Il recupero del credito per tesserati FIPAV

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di Francesco Zoli
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Al giorno d’oggi le associazioni e le società pallavolistiche dispongono di un lievissimo margine di errore nella pianificazione dell’attività sportiva, considerato che gli sponsor – loro principale risorsa economica – spesso si trovano nelle condizioni di ridimensionare, o addirittura sospendere, il pagamento di quanto pattuito a titolo di sponsorizzazione e/o pubblicità.

La crisi economica, accompagnata da alcune scelte discutibili da parte dei sodalizi sportivi, ha fatto sì che in questi ultimi anni molti tesserati si siano spesso trovati a dover effettuare le proprie prestazioni senza ricevere i rispettivi compensi entro i termini pattuiti con le associazioni/società di tesseramento. Sul tesserato incombe così la difficile scelta di decidere se agire o meno, visto che l’azione di recupero del credito a volte rischia di essere “antieconomica” per il creditore.

Occorre ancora una volta evidenziare che lo Statuto FIPAV qualifica l’attività pallavolistica in Italia come dilettantistica «o comunque non professionistica», non distinguendo lo “status sportivo” del giocatore di Serie A da quello delle serie inferiori. Ai fini della normativa sportiva è da considerarsi quindi dilettante tanto il giocatore della massima serie, che riceve un compenso annuale pari ad esempio a 300.000,00 Euro, quanto il giocatore di Serie C, che pratica la disciplina per diletto. Inoltre, nessuna carta federale prevede una clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie economiche tra tesserati e affiliati (le associazioni e le società sportive), con l’inevitabile conseguenza – ai sensi della legge 280/2003 – che il ricorso alla giustizia ordinaria costituisce la regola e non l’eccezione, contrariamente a quanto accadeva – fino alla fine degli anni novanta – quando il Regolamento Giurisdizionale prevedeva l’esistenza di un Collegio Arbitrale ad hoc endofederale.

Per quanto riguarda i c.d. “professionisti di fatto”, la Lega Pallavolo Serie A e la Lega Pallavolo Femminile Serie A hanno istituito da tempo al loro interno le Camere di Conciliazione (una per Lega), organi stragiudiziali che i tesserati e le tesserate di Serie A possono – ripeto, possono, non devono – adire al fine di trovare un accordo con le rispettive società debitrici. Si tratta di un procedimento facoltativo “interno” che, in caso di accordo tra le parti e di successivo adempimento da parte della società debitrice del verbale di conciliazione, evita lo sfociare della controversia in un contenzioso giudiziario. Tali “meccanismi” stragiudiziali sono quindi facoltativi, potendo i tesserati “scavalcarli” e agire direttamente in via giudiziale senza incorrere in sanzioni (a differenza di quanto accade in altre Federazioni). Ciò che le Leghe prevedono invece come tassativo è l’obbligo per i club di depositare – entro determinate scadenze previste da ciascuna Lega – le dichiarazioni attestanti le percentuali dei compensi erogati in favore dei tesserati, con pesanti sanzioni in caso di mancato saldo – sempre entro determinate scadenze – da parte dei sodalizi debitori. Tali regole, che ogni anno vengono pubblicate nei regolamenti di ammissione ai campionati di Serie A (per il 2014/2015, ne è stato pubblicato uno per la Superlega, uno per la Serie A2 Maschile e uno per le serie A femminili), prevedono inoltre in favore dei tesserati creditori una sorta di azione stragiudiziale consistente nel semplice invio – alla rispettiva Lega di appartenenza – di una «lettera informativa» per denunciare l’inadempimento contrattuale da parte del proprio club debitore. Tale azione, in caso di prolungato inadempimento da parte del debitore, può portare anche alla completa escussione della garanzia finanziaria depositata – ai fini dell’iscrizione – dal club all’inizio della stagione sportiva.

Si tratta sempre di una azione che il tesserato è libero di esercitare o meno, non precludendo (non è prevista alcuna sanzione sportiva) in alcun modo il ricorso diretto alla giustizia ordinaria.

