La visita medica agonistica

di Francesco Zoli
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Il protocollo per l’accertamento dell’idoneità alla pratica di attività sportive agonistiche ed il rilascio del relativo certificato rappresentano non solo un obbligo di legge, ma anche un importante e valido strumento di prevenzione per la tutela sanitaria della popolazione. Considerata la scomparsa della medicina scolastica e della visita di leva, tale sistema rappresenta infatti il primo ed unico screening sociale nel nostro sistema sanitario nazionale.

La disciplina della certificazione agonistica trova il suo fondamento nelle disposizioni del Decreto Ministeriale 18.02.1982 (“Norme per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica”), le quali, nonostante la recente e notevole proliferazione di nuove norme – con annesse linee guida, note esplicative nonché integrative – in materia di prevenzione nello sport, rimangono tuttora invariate.

Le tragiche scomparse di alcuni atleti nel recente passato hanno infatti spinto la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), il CONI e lo Stato a “migliorare” – e a rendere ancora più rigorosa – la disciplina della tutela sanitaria degli sportivi, la salute dei quali, si ricorda, viene garantita, in primis, dalla Costituzione italiana (art. 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” e art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…”).

Il Decreto Balduzzi del 24.04.2013 è stato un chiaro segnale di come lo Stato intendesse rivoluzionare lo sport in termini di maggiore tutela, prevedendo, da un lato, un’attenta disciplina per la certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e, dall’altro, le linee guida sulla dotazione e l’utilizzo dei Defibrillatori Semiautomatici Esterni (DAE). Si ricorda che la dotazione dei DAE è già da tempo divenuta obbligatoria per le società professionistiche, mentre per le dilettantistiche l’obbligo scatterà a partire da luglio 2016.

A causa di problematiche economiche, burocratiche, nonché regionali (considerato che sono le Regioni i soggetti deputati a dare concreta attuazione ai disposti normativi nazionali in tema di tutela sanitaria degli sportivi), si evidenzia che non tutte le disposizioni del Decreto Balduzzi hanno “visto la luce”. Si pensi che per l’attività ludico motoria il soggetto oggi può ancora scegliere se effettuare o meno la visita medica per ottenere l’idoneità sportiva, salvo il caso in cui la “struttura” (piscina, palestra, ecc…) dove il medesimo esercita tale attività richieda – legittimamente – il certificato che attesti il relativo stato di salute. Non da meno è il tanto dibattuto obbligo di sottoposizione a elettrocardiogramma basale (ECG basale) per poter praticare l’attività non agonistica, che può essere “bypassato” dall’atleta – a patto che non presenti particolari patologie e/o fattori di rischio cardiovascolari – dimostrando di avere già effettuato tale esame almeno una volta nell’arco della sua vita (1).

Tornando alla certificazione agonistica, l’art. 1 del Decreto Ministeriale sopra citato prevede che “Ai fini della tutela della salute, coloro che praticano attività sportiva agonistica devono sottoporsi previamente e periodicamente al controllo dell’idoneità specifica allo sport che intendono svolgere o svolgono”, specificando che “La qualificazione agonistica a chi svolge attività sportiva è demandata alle federazioni sportive nazionali; o agli enti sportivi riconosciuti”.

Si parla di idoneità “specifica” in quanto detto controllo varia in funzione della disciplina prescelta dall’atleta. Il medico certificatore valuta infatti il rischio sportivo (VRS) specifico per la disciplina oggetto della visita, rischio valutato sia in gara che in allenamento, rispetto anche a patologie soggettive o situazioni particolari.

Nella Circolare del Ministero della Salute, del Lavoro e Politiche Sociali del 20.05.2008 (e successive modifiche) vengono elencate le “caratteristiche” principali della visita medica agonistica di ciascuna federazione e disciplina sportiva associata. In particolare, detta circolare contiene una tabella in cui si prevede l’età minima di accesso all’attività agonistica prevista da ciascuna federazione, la tipologia della visita medica da effettuare (A1, A2, B1, B2), la periodicità (ad esempio, ogni 12 mesi), le eventuali deroghe, nonché l’indicazione della “tipologia età” come riferimento da prendere in considerazione (anagrafica, solare, sportiva).

In caso di non idoneità, l’art. 6 del Decreto Ministeriale 18.02.1982 prevede che l’esito negativo della visita con l’indicazione della diagnosi posta a base del giudizio viene comunicata all’atleta e al competente ufficio regionale entro 5 giorni (l’atleta potrà entro 30 giorni proporre ricorso presso la competente Commissione d’Appello Regionale). Alla società di appartenenza, invece, dovrà essere comunicato il solo esito negativo, e nella copia del certificato riservata al sodalizio non dovrà essere presente alcun riferimento alla diagnosi, al fine del rispetto delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza.

