Evidenze e necessità… Senza soluzione?

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L’infortunio di Parodi riapre il dibattito calendari

Cari amici di Volleyball.it,

il dilemma è da sempre vivo, lì, in bella mostra, ma irrisolto. Ieri lo ha riportato in auge anche Mauro Berruto. I dilemma è vivo.

Simone Parodi si è “rotto” nel corso di una gara che non valeva nulla e che nulla aveva da dire. Eppure anche senza la tensione di un V-Day l’atleta, il più atteso, amato da tutti (perché le fiammelle che danno speranza ad un movimento che non sta troppo bene alla fine sono e devono essere amate da tutti) ha fatto crack.

Il neo Ct, bravo anche con la penna, ha evidenziato come in gara il rischio è sempre altissimo, soprattutto perché, a suo dire, – se lo abbiamo interpretato bene – si gioca troppo, si riposa malissimo, le rose sono ridotte, non c’è tempo per fare bene lavori in sala pesi e palestra anche di prevenzione, non c’è tempo per allenare le squadre a giocar bene, quindi alla fine si gioca male… E si rischia sempre più spesso di farsi male.

Il crack di Parodi, oltre a dolerci moltissimo per lo stop ad un ragazzo che ha dimostrato di avere un valore aggiunto anche come uomo, prima ancora che come atleta, è un colpo al cuore non solo di un club, Cuneo, ma di un movimento intero perché alla fine la sua assenza potrebbe pesare anche in chiave azzurra.

RIFLESSIONE O DIBATTITO – Urge, globale, una riflessione a cui sono chiamate a convergere le diverse esigenze di Fivb con i suoi squilibri legati a dover far convivere attività ricche e calendari floridi con attività minimali da far crescere, quelle di una Cev con le sue rigide formule di coppe e coppette, mai davvero cresciute, se si esclude la Champions League, che rimane però ancora oggi un trofeo che grava di più di quanto non porti poi nelle casse anche del club vincitore, fino alla nostra attività nazionale, il campionato di A1 (quindi la Lega Pallavolo Serie A), da anni al centro del mirino per la sua lunghezza ma allo stesso tempo “compattezza” in senso temporale. Tante giornate di campionato compresse in pochi mesi di attività frenetica, ma anche esigenze diverse.

COPACABANA E LE FAVELAS – Anche in casa nostra vivono le anime del volley internazionale. Contemporaneamente pare di stare a Ipanema… o Copacabana… Grattacieli in riva all’oceano, alberghi turistici, spiagge, sole, Brasile da cartolina, poi qualche strada più in là, addentrandoci, le favelas… Iper attività ai piani alti e, in contrasto netto, squadre che limitano la propria stagione alla sola regular season: 26 gare, 13 in casa e stop, arrivederci alla prossima annata, in autunno.

UN PO’ DI NUMERI – Guardando a due squadre come Cuneo e Trento tra campionato, coppa Italia, play off, Champions League e, per l’Itas, Mundialito per club, si passa da un totale di minimo 47 gare ad un potenziale  massimo di 54. Per squadre di vertice quindi la media gara/giorni può variare da un massimo di una gara ogni 3,77 giorni o, al minimo, di ogni 4,3 giorni… Come ricorda Berruto poi, c’è da ricordare lo spazio per le trasferte, i viaggi, la vigilia delle gare etc. Un calendario serrato che – inoltre – per i top player mondiali poi deve fare i conti con l’attività internazionale. Allo stesso tempo c’è l’anima del piccolo club da considerare, ovvero di quello che partecipa all’A1 da inizio novembre (prima giornata il 28 ottobre) a fine marzo (ultima di regular season il 3 aprile), ovvero dopo una attività di 162 giorni per 26 gare, con la media di un match ogni 6,23 giorni, il tutto distribuito in soli cinque mesi di attività all’anno.

SOLUZIONE IMPOSSIBILE? – Non è un tema facile da affrontare, anche perché pare che nessuno voglia mai cedere su nulla. La FIVB forse sorda (in passato ai tempi di Acosta l’attività di club non era di fatto riconosciuta, o quasi), CEV sulla difensiva di una attività che andrebbe rinnovata (il calcio, che è il calcio, ha due coppe europee… il volley 3!), Lega Pallavolo e campionati da distribuire, da adattare (meno squadre?), forse da rinnovare, ma sempre costretti ad inseguire e, pare, subire le paturnie altrui. La soluzione non è facile da trovarsi, anche perché il dibattito è aperto da lustri e di soluzioni condivise non ne sono mai state trovate. La ragione sta in tasca un po’ a tutti.

E LA FIPAV? – La Fipav in questo caso può ben poco prendendo solo parte ad attività indette a livello internazionale da Fivb e Cev, certo è che prima o poi qualcuno dovrà fermarsi a trovare una soluzione. Ricordo che anni fa la Federazione avrebbe dovuto farsi portavoce dei malumori dei club a livello internazionale, ma sappiamo che tra Fipav e Lega c’è sempre stato un rapporto di odio-amore che ha portato a poche convergenze e maggiori occasioni di attrito. Sin da allora abbiamo sempre dubitato che i nostri vertici federali volessero scontrarsi con quelli del movimento mondiale per questioni legate al campionato ed ai club. Perché, almeno ai tempi di Acosta, di scontro si sarebbe trattato, essendo nullo lo spazio per la trattativa da parte della federvolley mondiale.

IR-RESPONABILI – Siamo sempre lì. Purtroppo ci troveremo a riparlarne al prossimo infortunio celebre (purtroppo). Perché alla fine il movimento – globale, quello sviluppato in modalità Europea – si lamenta (in Polonia ci sottolineano che alcuni club giocheranno anche 42 gare in una stagione più corta di quella italiana), soffre, ma i primi che dovrebbero mettere un freno a questa situazione sono anche i primi ad essere incapaci di farsi rappresentare come unica entità. Gli atleti primi attori, ultimi ad avere voce in capitolo, anche per mancanza di interesse comune tra loro.

Naturalmente gli auguri a Parodi sono un obbligo. Ciao Simone, ti aspettiamo.