Il nuovo procedimento di reclamo avverso….

Il nuovo procedimento di reclamo avverso l’omologa del risultato di gara

==

foto

di Francesco Zoli
====

Nonostante molte discipline sportive si stiano sempre più affidando all’uso della tecnologia, si ritiene pressoché impossibile pensare di poter assistere ad una partita/gara “diretta” dagli arbitri/giudici di gara in maniera assolutamente perfetta. Fino a quando si darà la possibilità ad esseri umani di arbitrare o giudicare, si dovrà sempre “tollerare” il cd. margine di errore, in quanto, come ben noto, errare è umano.

Le Federazioni Nazionali Sportive affiliate al CONI prevedono nei loro regolamenti appositi istituti atti a fornire – in determinati casi – strumenti per tutelare gli atleti e/o sodalizi che hanno subito un determinato tipo di pregiudizio a seguito di una errata decisione arbitrale.

La FIPAV, al pari di tutte le altre federazioni, ha recentemente modificato i propri regolamenti per adeguarsi alla riforma della giustizia del CONI ([url=http://www.volleyball.it/blog.asp?b=42&m=41974&s=118||La riforma della giustizia del Coni 2014 – Approvati e già in vigore i nuovi regolamenti FIPAV»[/url]) e, nel fare ciò, ha “emendato” alcuni dei propri istituti. Tra quelli che sono stati maggiormente e significativamente cambiati, si annovera il reclamo avverso l’omologa di gara.

Preliminarmente, ciò che prima veniva denominato «Reclamo delle squadre», oggi viene definito «Istanza avverso il risultato di gara», che non si propone più al “vecchio” Giudice Unico, ma al nuovo Giudice Sportivo (Nazionale o Territoriale). L’art. 23 del nuovo Regolamento Giurisdizionale prevede che l’istanza può essere proposta «dalla sola società che si ritenga danneggiata e la cui squadra abbia partecipato alla gara». Tale disposizione ha introdotto il concetto di «danno» in sostituzione del vecchio e tanto dibattuto concreto interesse (il precedente regolamento all’art. 67 disponeva che «Avverso l’omologa di una gara può essere proposto reclamo, in via preventiva, da parte di una delle squadre e sempre che sussista un concreto interesse…»), che non di rado creava problematiche (in primis, di tipo interpretativo).

Per ciò che concerne la fase iniziale del procedimento, non si registrano cambiamenti degni di nota, in quanto viene sempre previsto (art. 23 del Regolamento Giurisdizionale) che «A pena di inammissibilità, l’istanza deve essere preannunciata dal capitano della squadra al primo arbitro, verbalmente, al momento del verificarsi del fatto che dà luogo alla contestazione. Il primo arbitro è tenuto ad annotare immediatamente il preannuncio nel referto ed il capitano della squadra ha diritto di accertare l’avvenuta annotazione. In difetto di questa annotazione il reclamo è inammissibile». Anche il secondo “step” risulta invariato, considerato che, sempre a pena di inammissibilità, «entro quindici minuti dalla conclusione della gara, l’istanza deve essere confermata per iscritto dal capitano o da un dirigente del sodalizio al primo arbitro». Come in passato, l’istanza sarà ritenuta inammissibile se la squadra non ha portato a termine la partita per ritiro dal terreno di gioco.

Il primo vero cambiamento “procedurale” si riscontra nello “step” successivo, in cui l’istante, per inoltrare l’istanza – unitamente ai motivi, di cui si dirà – all’affiliato avversario e al Giudice Sportivo competente, avrà “solo” ventiquattro ore – e non più le canoniche ventiquattro ore del giorno feriale immediatamente successivo – dalla conclusione della gara. In alcuni casi, la differenza si avvertirà.

Sempre a livello procedurale, si segnala che con la nuova regolamentazione il Giudice Sportivo deve emettere la decisione «senza indugio e comunque prima della disputa di gare del turno successivo» (art. 24 del Regolamento Giurisdizionale) e, in caso di impedimento, dovrà – tramite la apposita Segreteria – comunicare agli interessati la data in cui intende assumere la pronuncia. Inoltre, in caso di espressa richiesta dell’istante, il giudice potrà adottare ogni provvedimento idoneo a preservarne provvisoriamente gli interessi.

