Se il Presidente fosse uno di voi…

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Fabris, in posa per un servizio su Class…

Se si applicasse un grillismo pallavolistico, alla pallavolo femminile italiana, se si indicessero le “presidenziali” della legadonne, una elezione popolare per una rappresentazione più efficace, dopo un anno (il sesto consecutivo…) in cui il movimento per le sue stesse regole si copre di ridicolo, come ridicole sono le “sanzioni” a Chieri e Fontanellato, i ritardi sulle annunciate sanzioni per altre società (la lega tiene segreta la loro identità…), dico che se uno di voi – lettori ricchi di buon senso – finiste eletti alla guida della lega femminile il movimento rosa non sarebbe ridotto a questo teatrino indecente.

Chiedereste la certificazione del 100% dei pagamenti della stagione passata prima del primo fischio arbitrale del campionato successivo, così da costringere i club a farsi bene i conti in tasca prima ancora di iniziare a promettere (e poi prendere per il naso i tesserati e le tesserate, ma anche tifosi) nella nuova stagione.

Sei un club che non paga? Perdi a tavolino la prima partita, e così via finché non dimostri di aver saldato quanto avevi pattuito la stagione precedente. Vallo poi a spiegare ai tuoi tifosi, ai tuoi sponsor, alle istituzioni locali del perché…

Altro che certificazione del 70% per iscriversi a giugno (percentuale spesso raggiunta con il ‘postdatato…’ a garanzia) e il 30% a dicembre, con relative pompose e celebrate sanzioni – comunque ininfluenti e ridicole – che arrivano a metà aprile, a pochi giorni dalla fine della regular season della stagione successiva.

Chiara Lapi (per € 3.600) e Eva Chantava (per € 5.400) si son viste riconosciute la “soddisfazione” di una penalizzazione al loro ex club di 1 punto, sì, solo 1 punto, in classifica, sulla graduatoria di un campionato che loro nemmeno frequentano più. Un punto a Fontanellato e la necessità da ora di ricorrere alle vie legali. Con il pensiero che anche le atlete di questa stagione in quel club possano essere nella medesima situazione…

Sembra tutto previsto (e architettato) per favorire i club a discapito dei tesserati. Visti i tempi di legadonne (camera di conciliazione a fine anno) e Fipav (segnalazione a febbraio e giudizio ad Aprile) alla fine si è ancora creditori al termine della stagione dell’anno successiva… con il rischio che, nel frattempo, il club incriminato sparisce, si trasforma… E così avvocati, procuratori (quelli che non sono complici dei proprietari dei club) atlete e staff tecnici si trovano a rincorrere per anni situazioni e persone impalpabili…

Chiacchiere e promesse prima dell’All Star dal CDA di Lega… con dirigenti in difetto nei pagamenti

Se voi foste il presidente di legadonne – non volendo poi essere ritenuti complici – chiedereste le dimissioni di quei consiglieri della stessa lega che durate la stagione macchiano la credibilità del campionato con comportamenti non in linea con quelle stesse regole che vengono quotidianamente sbandierate come un baluardo della rettitudine…

Se voi foste il presidente di lega femminile non riterreste nemmeno credibile come interlocutore una associazione procuratori che non vede rappresentati tutti gli agenti del movimento ma solo l’agenzia che va per la maggiore e poco altro…

Se voi foste il presidente di lega femminile vi circondereste di persone di maggior qualità e con un bagaglio professionale, non di collaboratori ben pagati con i soldi del movimento la cui unica preoccupazione sia quella di preoccuparsi di scrivere email a destra e manca per suggerire/rimproverare chi intrattiene rapporti sui social network con giornalisti (di Volleyball.it) che non sono in linea con la gestione – ridicola – del movimento… (ma forse questo atteggiamento lo insegnano i giornalisti ai media day che poi sul marcio del movimento, sulle denunce delle atlete tacciono?)

Purtroppo voi non siete al comando della lega donne. Carlo Magri (Presidente Fipav) con una gestione come sempre improntata al lasciar correre dei problemi preferisce non intervenire (con la legadonne crede e spera di poter creare sinergie per il mondiale donne, magari favorendo la creazione dal nulla di società nelle piazze iridate, credendo che questo – non il lavoro – possa favorire ritorni di immagine, seguito e quant’altro); i grandi club (sempre meno) non sentono nemmeno la necessità di intervenire, e le cose andranno avanti così.

Senza pudore.