Che stagione la 2017/18… Bernardi blinda e guida Perugia al tris; orgoglio Lube, Modena caos e tradimento; Trento solida, quanto è bella Ravenna. Rimandati e bocciati

Comunichescion finale

Il mio punto – personalissimo – sul 2017/18 che si è chiuso domenica con la Final Four di Champions League.

PERUGIA – Triplete e bronzo europeo. Una annata unica. In Umbria società e tifosi dovranno ricordarsi di questa splendida stagione. Sembra ieri il confronto tra Bernardi e Sirci in nella zona mista della Final Four di Champions di Roma con le vene gonfie sul collo del tecnico. L’inizio della fine per alcuni, l’inizio di un viaggio che secondo me Bernardi ha vissuto come se fosse senza ritorno. Isolato con la sua squadra, blindata dalle intromissioni esterne, anche quelle di un patron – Sirci – che per caratteristiche personali risulta unico nel panorama italiano. Uno che a dicembre/gennaio ha iniziato a parlare di Leon ad ogni passo, di un acquisto per la prossima stagione quando questa doveva ancora far vivere i momenti topici. La cosa non ha spostato di molto il focus di tecnico e squadra, anche se è evidente che ad un certo punto qualcuno ha suggerito al Presidente di lasciar tranquillo il presente, prima di eccitarsi per il futuro. La cosa ha funzionato e la gioia è arrivata per i successi di Atanasijevic e compagni. Una squadra che quest’anno è cresciuta perché ha inserito nell’organico una pedina che serviva come l’aria, Colaci, che ha visto crescere Zaytsev in ricezione, che ha visto Podrascanin e De Cecco al top, Atanasijevic più concreto, Berger indispensabile per dare ulteriore equilibrio ad un Russell che forse resta una incognita nei momenti topici. Il bronzo europeo resta una bella ciliegina. Un target da mettere nel mirino nel prossimo anno. #SCD (Spadroneggia con diritto).

CIVITANOVA – Che stagione, che finale di stagione. La Lube ad un passo da battere, con merito Kazan, quello che pare essere uno squadrone imbattibile salvo ricordarci che nelle ultime 4 finali di Champions League ha vinto in due occasioni gare tiratissime con il minimo vantaggio al tie break (con Trento due edizioni fa, e Civitanova nell’ultimo weekend). E’ stata la Lube più bella dell’anno, una squadra capace di esprimere questo livello di gioco corale pochi giorni dopo l’amarezza della finale scudetto. Con giocatori non al top della condizione per eccesso di sforzo fisico nel corso della stagione (era la 59esima gara dell’anno) e per problemi fisici.
Ci resta un solo dubbio su questa squadra, l’inghippo degli ultimi anni legato al sestetto titolare forzatamente intercambiabile per il rapporto obbligato italiani/stranieri in campo. Non sempre l’ho visto come una ricchezza, anzi. A volte come un problema che non ha permesso di avere in campo il sestetto migliore.
Civitanova ha perso 5 finali su 5… Supercoppa, Coppa Italia, Scudetto, Mondiale per Club e Champions League… Una catastrofe? Forse a caldo. In realtà deve restare da subito la considerazione che per perdere le finali occorre arrivarci e che queste sono state perse con Kazan e Perugia, quest’anno a livello internazionale la prima ed in Italia la seconda, con una marcia in più per motivi differenti. Orgoglio

MODENA che caos. Come si fa a parlare di pallavolo giocata dopo quanto successo? Non credo fosse – come qualcuno insiste nel dipingerla – la squadra più forte. Non lo credo e alla fine non lo è stata. C’erano carenze tecniche nell’organico se rapportato a quelli delle prime due della classe. Alla fine si è anche scoperto che sotto sotto la squadra era una pentola a pressione. Il progetto di Catia Pedrini non ha funzionato. Lei – poco supportata – ci ha messo troppo del suo, in termini di fiducia verso le umane mancanze altrui, e non è bastato. Tutti i protagonisti del “Grande Fratello” finale (presenti e assenti) che nella primavera/estate 2017 hanno firmato contratti consci che avrebbe dovuto limare i propri spigoli e le proprie convinzioni per un fine ultimo comune hanno barato, chi in un modo, chi in un altro, lavorando per minare la posizione della controparte. Atleti vs tecnico, tecnico vs atleti. Anarchia/fantasia al potere contro il “sergente di ferro”. Hanno perso tutti (gli atleti osannati dalle groupie, il tecnico supportato da chi vedeva in lui un manager modello Ferguson) dimostrando – nell’incapacità di andarsi incontro – una evidente immaturità. Firmare contratti sapendo da subito che non si sarebbe remato tutti nella stessa direzione rasenta la disonestà intellettuale. La piazza (record di pubblico e incassi) non meritava questo finale. Il patron della società nemmeno. Mai visto in vita mia. Tragicomico & immeritato

