Principali criticità dei trasferimenti FIPAV

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di Francesco Zoli
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Come già descritto nei precedenti interventi, i pallavolisti militanti nei campionati italiani esercitano le loro prestazioni avendo due rapporti, uno con la Federazione (il tesseramento) e uno con la associazione/società sportiva di tesseramento (il vincolo sportivo). Sulla base e nel rispetto di questi due rapporti “cardine” dell’ordinamento sportivo, la Federazione ha negli anni predisposto determinate regole per il trasferimento dei tesserati tra le associazioni/società affiliate, prevedendo, sia nella normativa federale (poco) che nella annuale Guida Pratica (tanto), la disciplina che ciascuna affiliata deve rigorosamente rispettare nel momento in cui intende acquisire o cedere, sia a tempo indeterminato che determinato, i diritti sportivi di un singolo atleta.

La scelta da parte della FIPAV di qualificare la pallavolo quale disciplina dilettantistica non solo ha comportato – e tuttora comporta – la mancata qualificazione ex lege (in virtù della legge 23 marzo 1981, n. 91) dei pallavolisti come lavoratori subordinati, ma – ai fini della disciplina dei trasferimenti – determina in particolare la non applicazione dello “svincolo” a parametro zero dei giocatori professionisti in scadenza di contratto, introdotto nel 1995 dalla famosa sentenza Bosman. Tale decisione della Corte di Giustizia della Comunità Europea ha decretato infatti la fine dello “strapotere” di negoziazione in capo alle società sportive professionistiche nei confronti dei giocatori con contratto in scadenza, in virtù dell’imprescindibile diritto di «libera circolazione dei lavoratori».

Nelle discipline sportive dilettantistiche come la pallavolo, invece, il vincolo ed il tesseramento si posizionano al di sopra del contratto, costituendo l’eccezione – come si vedrà – il trasferimento a titolo gratuito dell’atleta con contratto in scadenza. Gli atleti e i sodalizi non di rado ricorrono così alla sottoscrizione di scritture private in base alle quali le parti sottopongono lo scioglimento del vincolo al verificarsi di una determinata condizione (pagamento di una somma di denaro determinata ex ante, raggiungimento di una determinata età diversa da quella indicata dai regolamenti, ecc…). Tuttavia, la FIPAV ha più volte ribadito la non efficacia – dinnanzi all’ordinamento federale – di questi accordi, con l’inevitabile conseguenza che l’inadempimento di una o entrambe le parti potrà essere discusso solo dinnanzi alla giustizia ordinaria (sempre che ne ricorrano i presupposti).

La Lega Pallavolo Serie A, oltre a prevedere un determinato meccanismo di calcolo per la determinazione dell’indennizzo che la società cessionaria, in caso di mancato accordo con la società cedente, dovrà alla seconda per l’acquisizione di un giocatore in scadenza di contratto (per la Lega, «non soggetto a vincolo volontario»), prevede tuttavia che «Qualora l’atleta e l’affiliato abbiano concordato una riduzione o l’azzeramento dell’indennizzo, tale pattuizione avrà effetto anche nei confronti del nuovo affiliato che richiederà il tesseramento dell’atleta» (Norme sulla durata e sulle modalità di scioglimento del vincolo per gli atleti di Serie A1 SuperLega e A2 Maschile 2014/2015, lett. E, n. 6). Inoltre, la Lega prevede – in virtù della successiva lett. F del medesimo regolamento – che in caso di controversia relativa al predetto accordo, le parti potranno adire la Commissione Tesseramento Serie A (organo sportivo). Nelle massime serie è quindi possibile che l’atleta si “svincoli” a parametro zero a causa del contratto in scadenza, anche se risulta necessario evidenziare che tale possibilità non scaturisce da un suo diritto (nonostante sia a tutti gli effetti un “professionista di fatto” e, quindi, considerato dall’Unione Europea quale lavoratore– si veda [url=http://www.volleyball.it/blog.asp?b=42&m=42036&s=118||link Lo status dei pallavolisti stranieri all’interno della FIPAV[/url]), ma da una pretesa che – nella maggior parte dei casi – ha dovuto, deve, o dovrà concordare ex ante con una società … e chissà a quale prezzo!

Altra criticità presente nel sistema dei trasferimenti della pallavolo è quella relativa al trasferimento del giocatore a tempo determinato, ossia dell’operazione in base alla quale un sodalizio (“cedente”) “presta” per una determinata stagione sportiva un proprio tesserato ad un altro sodalizio (“cessionario” o “di prestito”) attraverso la sottoscrizione del modulo federale «L». Tale trasferimento, che deve essere autorizzato dall’atleta attraverso la propria firma sul relativo modulo, di norma soddisfa sia il sodalizio “cedente”, che non rinuncia in via definitiva ai diritti su un proprio tesserato, che quello “di prestito”, che – in genere – paga al primo una congrua somma per sfruttare le prestazioni del giocatore per una stagione. I giocatori, invece, non sempre gradiscono questa operazione, sia perché, a volte, rappresenta l’unica soluzione – quasi un palliativo, non riuscendo a trasferirsi a titolo definitivo – per giocare in una determinata squadra (o, l’unico modo per “stare lontani”, anche per una sola stagione, dal sodalizio al quale sono vincolati), sia perché – anche se a saperlo sono in minoranza – la sottoscrizione del modulo «L» comporta, di norma, l’impossibilità di un «secondo trasferimento» durante la stessa annata sportiva in cui sono stati “prestati”. Fatti salvi i casi in cui l’atleta è vincolato con una società che disputa il campionato di Serie A (per i quali è previsto il recesso dal prestito, come descritto a pag. 11 delle «Norme Tesseramento Atleti» della Guida Pratica) o di ritiro o estinzione/cessazione della società di prestito entro il termine del girone di andata (per i quali sono previsti specifici “rimedi” alle pagg. 9 e 10 delle «Norme Tesseramento Atleti»), se il giocatore andato in prestito presso una associazione/società presentasse problemi di qualsiasi in tipo (ambientali, tecnici, ecc.) o, soprattutto, ricevesse un’interessante offerta da un’altra squadra, lo stesso, a causa della normativa federale, non potrà fare alcunché, non potendo neanche tornare, per la rimanente parte della stagione, a giocare con la società detentrice del vincolo (cd. sodalizio “cedente” del prestito).

Nelle «Norme Tesseramento Atleti» viene infatti previsto che «La società che riceve l’atleta in prestito, non è legittimata a concedere il nulla osta per il suo trasferimento ad altra società» e, inoltre, che «Gli atleti in posizione di prestito rientrano alla società di appartenenza al termine della stagione sportiva».

La disciplina del prestito FIPAV risulta così alquanto pregiudizievole per molti giocatori, comportando situazioni di disuguaglianza tra i tesserati, ai quali la Federazione, all’atto di tesseramento, dovrebbe indistintamente conferire – considerato anche il fatto che continua a qualificarli tutti come dilettanti – gli stessi diritti, a prescindere dalla serie in cui militano.

Un primo “piccolo” sforzo per migliorare tale situazione potrebbe essere la redazione da parte della FIPAV di un nuovo Regolamento Affiliazione e Tesseramento (l’attuale è datato 2005!) contenente norme chiare e non suscettibili di diverse interpretazioni – anche – in materia di trasferimenti, visto che il “feeling” tra la Guida Pratica e le affiliate/i tesserati continua a non essere dei migliori…