Per i tesserati dalla Serie B in giù, invece, non è prevista alcuna “tutela”, in quanto le società e associazioni sportive militanti in tali campionati non “rischiano” alcuna specifica sanzione da parte degli organi giurisdizionali sportivi in caso di inadempimento agli obblighi economici previsti dai rispettivi contratti con giocatori/allenatori/fisioterapisti/ecc… Giova tuttavia evidenziare che nei campionati di serie B esistono non pochi soggetti per i quali la pallavolo è un lavoro, potendo in alcuni casi essere così qualificati come professionisti di fatto (al pari dei “colleghi” di Serie A).

Se i rimedi di cui sopra non conducono ad alcunché o, ad esempio, il club debitore non è disposto a sottoscrivere un accordo (ad esempio, accordandosi su un pagamento dilazionato del debito senza brevi scadenze), il tesserato si trova nella condizione di prendere una decisione: fermarsi o proseguire. Se opta per la seconda opzione, ossia quella giudiziale, il tesserato dovrà tenere conto della recente introduzione nel nostro Ordinamento – per mezzo del Decreto Legge n. 132/2014 recante «Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile», convertito con modificazioni in Legge n. 162/2014 – della negoziazione assistita, nuova procedura che, per determinate materie, prevede l’obbligatorio esperimento – prima di poter adire i giudici statali – di un tentativo di accordo stragiudiziale ad hoc (cd. convenzione di negoziazione assistita). In virtù della nuova normativa, il creditore di una somma compresa tra Euro 1.100,01 e Euro 50.000,00 dovrà invitare – per iscritto – il debitore a sottoscrivere una convenzione di negoziazione assistita tesa, con l’assistenza dei rispettivi avvocati, a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia. L’introduzione di tale nuovo strumento, oltre ad un ulteriore esborso per il ricorrente, comporterà un allungamento della procedura del recupero credito di almeno 30 giorni, periodo a seguito del quale, in caso di mancata o negativa risposta del debitore, il creditore potrà così finalmente “varcare” l’aula del tribunale. Giova tuttavia evidenziare che se il creditore intende agire mediante ricorso per decreto ingiuntivo, potrà legittimamente adire direttamente l’Autorità Giudiziaria “scavalcando” lo step della negoziazione assistita (art. 3.3, lett. A del Decreto citato). Questo tipo di ricorso risulta uno dei “mezzi” più appropriati per il recupero del credito sportivo, dovendo il ricorrente “solamente” dimostrare di essere titolare di un credito liquido, certo ed esigibile fondato su prova scritta (l’accordo sottoscritto con il club debitore).

Riguardo agli altri “mezzi” previsti dall’Ordinamento Giuridico, si ricorda che il tesserato-creditore potrà ricorrere dinnanzi al Giudice del Lavoro qualificandosi quale lavoratore autonomo o, in extrema ratio, parasubordinato. Tuttavia, si ritiene necessario sottolineare che l’efficacia di questo tipo di ricorso dipenderà strettamente dal contenuto dell’accordo sottoscritto con il club e dalle modalità in cui la prestazione del tesserato è stata in concreto esperita, tenendo conto che sia la normativa sportiva che quella fiscale di certo non “aiutano” a qualificare il dilettantismo oneroso quale forma di lavoro. Inoltre, si evidenzia che la giurisprudenza nazionale (a differenza di quella comunitaria, per i motivi descritti nel [url=http://www.volleyball.it/blog.asp?b=42&m=42036&s=118||precedente articolo[/url]) non è ricca di sentenze in cui il giudice riconosce il dilettante come lavoratore.

Detto ciò, considerato che lo sfociare della controversia dinnanzi ad un organo della giustizia statale risulta una sconfitta per l’intero sistema sportivo, si ritiene che la Federazione debba introdurre all’interno del proprio statuto una clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie economiche tra tesserati ed affiliati, con procedure (non dimenticando le rispettive deleghe alle Leghe di Serie A) e costi diversi a seconda della serie in cui militano le parti. L’ingresso nella carta federale di tale clausola comporterebbe non solo l’obbligo a carico di tutti i tesserati di ricorrere in prima istanza solo ed esclusivamente ad un collegio arbitrale endofederale, ma anche la previsione di adeguate sanzioni (fino alla revoca dell’affiliazione) per la mancata esecuzione del lodo arbitrale.