I contratti delle donne… Tra cattiveria, immobilismo e ipocrisia

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Carli Lloyd alla conferenza stampa di Bergamo

Nel weekend parte la stagione di A1 femminile. 12 squadre al via, una ai box. Il torneo è a 13. Come Fabris non l’avrebbe voluto, come Fabris ha dovuto subirlo (capita quando prometti prima a Caserta e a Trento) perché per un Turco che salta, c’è una Trento che ha fatto le cose in regola e ha diritto di essere al via nel massimo campionato, anche se è cambiato il vento… 

Mancherà Carli Lloyd la cui scoperta di essere in dolce attesa la porterà lontano dal campionato. La notizia è diventata un “caso di Stato”, tanto da arrivare là dove nemmeno la “Supercoppa saponata” di Vicenza è riuscita, nel TG1 di prima serata. Solo i titoli mondiali avevano osato tanto. 

Due cose due le voglio dire su questa ragazza che ha dovuto organizzare (insieme al club) una conferenza stampa per “giustificare” uno dei momenti più belli dell’esistenza di un essere umano, la gioia per una nuova vita che arriverà. Una situazione che non dovrebbe mai essere giustificata.

CATTIVERIA E IPOCRISIA

La cattiveria è quella di quei quattro “fifoni da tastiera” che le hanno riservato giudizi e epiteti da invasati veri, da gente che con il motto #ilmiosportèdifferente nulla ha a che fare. Si è letto di tutto, dalla “mancanza di rispetto” di Carli verso il club costretto a tornare sul mercato, ad una sua presunta “errata programmazione della gravidanza” a “quella è la porta”… Commenti spropositati, magari di quegli stessi che appena quattro anni fa a Montichiari, dopo la Champions League vinta dalla allora Pomì, la celebravano e festeggiavano.  Una cattiveria che però è stata stigmatizzata dai club ufficiali della tifoseria “rosa” e disapprovata anche dalla società che – sotto l’aspetto meramente sportivo – ora sarà costretta a rivedere i piani tecnico stagionali a pochi giorni dall’avvio della stagione.

Lloyd miglior palleggiatore della Champions League 2016 vinta con la Pomì

L’ipocrisia è invece il tasto più dolente. L’affrontare solo oggi il tema della gravidanza delle giocatrici e lo “scoprire” solo ora che i contratti delle atlete con status da dilettanti sono carta straccia nel caso di interruzione del rapporto di collaborazione è ipocrita. E’, purtroppo, così dalla notte dei tempi, scoprirlo ora è una posizione plastica, di facciata. L’indignazione sui media per lo status di dilettante delle atlete o i mazzi di fiori consegnati in favore di telecamera mentre altre atlete nel recente passato se ne sono andate quasi alla chetichella dal nostro campionato senza che #Sceriffi e media dicessero nulla, è solo ipocrisia acchiappa clic e acchiappa applausi.   

NON E’ ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Lo sapeva anche la statunitense Carli Lloyd nell’aprire il tema contrattuale definendolo “carta straccia”, per lei la traduzione in italiano più chiara e diretta. Quando ha firmato l’ennesimo contratto della sua carriera, sapeva i vincoli che andava a sottoscrivere. E’ atleta di lungo corso, dipingerla come Alice che si sveglia nel paese delle meraviglie è offensivo anche nei confronti della sua intelligenza e della professionalità del suo agente. 

SI PUO’ FARE?

Non dico che questa situazione sia giusta, ma è lo stato giuridico del contratto da dilettante. E’ una questione spinosa da risolvere che, come per tutte le contese legate alle contrattualistiche della pallavolo si scontrano però anche con le diverse entità dei contratti delle atlete e con la realtà. Ognuna per se, ognuna con la personale valorizzazione delle proprie qualità sportive… 

Massimo Boselli Botturi e Carli Lloyd alla conferenza stampa

La prima domanda è questa: nel nostro movimento quanti club di A1 femminile potrebbero offrire alle atlete italiane e straniere gli stessi contratti attualmente in essere al netto delle tasse e trattenute necessarie per garantire anche la “maternità” ovvero lo stipendio a fronte di una interruzione dell’attività agonistica per gravidanza? Oggi come oggi forse nessuno, sarebbe un raddoppio dei costi, di fatto un passaggio al professionismo che farebbe abbassare il netto degli ingaggi perché parte di questi sarebbero destinati – come spiegava ieri Boselli Botturi, presidente della VBC – “all’Istituto di Previdenza, una parte allo Stato, una parte all’Inail per gli infortuni”.

La seconda domanda è questa: Quante atlete straniere sin qui allettate da ricchi contratti offerti dai club italiani accetterebbero di venire in Italia se gli accordi fossero “professionistici” con annessa riduzione del compenso in cambio delle garanzie? 

La terza domanda è questa: Quante italiane di primissimo livello accetterebbero di restare nel nostro campionato a fronte delle super offerte “nette” di altri campionati?

FELICITAZIONI

Detto questo auguriamo a Carli le cose più belle, una felice gravidanza e felice vita sua e del compagno Riley Mckibbin oltre che della nuova creatura in arrivo, aspettandola ancora sui campi di gioco del nostro campionato che, anche grazie a lei, si è fregiato in questi anni del titolo di più bel torneo per club a livello mondiale.