Neanche alle Termopili…

Neanche alle Termopili! Lì si narra fossero 300 spartani… Al PalaCalafiore mercoledì sera, ore 19.30, sfida alla Calzedonia almeno inizialmente erano 259Serse avrebbe avuto sorte più agevole rispetto alla sfida a Leonida.

Il dato ufficiale è poi cambiato in 409 spettatori, aggiornamenti da riconteggi del botteghino, ma la sostanza non cambia. In una stagione dove c’è chi maledice il calendario ammazza emozioni facendone un ripetitivo esercizio di stile, senza proporre soluzioni, ci sono club che in questo tourbillon hanno un riscontro di attenzioni inferiori alle cinquecento unità a partita.

Il dato di publico pubblicato online al termine della gara rivisto successivamente ai conteggi di biglietteria

Per favore ora non fate partire la manfrina (alle ostilità degli social haters a comando – o perché familiari – siamo abituati da anni) dei ricchi brutti e cattivi contro i poveri belli, con anima, ma senza risorse e strumenti. Il problema non è politico, non è geografico, non è legato a discriminazioni latitudinali o longitudinali, o a simpatie personali.

Il problema è che certe imposizioni erano ampiamente annunciate da anni e c’è chi ha “incassato” il diritto a non retrocedere, risparmiando magari qualche doblone sulla squadra, senza però investire per il futuro, quando si sapeva che le regole sarebbero cambiate e avrebbero imposto scelte dolorose. 

La Superlega si dice “Super” perché è, e dovrebbe sempre essere, spettacolo, show, eccellenza. Società che non hanno saputo (voluto, fregandosene) sfruttare annate su annate di campionati senza retrocessioni seppur con all’orizzonte regole chiare, definite e accettate che portavano ad un inevitabile trasloco in altra sede ed impianto più capiente – ripeto, trasloco annunciato e accettato – e che ora piangono e puntano il dito sui forzati trasferimenti e sui calendari per gli scarsi risultati di seguito, non si rendono conto (o lo sanno, ma torna comodo fare vittimismo social) che sono le prime ad essere causa del duplice problema.

Le tribune deserte del PalaCalafiore per il derby Vibo-Sora – diretta Raisport

Le soluzioni passate (non attuate) e future

  1. Era “sufficiente” (conscio delle difficoltà oggettive) trasferirsi da subito, anni fa, in altra sede per anticipare le regole annunciate e accettate seminando in quelle stagioni sul pubblico locale, potendo così verificare se il “prodotto” Superlega avesse appeal o fosse meglio una onorevole, dignitosa e vincente Serie A2 a casa propria.
  2. Il CDA di Lega Pallavolo Serie A – seppur fatto di uomini con passioni comuni e  sentimenti, amicizie consolidate tra patron – un anno fa doveva togliersi il cappello buonista e imporre tre retrocessioni, per arrivare subito ad un campionato a 12.
  3. Oggi i club che si lamentano dei calendari e imputano a questi gli scarsi risultati di seguito non dovrebbero stare in Superlega dove ci sono regole che vanno al di là del mero merito sportivo. 

…per il futuro

    1. Le squadre che presentano palasport desolatamente vuoti non devono beneficiare di passaggi televisivi nazionali. Sono uno spot negativo per loro e per l’intero movimento. Per chi va a “vendere” la pallavolo è meglio proporre immagini di palasport con il sold out piuttosto che le tribune vuote in diretta Rai. Fosse anche – il black out televisivo – uno stimolo in più per reclutare spettatori
    2. Obbligo di società strutturate con dirigenti professionisti, investimenti promozionali e pubblicitari, obbligo di iniziative marketing e commerciali (che non siano viste solo come la ricerca dell’adesivo pubblicitario sl campo) e partnership di visibilità. Se c’è l’obbligo federale degli italiani in campo, deve esistere l’obbligo di Lega di club che non siano sono il presidente, il direttore sportivo e la squadra.
    3. Giovani del vivaio locale in squadra.
    4. Lavoro sulle scuole, sule società giovanili del territorio, sulle famiglie dei giovani del vivaio.
    5. Comunicazione fatta da professionisti in maniera professionistica. La logica dell’appassionato messo lì perché è un ruolo che viene dopo a tutto ha fatto il suo tempo.

E tanto altro ancora… basta cercare esempi da studiare, emulare. Basta investire e, soprattutto, lavorare nella parte più oscura della vita di un club sportivo. Il giochino della partita non basta più, così come spendere tutto il buget societario solo per giocatori, finanché di scarso appeal e costo.

Tutto il resto è noia.  

 

Le gare in clandestinità in questo avvio di stagione (dati alle ore 13.30 del 22/11)

Sora – Padova: 881 spettatori, 3.513 € d’incasso
Vibo Valentia – Trento: 747 spettatori – 3.865 € d’incasso
Sora – Latina: 671 spettatori, 3.217 € d’incasso
Monza – Ravenna: 528 spettatori, 262 € d’incasso
Sora – Ravenna: 514 spettatori – 3.074€ d’incasso
Vibo Valentia – Sora: 471 spettatori – 706 € d’incasso
Vibo Valentia – Verona: 409 spettatori – 624 € d’incasso