlo contro il cielo. L’Italia c’è.