Istruzioni per vincere: La gestione del time out: 5 errori da evitare

Durante la partita di pallavolo l’allenatore ha un ruolo che spazia su più fronti.

L’allenatore deve gestire situazioni, motivare, contribuire a risolvere i problemi che si possono verificare, fornire soluzioni tattiche, dare supporto, offrire un punto di vista esterno di ciò che accade in campo, spronare i giocatori, aiutarli a ritrovare la concentrazione, interrompere un mood negativo. E così via.

I momenti in cui interviene con più incidenza nei confronti del team sono principalmente due: la riunione pre-partita e i time out.

Hai poco tempo, vuoi essere incisivo, vuoi che il tuo intervento influenzi e guidi in modo utile il team.

Ci sono degli errori da evitare per rendere il tuo intervento più efficace.

Eccone 5, con relative soluzioni.

  1. Evita di comunicare in modo incongruente. Ovvero dici una cosa a parole, ma il tuo corpo e la tua voce dicono il contrario.

Ad esempio “Ragazze ci siamo allenate bene, dobbiamo credere nelle nostre possibilità! Possiamo batterle” detto con occhi bassi, tono di voce spento, postura poco determinata. Questa è una comunicazione incongruente, e ciò che dici, cioè il tuo contenuto, passa in secondo piano se non supportato dalla tua comunicazione non verbale (il corpo) e dalla comunicazione para-verbale (tono di voce, velocità, ritmo, pause…)

Cosa fare: parole, voce e corpo devono dire la stessa cosa. Devono essere allineati e coerenti tra loro. Non è importante solo cosa dici (parole), ma soprattutto come lo dici (voce e corpo). Per essere congruente accertati di star vivendo l’emozione di ciò che racconti. Vuoi trasferire grinta, sii grintoso; vuoi trasferire calma, sii calmo. E poi presta maggiore attenzione al tono, alla postura, alla gestualità, al contatto visivo, alle espressioni facciali e ai tuoi movimenti.

Ti suggerisco di registrarti per poter ascoltare con attenzione la tua voce e di fare qualche prova allo specchio per monitorare la tua gestualità e postura.

2. Evita di dire cosa NON vuoi.

“Non sbagliamo la battuta dopo un ace!”,

“Non voglio che il muro resti aperto con quel giocatore!”,

“Abbiamo già visto cosa fa il palleggiatore in quella situazione: non perdiamo la concentrazione!”. L’immagine che la mente del tuo giocatore crea dopo un “non”, è esattamente ciò che vuoi evitare che faccia (Approfondisci qui https://www.volleyball.it/blog/istruzioni-per-vincere-non-sbagliare/). Facendoglielo vedere gli complichi la vita, perché lo obblighi a fare un processo in più: ”Ah, mi ha detto di NON fare questa cosa”.

Cosa fare: comunica ai tuoi atleti direttamente quello che vuoi che facciano

“Facciamo una buona battuta dopo l’ace! / Battiamo in zona di conflitto dopo l’ace! / Mettiamo la palla in campo!”,

“Chiudiamo il muro con quel giocatore, anticipa leggermente l’uscita! / Chiudiamo il muro con quel giocatore, mettiti in una posizione in cui sei pronta in modo da muoverti veloce!”,

“Abbiamo già visto cosa fa il palleggiatore in quella situazione: vi voglio svegli e concentrati!”

3. Evita le domande “perché?”.

“Ragazzi perché stiamo giocando con questo atteggiamento?”,

“Perché hai fatto quella scelta?”,

“Perché hai sbagliato?”.

Le domande hanno il grande vantaggio di riuscire a spostare il focus mentale. Se usate in modo inconsapevole spostano l’attenzione dell’atleta esattamente dove non vogliamo che vada. Le domande perché sono rischiose soprattutto in un contesto di gara. La domanda perché posta al nostro atleta lo spinge necessariamente a focalizzarsi sul problema o sull’errore invece di pensare a come risolvere la questione.

Cosa fare: utilizza domande come o cosa.

“Come puoi fare meglio il prossimo punto?”

“Come puoi fare una scelta più decisa alla prossima occasione?”

“Cosa potresti fare di diverso?”

Le domande come o cosa – potenti con gli altri, potentissime con te stesso – focalizzano l’atleta sulle soluzioni possibili. Di fronte a qualsiasi tipo di sfida, le domande come o cosa aprono nella mente una serie di risposte che coincidono con le soluzioni che possiamo applicare a quelle situazioni.

Ricorda che il nostro cervello trova sempre una risposta alle domande che gli facciamo e che poniamo ad altri, quindi sceglile con attenzione!

4. Evita di essere così arrabbiato da perdere le staffe.

Arrabbiarsi è utile, necessario, funzionale. Quando ti sfugge il controllo delle emozioni però non sei più d’aiuto ai tuoi ragazzi, potresti perdere leadership nei loro confronti e soprattutto rischi di perdere la lucidità necessaria a prendere buone decisioni.

Cosa fare: fai l’arrabbiato.

Urlare non significa farsi ascoltare, urlare ti farà apparire come un allenatore fuori controllo che non sa gestire le proprie emozioni. Calmati, e per farlo respira, poi utilizza il tuo tono di voce in modo che risulti arrabbiato e seccato. Fai l’arrabbiato, ma senza esserlo dentro.

5, Evita di bombardarli di informazioni.

Il nostro cervello può processare in modo efficace da 5 a 9 informazioni sensoriali al secondo tra cui devi considerare informazioni tattiche, tecniche, fisiche … se tu gli dai troppi input, fisiologicamente il tuo atleta non potrà metterli in pratica.

Cosa fare: Concentra il tuo intervento su massimo due punti importanti sui quali vuoi che si focalizzino. Togli, sottrai, metti a fuoco: sarai più incisivo. Ricorda: Lessi is more.

Per ottenere gli strumenti per migliorare la tua comunicazione da allenatore ti aspetto in aula il 15 luglio, per una giornata di allenamento mentale.

Le info qui: http://sport.ekis.it/allenatore/?f1=gmo

Mi trovi per ogni feedback e curiosità a giulia@giuliamomoli.com

Buon allenamento,

Giulia