P-R-E-P-A-R-A-Z-I-O-N-E !!!!!

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Ve la stavate godendo su una spiaggia messicana, in un bagno pieno di cubiste e mojitos in riviera, in un’oasi di pace e tranquillità di là dall’oceano eh?!

Ah ah ah! Scordatevi tutto. E in fretta! Si ricomincia! Quindi via quell’espressione ebete da vacanzieri che credono di essere felici, via i boxer, i bikini e le infradito che ci son da rimettere scarpe da ginnastica e calze di spugna. Via veloce anche quell’abbronzatura che col sudore della palestra non c’entra niente. E tutto ciò anche in maniera rapidissima, sennò il mister poi si altera.

Ecco qui, cari i miei lettori, mie lettrici, miei pallavolisti/e che tornate sui campi a sgobbare, un breve breviario dell’inizio di stagione.

PREPARAZIONE: La parola che da qualche settimana è tornata a terrorizzare gli sportivi di ogni età, sesso, razza e religione. È quel periodo più o meno lungo (per chi fa categorie medio basse bastano un paio di settimane, ai baldi della serie A1 di questi anni vengono prescritti quasi due mesi) in cui il gioco della palla al volo sembra un ricordo sbiadito, un film in bianco e nero, un concetto che il pensiero non considera.

Circuiti senza senso presi dall’agility dog, corse che si trasformano nelle prove generali della maratona di New York, salti all’impazzata, balzi che manco una rana, miliardi di tuffi, pesi pesi pesi pesi, addominali come se piovesse, e il tutto condito da un’altra parola turpe, spesso accompagnata da un numero: la parola è “ripetizioni”, il numero sta all’inclemenza dell’allenatore.

Perché se il mio mister mi fa fare il circuito da acrobata una volta, passi. Ma quando, dopo avermelo presentato come una delle sette meraviglie del mondo, girandosi per mettersi da parte, dice sottovoce “otto ripetizioni”, beh, l’unico commento che fuoriesce è un bel “ma perché non vedi di andartene aff…” eccetera eccetera.

Legate alla preparazione ci sono poi alcune figure retoriche e geometriche che andremo ivi brevemente a spiegare.

CARNE GREVE: Quella sensazione di ustione interna che si prova la sera, dopo aver finito l’allenamento, tendenzialmente al livello dei polpacci ma anche in tante altre parti del corpo dove batte o non batte il sole. Tendenzialmente salta fuori con violenza proprio quando ti prepari per uscire, ti dici “finalmente me la godo”, ti pregusti la vasca tra i barettini in centro, la notte in discoteca, la partenza per il mare. Ma va tutto a rotoli, perché non riesci né a girare la chiave della macchina, né a premere l’acceleratore. Figurarsi il freno.

STATUA DI SALE: Conseguenza della carne greve e dello stress da preparazione. Quando si provano i primi esercizi sulla palla, il cervello manda l’impulso ai muscoli per raggiungerla, ma i muscoli si fanno bellamente i loro. Sicché la palla scorre a fianco del vostro bagher al rallentatore e, se siete tra i più agili, riuscite solo a muovere leggermente il collo per guardarvela passare accanto, sorridendo per non piangere.

INTERO COME UNA VACCA: Dopo due settimane di pesi e corsa, il vostro allenatore sanguinario vi dirà: “a rete!”. Voi tutti belli felici direte, “finalmente!”, e nonostante l’esperienza pluriennale vi sottoporrete di nuovo ad innumerevoli figure da babbioni, dato che ovviamente non vi staccherete da terra, liscerete i primi palloni, tirerete a una velocità e potenza non rilevabili nemmeno dai laser al microscopio. Ma tranquilli, c’è sempre l’alibi lì pronto: si chiama alzatore.

SALTARE LA GAZZETTA DELLO SPORT: Eufemismo molto vicino alla realtà per commentare l’elevazione delle prime settimane. Alcuni giocatori (vedi chi vi scrive) si specializzano nel mantenere costante questa elevazione per tutto l’anno, e vi garantisco che non è affatto semplice!

Qui sotto un allenamento leggero per il libero giapponese:

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Baci e buon rientro miei prodi (minuscolo)!