Pallavoto a 5 Cerchi: Titoli sui social: voto 0. VNL voto “sì”, Italia+Italia voto 5,5+5. Juantorena: voto “ci mancherà”

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LE CONVOCAZIONI voto MMM: Partiamo dall’inizio e mettiamo al bando la retorica del ‘senno di poi’ utilizzata financo troppo buonisticamente e troppo spesso. Noi adesso tagliamo giù le nostre opinioni con l’accetta, anche se Velasco non è d’accordo, anche perché lo dicemmo pure a luglio. A questa Olimpiade meritavano di esserci (anche?) Balaso e la Gennari. E oltre a meritarselo sarebbero risultati parecchio utili, soprattutto la seconda.

IL SAKÈ voto NO: Citiamo qui alla lettera l’eroe dei due mondi contemporaneo, al secolo Julio Velasco: «È disgustoso». E non abbiamo altro da aggiungere su questo argomento.

VNL voto : Alla fine, d’accordo o meno, l’Olimpiade ha mostrato che andarci è stata la scelta giusta. Delle sei medaglie soltanto una, quella della Serbia femminile, è stata vinta da una squadra che non ha mandato le sue atlete migliori a Rimini. Delle otto semifinaliste sempre e solo la Serbia era del gruppo ‘no Vnl’. Ce lo aveva detto un vecchio saggio, il professor Adriano Guidetti, commentando la decisione delle selezioni azzurre di non mandare i titolari: «Se tutti i migliori fanno la Vnl coi titolari, vuol dire che la scelta giusta è quella».

ITALIA MASCHILE voto 5,5: Ha ragione chi dice che gli azzurri non erano da oro, perché oggettivamente almeno tre-quattro squadre più forti c’erano. Nonostante il bronzo conquistato da Facundo e compagni, siamo però convinti che gli azzurri avrebbero dovuto fare di più nel quarti. Molto di più. Zaytsev non era al massimo? Certo. Giannelli si è fatto male? Sicuro. Il Giappone è pieno di cavallette? Guardate non avete idea. Però contro Loser, bisogna fargli tener fede al suo nome.

ITALIA FEMMINILE voto 5: Ha ragione chi dice che le azzurre non erano da or… Ah no, qui no. Per capacità, doti atletiche, crescita esponenziale negli ultimi anni, prestazioni nei club, quest’Italia non aveva nulla da invidiare a chi ha fatto finale. Eppure a un certo punto, dopo tre partite di qualità che sembravano inserirsi in un solco tracciato, la luce si è spenta. Perché? Ci sarà da lavorarci.

PAOLA EGONU voto OUTSIDE THE WALL: Il nostro faro nella notte, Roger Waters, lo diceva chiaro e tondo, riguardo la gente che andava al di là del muro: «Alcuni barcollano e cadono, dopo tutto non è facile». Paola è caduta perché fuori dal muro, non ce ne voglia nessun giornalista acchiappone di cui ci occuperemo più avanti, non c’erano i social ma il peso delle responsabilità sportive che improvvisamente si sono tramutate anche in responsabilità di genere e politiche. Dovrà essere brava a ricostruirselo quel muro intorno, Paola, perché sarà una pressione che si porterà dietro finché giocherà.

OSMANY JUANTORENA voto LAURA PAUSINI: “Osmany se n’è andato e non ritorna più. Il treno per Parigi senza lui è un cuore di metallo senza l’anima, qualcuno che ci porta ci sarà?” Qualsiasi tipo di discussione sul numero 5 che non si esaurisca nelle due parole «ci mancherà» è fuori luogo.

AUGUSTIN LOSER voto SO WHY DON’T YOU KILL HIM?: Domanda lecita. Esce da un testo di Beck e gioca la finale per il bronzo da dominatore della rete. Se tornerà nei ranghi lo scopriremo al prossimo concerto dell’artista americano, previsto il 1° ottobre a Dana Point, California. Tickets on sale.

EARVIN NGAPETH voto VIE EN ROSE: «Il est entré dans mon coeur, une part de bonheur, dont je connais la causeeeeee». Opalescente per gli avversari, sberluccicante per noi sugli spalti, dorato per Laurent Tillie. Uno spettacolo.

BRASILE MASCHILE voto ANZIANITÀ: Il debito di riconoscenza verso gli eroi di Rio era più che giusto, ma a questo Brasile per ora mancano i ricambi. Mi sa che noi in Italia possiamo capirli.

TIJANA BOSKOVIC voto ITALIAN LIVES MATTER: Non si capisce perché la buona vecchia Boskovic tutte le volte che vede le italiane dall’altra parte le corca di mazzate. Questo è razzismo, fondiamo subito un movimento!

MANU CHAO voto 2: Pare che l’abbia scritta in Italia, “Welcome to Tijana”. Cioè, un gufo. Ma startene in Francia no?!

I TITOLI SUI SOCIAL voto 0: Belli i titoli eh, acchiappano click, visualizzazioni, fanno parlare tutti. A sproposito, però. Ci sono infatti due piccoli particolari che nessun giornalista acchiappone ha considerato, e mi scuso per la lunghezza. Il primo è quello più banale e ha a che fare con la nostra professione: Mazzanti non ha MAI detto che i social sono una delle cause della sconfitta delle azzurre né che le ragazze dovevano a tutti i costi fuggirne o perderci sopra meno tempo, sarebbe stata una stupidaggine ed è una mistificazione delle sue parole. Mazzanti ha semplicemente asserito, all’interno di una risposta riguardo il rendimento di Paola Egonu e la pressione sulla giocatrice, che aveva consigliato alle ragazze di staccarsi «da tutto ciò che le circonda» (testuale) durante i Giochi. Aggiungendo molto chiaramente che non sapeva se lo avessero fatto o no, che PER LUI staccarsi dai social non era un problema, e che comunque non era un elemento da considerarsi causa della sconfitta ai quarti con la Serbia. Invece i nostri acchiapponi, giù di titoloni sui social come causa dell’eliminazione. Senza dubbio Mazzanti, vista la platea di giornalisti non esperti, non dell’ambiente, poteva essere più accorto e smaliziato con le risposte. Chi fa il nostro mestiere però dovrebbe avere orecchie buone per ascoltare e mani per scrivere cose corrette: per rispetto ai lettori, prima di tutto. Il secondo elemento, non certo meno importante, è che quel giorno le ragazze del volley azzurro avevano giocato una partita di pallavolo. Vanno alle Olimpiadi per giocare a pallavolo, sono pagate e vivono la loro vita di (quasi) professioniste per giocare a pallavolo. Della partita, però, del lato tecnico o psicologico dell’insuccesso azzurro, quasi nessuna traccia sui giornali acchiapponi. Comunque adesso, cari amici di Volleyball.it, sapete che in qualsiasi sport qualsiasi sconfitta potrebbe essere causata dai social (in che modo, non è dato sapere), perché mica sarà un virus che prende solo le ragazze del volley, no?