TRENTO squadra che vince non si cambia. E così in casa Diatec hanno ribaltato una formazione arrivata seconda in campionato compiendo però l’impresa di eliminare in gara 5 di semifinale Perugia; seconda in coppa Italia e seconda (unico vero neo) in Cev Cup. Morale della favola Lorenzetti e c. hanno vissuto una stagione tutta in salita con la capacità di superare un avvio che avrebbe potuto spezzare le gambe a chiunque. Altrove sarebbe stata rivoluzione e caos. A Trento no. L’asse Mosna-Da Re ha tenuto la barra dritta, il pubblico anche. Lo si è percepito quando sotto 0-2 con Latina in casa l’ambiente ha fatto corpo unico. Qualche crepa ci deve essere stata, è stata una stagione provante, Lorenzetti che urla (contro chi ancora non lo abbiamo capito) a Milano dopo il successo sulla Revivre, ne è la riprova. ma alla fine ne è uscita una stagione alla fine di sicuro non negativa, nonostante qualche atteso protagonista abbia clamorosamente steccato l’annata. Vettori in primis l’ha capito, chiamandosi fuori dalla nazionale per ritrovarsi in una estate di tranquillità. Ammiro il pragmatismo di Mosna e del gruppo dirigente trentino. Ha venduto Colaci perché a certe offerte non si può dire no, pur consci dell’equilibrio di squadra che andava a rompersi. Alla fine la regola è sempre e solo una le società restano (e si deve lavorare per quello) i giocatori – che vanno ringraziati per quello che hanno ottenuto sul campo – passano. Ricordate la cessione di Savani a Roma? In quell’anno fu uno sponsor corposo per il club. Solido futuro.

Le  altre

TOP – Nella stagione passata ricordo poi Ravenna l’impresa di Challenge Cup della squadra di coach Soli, del regista Orduna (bella rivincita dopo l’anno di Modena) e la rivelazione Buchegger. Oltre ai risultati sul campo culminati con il successo europeo e la serie di play off con l’impresa con Perugia sfiorata tra gara 1 e il successo di gara 2 nei quarti, è stato bello rivedere il pubblico caloroso al Pala De André. Resta una piazza sensibile quella romagnola. Cultura.

Milano – C’è, eccome se c’è, anche se i bagordi – nostri – per una stagione finita ce la fanno quasi dimenticare in un involontario oblio da copia e incolla. Sospesa tra il gioiellino di Busto Arsizio e quel PalaLido che sembra non voler arrivare mai, la squadra di patron Fusaro e di coach Andrea Giani accarezza vette sublimi di gioco e risultati nonostante gli infortuni. Sbertoli, Abdel Aziz, poi Piano, giusto per ricordare gli acciacchi più clamorosi.  Li accusa – in termini di stanchezza mentale – nella parte finale della stagione  quando cede a Modena nei Quarti di play off, dopo una buona prova complessiva e nella ripresa delle attività con Latina nei play off Challenge, praticamente non giocati. E’ un bel progetto, se tornerà davvero a Milano potrà decollare. Rampa di lancio.

Monza: Anonima nella regular season cresce e vince i play off Challenge Cup conquistando così l’Europa. Bocciata in autunno/inverno. Sbocciata a primavera.

 

RIMANDATE – Nessun picco da parte di Verona. Non ha centrato il quarto posto o le semifinale play off e nemmeno la qualificazione alla Challenge Cup nel torneino di consolazione post season, quello che tutti i club vogliono in estate e poi vedono come un fastidio dopo una stagione. Pesa come un macigno l’assenza di Djuric. La società sta però lavorando bene anche fuori dal campo. Progetto.

Piacenza – Rimandata. Annata di transizione con la testa più al futuro che non rivolta alla passata stagione. Lavorare così per tecnico e giocatori non deve essere facile. Ne esce un 7° posto, un play off ed un play off Challenge con qualche lampo. Sopravviverà? 

Padova: Girone di andata da ricordare e incorniciare, culminato con l’exploit del 26 dicembre a Modena. Poi la squadra ha perso la via e il calo di rendimento di alcuni ha inciso. Fino alla sconfitta della finale dei play off Challenge Cup persa in casa. Beffa.

Castellana Grotte arriva ultima ma ha mille attenuanti. L’impatto con il PalaFlorio, le difficoltà logistiche in una città – Bari – che forse ha altre priorità, un roster da primo anno in A1 che ha risentito del fatto che non c’erano le retrocessioni. Futuribile, se vorra davvero insediarsi a Bari.

DA PLAY OUT – Latina, campionato anonimo, con un solo botto, la vittoria sulla Lube in regular season. La realtà pontina ha però fatto più rumore per la vicenda delle sedie nel PalaBianchini. Il derby delle sedute ha inciso anche nella stagione sportiva di Sora con il balletto tra Frosinone e il PalaPolsinelli, il braccio di ferro con la Lega, i dati di pubblico che facevano a pugni con le foto delle tribune deserte o – in una occasione – addirittura con il limite della capienza del palas di casa. Insieme a loro ci mettiamo Vibo Valentia. Risultati assenti, l’esonero di Tubertini non ha portato cambi di passo (forse la colpa non era del tecnico…). Lo sforzo della società non trova interesse. E’ un club che deve crescere, nella struttura prima ancora che sul campo. Anno zero per tre.