Istruzioni per vincere, si parte…

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Da sportivo e appassionato di sport non ho potuto fare a meno di notare il crescente interesse verso la figura del mental coach, professionista in grado di aiutare le persone ad ottenere il meglio da loro stesse e dalle proprie prestazioni.

Conosco di persona atleti e allenatori che già da anni si avvalgono di questa figura per risolvere problematiche legate alla gestione dello stato d’animo prima e durante le partite o legate al frequente ed evidente problema di comunicazione tra tutti gli elementi che compongono il team: società, staff e atleti.

Ho dunque deciso di approfondire l’argomento e dedicare uno spazio specifico all’interno del portale per questo interessante argomento, pensando così di dare un ulteriore valore aggiunto a tutti voi amanti della pallavolo.

Come in tutte le professioni, esistono offerte di ogni genere, dalla persona molto qualificata al neofita magari improvvisato: ecco perché ho scelto accuratamente l’azienda e le persone migliori in questo campo.

Giulia Momoli, che tutti conoscete per i grandi risultati ottenuti nel mondo del beach volley, è oggi un’apprezzata e talentuosa mental coach certificata di Ekis, azienda appunto specializzata in formazione e coaching sportivo.

Atlete del calibro di Piccinini, Ortolani, Calloni, Ozsoy… sono solo alcune delle professioniste che sono state affiancate da un mental coach Ekis.

Inizia quindi oggi una nuova rubrica dal titolo “Istruzioni per vincere” in cui la stessa Giulia ci accompagnerà a scoprire più in profondità questo affascinante mondo, con esempi pratici, storie e strumenti che potrete sperimentare e utilizzare fin da subito divertendovi nel vedere quanto possano funzionare.

Benvenuta Giulia.

Luca Muzzioli

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di Giulia Momoli

Ciao, bentrovati!

È un grande piacere per me essere tornata a scrivere su Volleyball.it

Stavolta non vestirò i panni dell’atleta che condivide le proprie avventure sportive, ma avrò il ruolo del mental coach. Da qualche anno mi sono specializzata nel coaching sportivo perché lo sport è il mondo da cui provengo e che più amo: poter portare gli atleti a vincere nella loro disciplina e nella vita e a realizzare i loro sogni/obiettivi con gioia, è diventata una meravigliosa missione per me.

Ho scelto il coaching per due motivi: il primo perché è uno strumento che ho toccato con mano e che ho utilizzato in prima persona durante il periodo del mio infortunio. Sembravo giunta a fine carriera, invece il lavoro svolto con il mio mental coach (accostato naturalmente allo staff medico e di riabilitazione) mi ha permesso di tornare in campo per vincere ancora, più solida e motivata che mai. Il secondo motivo che mi ha affascinata, è che il coaching è uno strumento davvero pratico e ti permette di vedere fin da subito il risultato del tuo lavoro.

Ma chi è un coach?

Un coach è una risorsa che riesce a semplificare la vita degli atleti, che ti guida a trasformare il tuo talento e gli allenamenti a cui ti sottoponi, in atteggiamenti e comportamenti in grado di esprimere il meglio di te e della tua squadra nei momenti importanti. Attraverso l’allenamento delle dinamiche mentali, emotive e relazionali (tanto quanto si allenano i colpi, le tattiche e i gesti squisitamente tecnici) il lavoro di un coach consiste nel far crescere la persona e metterla in condizioni di essere consapevole, autonoma, solida. Permette all’atleta/allenatore di sfruttare tutto il potenziale di cui dispone.

L’obiettivo di questa rubrica è quello di approfondire la parte mentale che caratterizza ogni performance, perché è sempre più evidente quanto sia importante utilizzare la propria mente come acceleratore di risultati e non come freno (come purtroppo spesso capita). Considerami il tuo coach virtuale, dal quale prendere spunti, osservazioni utili e strumenti pratici da applicare fin da subito in palestra, o all’aria aperta per i beachers.

Prendo spunto da un’esperienza diretta per spiegarti esattamente a che cosa mi riferisco.

Tra i vari appuntamenti sportivi di questi ultimi 10 anni di carriera, io e Daniela (Gioria) abbiamo lottato per qualificarci alle olimpiadi di Londra 2012, sfiorando il nostro sogno più grande.