Nella pallavolo l’età “minima di accesso” all’attività sportiva agonistica è fissata in 10 anni, la visita è di tipo “B1” (“B” in quanto l’impegno fisico è elevato e “1” poiché la periodicità richiesta è annuale) e, come riferimento per la “tipologia età”, l’anno solare. Tuttavia, in virtù dell’ultimo aggiornamento apportato dal Ministero della Salute con Circolare del 20.12.2012, è prevista la seguente deroga: “età inizio minore 14 anni, ma non inferiore a 11 anni, per i partecipanti al campionato under 14 con richiesta Presidente società”.

La Guida Pratica FIPAV 2015/2016 prevede che “Ai sensi della legge nazionale e dalle relative leggi regionali (ove esistenti) tutti gli atleti tesserati e partecipanti ai Campionati di serie e/o di categoria (con la sola eccezione per gli atleti che partecipano al solo campionato U12), devono essere in possesso del certificato medico di idoneità agonistica, rilasciato dalle competenti strutture autorizzate. Gli atleti/e nati/e negli anni 2003-2004-2005 che partecipano al Campionato Under 13 hanno l’obbligo di sottoporsi alla visita medica agonistica. Per gli atleti che partecipano alla attività di minivolley e al solo campionato U12, è sufficiente il certificato di stato di buona salute rilasciato dal medico di base dell’atleta o da uno specialista in Medicina dello Sport…”.

Dalla disposizione si evince la possibilità che si configuri la situazione in cui due atleti di pari età possano presentare due certificati diversi. A titolo di esempio, mentre all’atleta 11enne “alfa” tesserato per la società “beta” che disputa il campionato U12 potrà “bastare” il certificato di buona salute del medico di base (ossia una visita comprendente l’anamnesi e l’esame obiettivo da parte del medico certificatore), all’atleta 11enne “gamma” tesserato per la società “delta” che disputa il campionato U13 occorrerà il certificato di idoneità all’attività sportiva agonistica (anamnesi, esame obiettivo, ECG basale e da sforzo + calcolo I.R.I., esame urine, esame spirometrico).

Non volendo esprimere giudizi riguardo ai diversi costi(2) delle due visite e al fatto che esistono ancora affiliate che non si fanno carico di tali spese, si intende invece evidenziare che potrebbe creare diverse problematiche la scelta da parte della FIPAV di indicare nella Guida Pratica (che, si ricorda, non costituisce fonte normativa) la possibilità per l’atleta di disputare un campionato U12 con il “solo” certificato di buona salute.

Fatta questa personale osservazione, e passando ora agli effetti di una mancata sottoposizione alla visita medica agonistica richiesta, l’art. 22.2 del Regolamento Affiliazione Tesseramento (fonte normativa vera e propria) prevede che “Il legale rappresentante dell’associato è responsabile dell’ottemperanza all’obbligo del possesso del certificato di idoneità sportiva e se ne rende garante tramite la sottoscrizione del modulo di affiliazione (per gli atleti che si intendono riconfermare) e dei moduli di primo tesseramento (per i nuovi tesserati)”. Questa importantissima disposizione rappresenta il caposaldo della cd. responsabilità sportiva per omessa visita medica che, oltre a comportare una sanzione sportiva a carico del presidente della società (a seguito di apposito procedimento “guidato” dalla Procura Federale), comporta in molti casi lo scioglimento – purtroppo non “di diritto” ma “coattivo”, per un approfondimento in materia si rinvia a [url=http://www.volleyball.it/blog.asp?b=42&m=41913&s=118||Il vincolo sportivo FIPAV 2 parte[/url] – del vincolo sportivo dell’atleta.

In caso di tragiche “conseguenze” per la salute dell’atleta, oltre alla responsabilità sportiva, il legale rappresentante non potrà esimersi da gravi responsabilità sul piano civile e sul piano penale.

Nella speranza che i genitori degli atleti minorenni e gli atleti maggiorenni “sopperiscano” alle eventuali “disattenzioni” e/o veri e propri illeciti da parte dei sodalizi di tesseramento, si ritiene infine giusto fare un plauso alla FIPAV per la previsione del nuovo obbligo a carico delle affiliate – a partire dall’inizio della prossima stagione sportiva – di inserire nell’anagrafica del tesseramento on-line dell’atleta la data in cui è stato rilasciato il certificato medico di idoneità agonistica.