Mondial Casa PallaVoto: Organizzazione 10, Azzurri 5, Osmany “ahi”, Girandola 10, Russia 3, USA 7, Atanasijevic: “un bel tacer…”

PallavoTo versione Mondiale… un “Mondial Casa: il PallaVoto dei Mondiali”. 

GIUSY FERRERI voto FORTUNA CHE È FINITA: Ebbbasta con sta capoeira e anche basta bere cachaça, che alla fine essere continuamente in banana e con la voce della Ferreri nelle orecchie ha portato una sfiga terribile sia agli azzurri che ai brasiliani!

L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE voto 10: Palazzetti pieni quasi ovunque, anche quando non gioca l’Italia. Torino è una bolgia festante, incassi sempre intorno se non oltre i 400mila euro per tutti e cinque i giorni, coinvolgimento emotivo, passione. Da rifare. Subito, anche tra un mese. Forza Brunone, dai!

GLI AZZURRI voto 5: Alla fine le illusioni che ci eravamo fatti tutti (sì, proprio tutti. Ehi, anche tu che dici di no!) si sono sciolte come neve al sole. E fin qui tutto bene, si possono fare errori di sopravvalutazione che probabilmente nel clan azzurro non erano stati fatti. Ma nei quattro set della vita tra Serbia e Polonia non riuscire mai a superare i 20, questo no. Zaytsev e compagni si sono sgretolati troppo in fretta e, soprattutto, senza una reazione evidente.

L’ADDIO DI OSMANY voto AHI: Promemoria per Tokyo 2020. Alle Olimpiadi vanno 4 squadre europee in tutto: Serbia e Polonia hanno dimostrato di essere di un altro pianeta, la Russia è molto più incostante, ma lo è anche lei. Rimane un posticino: e nella Francia, per dire, Ngapeth non ha annunciato l’addio. Sarà durissima, molto più che durissima.

I RUSSI voto 3: Sono, nettamente, i più forti. Due bande dal talento fisico e tecnico di Kliuka e Volkov non si vedevano da tempo, forse dall’era di Bernardi e Cantagalli. Eppure dal 2-0 sul Brasile della prima giornata, la Russia evapora. Distrutta poi dagli americani, sopraffatta dall’esclusione di Butko dal sestetto, di Mikhailov dalla distribuzione di Grankin. Tolto l’acuto insperato e incredibile di Londra 2012, hanno quasi sempre la squadra più forte e non vincono mai. Per dirla con Enricone nostro: “Mistero”.

GLI AMERICANI voto 7: Sono belli, a tratti bellissimi, ma incompiuti. Come a Rio 2016 arrivati a ridosso delle medaglie danno l’impressione di essere i più forti, impressione che non se ne va via nemmeno a Mondiale concluso. Eppure perdono come allora in semifinale, come allora 3-2 e con tanti rimpianti.

BARTOSZ KUREK voto 10: Mostruoso per tutta la Final Six. Contro Serbia e Italia maramaldeggia, ha l’unico passaggio a vuoto in un paio di set contro gli Stati Uniti (e forse quella semifinale è stata la vera finale), nell’ultimo match contro il Brasile semplicemente è un’iradiddio. Vedremo se la sorpresa di questo Mondiale tornerà subito nell’ovetto Kinder o ne rimarrà fuori a lungo.

RENAN DAL ZOTTO voto PALLE A TERRA: La sua, tenuta in mano e poi fatta rotolare in mezzo al campo, nonostante fosse ormai chiaro a tutti, anche alle hostess e agli steward che non stavano guardando la partita, che il Brasile avrebbe superato la Russia. Gesto incommentabile. Quelle del Brasile quando per due set si ostina sulla stessa formazione e poi si esprime in un grande classico del volley moderno, che spiegheremo qui sotto…

LA GIRANDOLA voto 10: La finale maschile si trasforma in una lectio magistralis sul volley contemporaneo e su come ci si comporta in caso di difficoltà. In modo particolare il terzo set. Renan: «Dunque Bruno è in crisi, dentro William con Wallace, poi però Wallace no, non l’avevo considerato, dentro Evandro. Ho una banda qui, sì, com’è che ti chiami tu?… Lucy Liu? Bello “Kill Bill”, ma che c’entra adesso? Ah, Lucas Loh, ok, dentro anche tu, che peggio di Micheal Douglas non puoi fare. Isac, dentro, decidi tu al post di chi e ricordati che per la gravità i palloni devono finire in terra, non rimanere in aria! Eder ti va una Carbonara? Ok, mangia, finisci e smaltisci con due battute al salto… Ok, ho finito la panchina. Abbiamo vinto? No? Ah beh, io ho fatto tutto il possibile. Arrivederci».

ALEKSANDAR ATANASIJEVIC voto UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO: Campione è un campione, anche se si squaglia nella finalina. Certe frasi sull’Italia dopo il 3-0, però, poteva risparmiarsele. Soprattutto se poi contro la Polonia gioca con quella voglia lì.

UROS KOVACEVIC voto 10: Strepitoso per tutto il Mondiale, chiede e ottiene da Grbic di sedersi sulla panchina prima della finale per il bronzo. Così leggiamo sulle Sacre Scritture, Vangelo secondo Matteo (Martino) 7-21,28. [«Chiunque ascolterà queste mie parole – disse Uros circondato da Luce – e le metterà in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti e si abbattono su quella casa, ed essa non cade. Chiunque ascolterà queste mie parole e non le metterà in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti e si abbattono su quella casa, ed essa cade, e la sua rovina è grande. Così io vi dico: andate, vincete il bronzo, scolpitelo nella roccia». Quando Uros ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: ma accadde qualcosa di imponderabile. Uros aveva sbagliato panchina: era seduto su quella degli Stati Uniti].