Luca “el Che” Guevara Vettori… e la lotta al vincolo

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Poche settimane fa un intervento sul taglio degli ingaggi, oggi un intervento sul vincolo. Luca Vettori – in attesa di sapere dove giocherà la prossima stagione – sui social ha iniziato a vestire i panni del el Che Guevara dei pallavolisti.

Ho letto il suo intervento, ci trovo molta rabbia. Sentimento che non sempre porta risultati se ci si deve sedere a tavoli di trattativa.  

A mio avviso – sul tema odierno del vincolo – nel suo intervento Luca generalizza su alcuni aspetti, dimenticando che diverse volte a formare gli atleti sono – non sono i club di Superlega (quelli che gli hanno comunque garantito anno dopo anno fior fior d’ingaggi) – ma spesso anche le piccole società. Club che dal lavoro sui vivai traggono proprio con la forza del vincolo il sostegno per le proprie attività, cedendo i “campioncini o presunti tali” in cambio di una valorizzazione. 

Per alcuni top team il vincolo è invece motivo di impegno verso i “propri” atleti momentaneamente senza mercato. Dovendo “piazzarli” per monetizzare proprio quel “cattivo” vincolo del cartellino, il club sano e solido che li ha legati con quelle “catene” ha tutto il vantaggio nel sostenere ancora gli stessi per valorizzarli, magari garantendo l’accesso a palestra e allenamenti, seppur non più in rosa.

Non deve essere il mercato delle vacche, l’uomo deve avere a tutti i livelli, la sua dignità, ma questo strumento non può essere considerato come assolutamente negativo.

Certo, che il vincolo possa essere considerato come antistorico è fatuale, la soluzione penso stia nel mezzo e che vada trovata. I giocatori non possono essere considerati alla pari di una qualsiasi proprietà, ma un riconoscimento a chi “crea” l’atleta investendoci deve essere dato, perché per un Vettori che si forma in un vivaio e arriva fino alla nazionale (passando anche per il Club Italia, la squadra di quella Fipav a cui è facile imputare ogni colpa, ma mai ringraziare per quei progetti e quegli investimenti da cui molti atleti hanno tratto beneficio) le società investono e spendono anche per centinaia di Signori Rossi che amano giocare a pallavolo con gli amici ma non metteranno mai un piede in campo, nemmeno in un torneo del amatoriale.

I desideri di Luca sono legittimi, definire però il suo mondo dorato forte di “dinamiche di potere scurrili e volgari, oltre che meschine” è ingeneroso e, di certo, non è la chiave per agevolare un dialogo.

Se poi nascerà un vero e proprio sindacato atleti, non sarà mai troppo tardi. Qui troverà spazio, ma in quasi quarant’anni di pallavolo ne ho visti nascere quanti ne sono falliti, sempre in un lampo, sempre e solo per responsabilità degli atleti incapaci di fare cartello. Allineati (almeno formalmente) nei momenti di difficoltà, poi ognuno per sé subito dopo superato il momento, divisi dalle personali convenienze.  

Il vincolo andrà rivisto e sono certo che se sarà modificato o eliminato lo sarà per una presa di coscienza di quel movimento “deprecato”  da molti atleti.