Istruzioni per vincere – Team Building: le 5 regole per la convivenza nel team

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Giulia Momoli
Giulia Momoli

Non esiste la ricetta di una perfetta comunicazione all’interno del team, ma ci sono alcune regole di condotta chiare e super efficaci che possono aiutare una squadra a stringere le maglie e ad avere la giusta energia nel suo percorso verso l’eccellenza.

Il mio vissuto come giocatrice mi ha insegnato moltissimo sulla convivenza nella squadra, sia su cosa è utile fare, sia su cosa è davvero controproducente, tanto che ho avuto la fortuna di imparare dai miei clamorosi errori, elaborandoli ed estraendone strategie vincenti.

Il mio lavoro come mental coach Ekis che opera con team sportivi e aziendali, coniugato alla mia esperienza da atleta in squadre di pallavolo e in coppie di beach volley, mi ha portato quindi ad evidenziare i 5 fattori chiave che rendono più trasparente ed efficace l’iterazione dei membri di un gruppo vincente.

Oggi li condivido con te con l’invito a sperimentarli e a farmi sapere che cosa ne pensi!

Pomi---ekis1. Cura il tuo modo di dire le cose.

Quando vuoi dare un feedback ad un tuo compagno, o commentare una situazione, o dargli uno spunto, o confrontarti con un membro dello staff, presta attenzione oltre al contenuto e ai concetti che vuoi esprimere, anche alla modalità con cui lo fai.

Troppo spesso diciamo le cose giuste in “malo modo”, quindi il nostro interlocutore si chiude, si impermalosisce, risulta ferito, e il messaggio non arriva chiaro e pulito come in origine doveva essere, nonostante le nostre intenzioni siano le più costruttive possibili.

I fattori che influenzano il tuo “modo di comunicare” appartengono all’uso della voce e sono: il volume con cui parli, il ritmo, la velocità, l’intensità, e le pause. Assumere maggior consapevolezza e controllo di questi elementi renderà il tuo modo di comunicare più carismatico e interessante.

Ricorda che questi pochi parametri svolgono un’azione importantissima, ovvero trasmettono l’emozione della tua comunicazione. Focalizzati quindi sull’esprimere la tua passione mentre parli e a trasferire coerenza rispetto i concetti che vuoi manifestare al tuo compagno / allenatore.

2. Affronta i conflitti!

Non esistono team che vivono senza imbattersi nei conflitti, nei problemi e nei momenti difficili. Spesso questa è una condizione nella quale si ha paura di precipitare, e ognuno tende a trattenere le proprie opinioni e dubbi piuttosto di manifestarli. Il dialogo, la condivisione e l’esposizione sono parte integrante del lavoro del team e consentono di chiarire le situazioni, di evolversi ad un livello superiore di consapevolezza e conoscenza, e di costruire fondamenta solide, favorendo un atteggiamento comune di ricerca di soluzioni.

Non temere di esplicitare le tensioni nel tuo team e di portarle alla luce, perché parlando e guardando in faccia le questioni, esse vengono ridimensionate, risolte e attivano tra i suoi componenti ottime strategie di miglioramento e reciproco aiuto. (Ricorda di curare il modo, vedi punto 1.)

3. Vietato parlare degli assenti

Abitudine difficile anche (o soprattutto?!) nei club di professionisti, me ne rendo conto, ma non impossibile. Quello di chiacchierare su un giocatore/compagno/ membro dello staff assente alla conversazione della sua prestazione, delle sue abitudini, di questo e di quello, è uno degli aspetti poco curati ahimè che all’interno del team fa più danni della grandine! Troppo spesso si tende a parlare (o sparlare?) di altre persone per esprimere un giudizio, un commento, per fare un pettegolezzo, per mostrare un dissenso, non rendendosi conto che questo singola mediocre abitudine può indebolire in modo irreversibile il nucleo della squadra e alimentare un clima di sfiducia reciproca. In un team solido ed evoluto invece, i componenti allenano la forza di confrontarsi direttamente con la persona interessata rispetto quello che non funziona o non gli piace. Certo, ci vogliono coraggio ed una grande leadership personale per farlo. Ma ricorda, tu tendi all’eccellenza.