Ricordo quel torneo, la finale della World Cup a Mosca, ultima tappa utile per qualificarci, come una delle più belle esperienze sportive di sempre. Io e Daniela eravamo davvero focalizzate, centrate verso l’obiettivo, determinate e unite, e abbiamo espresso un ottimo beach volley. Fino al momento in cui le cose hanno iniziato a non funzionare.

E, ovviamente, quel momento è arrivato nella partita decisiva per la nostra qualificazione. Avevamo giocato alla grande ogni gara di quel torneo, sapendo che se avessimo fallito il torneo, sarebbe finito tutto: ogni partita era la partita più importante, la pressione altissima, la posta in palio davvero preziosa, la qualità di ogni azione una continua ricerca di eccellenza ed efficacia.

Ti è mai capitato di iniziare a giocare bene, di essere nel mood giusto, ogni cosa procede alla perfezione e ogni palla che tocchi si trasforma in oro? …poi accade qualcosa e tutto cambia: il campo diventa più piccolo, il muro avversario sembra insormontabile, il tuo colpo forte sembra non venirti più con quella naturale facilità… e la tua sicurezza inizia a vacillare… all’avversario risulta semplice fare il punto mentre tu per realizzarne uno devi fare appello a tantissima energia. Ecco: io mi sono trovata esattamente in quella condizione.

Tecnicamente mi sentivo preparata, avevo lavorato tanto e su ogni dettaglio; tatticamente la partita era pronta perché sia noi che lo staff avevamo dati molto precisi sulle due giocatrici olandesi e sapevamo esattamente cosa fare; fisicamente ero in forma e anche qui venivo da un programma dettagliato di lavoro… allora, che cosa non ha funzionato?

In questo ipotetico triangolo della prestazione ottimale i primi due lati conosciuti da tutti sono composti dalla parte tecnico-tattica e dalla parte fisica. Il terzo lato è quel fattore “invisibile” che rappresenta, appunto, la parte mentale.

Che cosa significa? Una buona descrizione la diede, nel 1974, Tim Gallwey, pioniere del coaching e inventore dell’inner game. Tim pubblica il libro “The inner game of tennis”, nel quale identifica che, parallelamente al gioco che si svolge esternamente sul campo, ne esiste uno ancora più importante che si svolge nella mente dell’atleta.

“L’avversario che esiste nella nostra mente” dice Tim, “è molto più forte di quello che esiste nella realtà, al di là della rete”.

In base a come giochi il gioco interiore influenzi in maniera efficace e importante il gioco esteriore, indipendentemente dalle abilità e dalle potenzialità che hai come atleta.

“Perché non metto giù la palla?” “Cosa è cambiato?” “Non riesco a vedere il campo!”, “Leggono bene i miei colpi” “Loro sono rientrate in partita”…

Questi sono alcuni degli esempi di frasi evidentemente depotenzianti che stavano girando all’impazzata nella mia mente in quel momento. E io non ne avevo il controllo. Da lì, a catena, nervosismo, incertezza, lo scollamento con la compagna…

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Attenzione: mi ero anche preparata ad avere l’atteggiamento giusto, avevo esperienza, avevo letto tanto su come approcciare in modo ottimale la gara sempre in modo autonomo. Ma non avevo consapevolezza delle mie strategie, non avevo un piano mentale per affrontare l’imprevisto. È un po’ come leggere la spiegazione di come fare lo squat e poi andarlo a fare in palestra con il preparatore. C’è una notevole differenza, non credi?

E una “dinamica” semplice come questa può costare una qualificazione olimpica.

Fu proprio l’elaborazione di questo episodio che mi spinse a dedicarmi allo studio degli aspetti mentali che possono fare una differenza drastica nella vita di ogni sportivo professionista.

Con questa rubrica voglio condividere con voi i risultati di questa mia ricerca iniziata quasi 4 anni fa (e ancora in corso), accanto ad alcuni tra i professionisti più riconosciti nel campo del coaching italiano ed internazionale.

Sono certa che questa collaborazione con Volleyball.it permetterà a me di condividere le strategie che ho imparato e a voi, se vorrete, di applicarle e vedere migliorare i vostri risultati sportivi (e anche personali).

A presto.

Giulia