La eventuale impugnazione della decisione non dovrà più essere proposta alla Commissione d’Appello Federale (CAF), ma alla Corte Sportiva di Appello, mediante il nuovo «Reclamo d’urgenza». Tale reclamo presenta termini molto ridotti rispetto al vecchio appello presso la CAF, visto che la pronuncia della decisione di secondo grado dovrà avvenire «entro le ore 24.00 del giorno prima rispetto a quello di svolgimento della gara successiva a quella alla quale si riferiscono i provvedimenti assunti nella pronuncia impugnata». Si tratta di una vera e propria rivoluzione… in melius (!).

Non da meno è la modifica “sostanziale” apportata ai motivi dell’istanza.

Piccola premessa. Il vecchio Regolamento Giurisdizionale prevedeva all’art. 68 che «Con il reclamo possono essere fatti valere tutti i motivi che secondo i Regolamenti della FIPAV o le Regole di Gioco impediscono l’omologa della gara con il risultato verificatosi nel campo. Non possono essere fatti valere presunti errori tecnici degli arbitri». L’ultimo comma ha creato negli anni non pochi problemi, sia perché non di rado la linea di confine tra violazione dei regolamenti e presunti errori tecnici (ad esempio, anche palla dentro o fuori) è risultata incerta, sia per il susseguirsi di contrastanti decisioni da parte dei giudici federali. Tra queste, si riporta il caso “Quasar Massa Versilia – Marcegaglia Ravenna” del 2010, avente ad oggetto un presunto fallo di rotazione. Risultò alquanto paradossale il fatto che mentre il GUF (Giudice Unico Federale) ricondusse tale motivo tra i cd. presunti errori tecnici, con conseguente rigetto del reclamo in quanto improponibile ai sensi dell’art. 68.2 del vecchio Regolamento Giurisdizionale, la CAF – per i motivi espressi nel C.U. n. 31 del 22.03.2010 – accolse il ricorso in appello della reclamante, creando, all’epoca, un pericoloso “precedente”.

Premesso ciò, nel nuovo Regolamento Giurisdizionale viene eliminato in toto il secondo comma del vecchio art. 68, con conseguente sparizione di qualsiasi richiamo ai presunti errori tecnici. Tale cambiamento, se da un lato “risolve” un’annosa problematica (soprattutto interpretativa), dall’altro potrebbe crearne una nuova, ossia una possibile apertura all’ammissibilità di numerosi ricorsi, che, in caso di accoglimento, potrebbero “intasare” l’attività giurisdizionale FIPAV. Tuttavia, risulta necessario evidenziare che la riforma della giustizia non ha intaccato un principio che in passato ha “tamponato” numerosi reclami da parte dei sodalizi, scongiurando – anche in considerazione dei lunghissimi termini entro i quali i giudici dovevano emettere le proprie decisioni – lo slittamento di numerose partite in caso di accoglimento delle doglianze. Si tratta del principio di effettività, che, seppur non esplicitamente codificato, prevede che il motivo del reclamo debba avere una effettiva incidenza sul risultato della gara, in modo da poter considerare il sodalizio reclamante “danneggiato”. Al riguardo si ricordano le decisioni del GUF e della CAF sul reclamo presentato dalla Copra Elior Piacenza avverso la violazione della regola di gioco 19.4.2.2. in occasione del quarto set di gara 5 della semifinale Play Off Scudetto 2014. Nonostante sia l’arbitro che i giudici federali avessero confermato la violazione di tale regola, il reclamo e il successivo appello furono respinti in quanto la reclamante «non aveva tratto svantaggio alcuno dalla errata decisione arbitrale», con conseguente inesistenza del requisito del «concreto interesse» precedentemente richiesto (oggi sostituito dal «danno», ex art. art. 23.1 del Regolamento Giurisdizionale).