Team-Lupo---Nicolai4. Hai una lamentela? È ok solo se…

Capita che la cosa più semplice da fare sia lamentarsi di una decisione che è stata presa da qualcun altro, ad esempio l’allenatore che fa una sostituzione, che sceglie determinati esercizi, o cambia gli allenamenti; oppure il dirigente che decide un orario e una modalità di trasferta diversa dal solito,… ecc.

Lecito avere punti di vista differenti, il suggerimento che ti do è di approcciare la cosa in modo più costruttivo rispetto quanto siamo normalmente abituati. Formula vincente che vige in Ekis (l’azienda leader di coaching sportivo con cui collaboro) e in tutti i suoi gruppi di lavoro e che voglio condividere con te è: quando c’è qualcosa che non va o di cui non sono d’accordo posso confrontarmi con il mio superiore (cioè con colui che prende le decisioni, quindi non con un mio compagno con cui fare delle chiacchiere) solo se porto anche 3 soluzioni/alternative plausibili che rinforzano la mia opinione. Una volta che hai dato il tuo contributo non aspettarti che le tue soluzioni possano sicuramente modificare la precedente decisione (che è stata presa avendo il tuo superiore/allenatore/responsabile più elementi da dover considerare), ma questo è senza dubbio un modo utile per dare il tuo contributo e il tuo valore al team senza cadere nella banale e sterile lamentela che a lungo andare porta solo malcontenti nel team.

5. Ti parlo di cose concrete

Quando comunichi qualcosa che desideri risolvere ad un tuo compagno, devi fare attenzione a essere il più oggettivo possibili, affinchè lui si possa trovare nella situazione e capire esattamente di cosa vuoi renderlo consapevole senza sentirsi giudicato. Oltre al feedback a panino (del quale scrivo nel dettaglio qui: https://www.volleyball.it/blog/facciamoci-un-panino/), c’è un ulteriore modello che ti consente di comunicare al meglio con i tuoi pari, ovvero il feedback strutturato. Questo strumento è eccezionale per chiarirsi, per fare “pulizia” di qualche “non detto”, e per togliersi dei fastidiosi sassolini dalla scarpa in modo molto trasparente, educato ed efficace.

Si compone di 4 punti:

  1. Descrivo la situazione: cioè contestualizzo l’evento: “Ieri nel terzo set, oppure, la scorsa settimana quando eravamo in sala pesi…oppure stamattina durante l’allenamento di ricezione…”. Questo ci serve ad essere quanto più oggettivi possibili e a riportare la persona nell’esatto momento in cui l’episodio è successo.
  2. Descrivo il comportamento: cioè fornisco il dettaglio del comportamento su cui metto il focus: “…hai detto quella frase…. Sei arrivato in ritardo… hai fatto quella cosa…”. In questa fase mi riferisco al comportamento accaduto e sul quale voglio concentrarmi, senza dare mai giudizi alla persona.
  3. Descrivo le conseguenze che questo comportamento ha avuto su di me e sul team :“mi ha dato fastidio il modo in cui … e questo mi è dispiaciuto nei confronti degli altri che sono arrivati tutti puntuali… mi ha fatto sentire in difficoltà perché …”. In questa fase spiego come mi sono sentito, anche emozionalmente, a causa del suo comportamento e se questo comportamento ha avuto conseguenze anche rispetto la squadra.
  4. Suggerimento :“La prossima volta ti suggerisco di essere più esplicito… la prossima volta ti chiedo di arrivare prima… di venirmelo a dire in faccia…”. In questa fase suggerisco una strategia alternativa che può essere molto utile utilizzare nei miei confronti o nei confronti della squadra per essere allineati.

Come è ormai abitudine ti invito a farmi sapere i tuoi progressi e le tue esperienze mandandomi una mail a g.momoli@ekis.it

Nel caso fossi interessato a farmi conoscere la tua squadra per un progetto di team building non esitare a contattarmi!

Ti auguro buone vacanze,

Giulia