#Shoesgate, tempo scaduto. Ivan ora riprenditi la pallavolo

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Zar-e-gigantografiaUna storia con dei non detti questo #shoesgate… E’ chiaro. Quello che però è stato detto è abbastanza…

La sostanza resta immutata, Ivan Zaytsev non sarà tra gli azzurri che tra meno di un mese debutteranno in Polonia all’Europeo. Nonostante la sua apertura, nonostante l’intervista a SkySport24.

Non era quella la sede per ricomporre il tutto, anche se a prescindere da dove fosse il posto dove fumare il calumet della pace, oramai i cocci erano stati buttati, non più ricomponibili nel breve periodo.

Il vaso è rotto e mentre l’Italia del popolo del volley discute e si anima sui social in vere e proprie battaglie di religione dai toni accesi e assolutistici, dimenticandosi che a Cavalese c’è un gruppo di ragazzi che lavora in silenzio per l’impegno continentale, mi viene da pensare che in quella intervista Zaytsev abbia mostrato di aver percepito di averla fatta grossa, questa volta (ancora una volta?).

Non entro nel merito del problema medico che spesso in questa vicenda è passato in secondo piano (anche se sono certo che la Fipav chiederà ai medici azzurri prove delle affermazioni rilasciate dal giocatore nell’intervista) visto che peraltro ieri lo Zar ha detto che “La soluzione c’è, una soluzione credo ci sia, non credo sia così complicata”, ma forse, alla seconda volta che una federazione lo rimanda a casa, alla soglia dei 30 anni lo Zar forse ha capito che il treno azzurro è partito senza di lui. Per per sempre?

La gigantografia scala 1:1 alle spalle a dargli coraggio (anche se lo sguardo del ritratto sembrava ammonirlo), gli occhi spesso volti in basso, un volto pallido (nonostante l’abbronzatura del weekend dedicato al beach volley) e anche un po’ sudato (ma c’erano le lampade per le riprese), le tante incertezze e pause nel raccontare… hanno messo in mostra la sua fragilità in una vicenda che – come lui stesso ha confessato – non si aspettava di certo potesse finire così.

Non voglio credere a tante cose che ho sentito, credo però che Ivan, che parla spesso di se nell’intervista avvolto dalla coperta del “noi”, come se per schiacciare le difficoltà di questo caso non possa farcela da solo ma abbia bisogno del supporto di legali, agenti e cari al seguito, improvvisamente si sia sentito solo.

Un Superman senza superpoteri.

C’è tanto non detto in questo caso… Il primo non detto – che forse potrebbe chiarire tanti aspetti della vicenda – riguarda la “bomba” (così l’ha chiamata Ivan) mediatica esplosa l’8 luglio scorso…

La problematica era viva e nota da settimane prima che deflagrasse sui giornali, ma chi si è stancato della situazione tanto da darla in pasto ai media? Una vera e propria uscita a orologeria, nella stessa giornata la news era su Gazzetta dello Sport (una apertura di pagina) e – in uno spazio più piccolo – sul Corriere dello Sport. Non uno scoop, ma una doppia uscita, quasi programmata…

I fatti oggi dicono una sola cosa… Una problematica esistente da diverse settimane prima che venisse portata alla luce (8 luglio) e ad oggi non risolta, non si risolverà in questi pochi giorni che mancano alle prime amichevoli di agosto.

Per questo anche l’intervista su SkySport24 mi è parsa più un passaggio favorevole al suo brand – citato più volte – che allo stesso Ivan.

Caro Zar, scarpa o non scarpa, sei un valore per il movimento e il movimento è un valore umano per te. Per il futuro non perderti in cose che non valgono l’emozione del gioco e della maglia…   Riprenditi la pallavolo.