Struzzi, Bazooka, Pupo, soprannomi per l’eternità

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Lo slang del volley, come quello di qualsiasi altro sport, è fatto di soprannomi. Sicchè pare brutto prendersela se si viene identificati con un epiteto più o meno scherzoso o ironico. Anzi, da che mondo e mondo i soprannomi danno celebrità imperitura!

Soprannomi dei giocatori, degli allenatori, dei dirigenti, miriadi di soprannomi più o meno irridenti, più o meno sarcastici, più o meno azzeccati… ma che importa, i nomignoli hanno fatto e fanno la storia da sempre, anche nel nostro sport.

Che dire ad esempio del marchio di fabbrica dell’opposto più opposto della storia d’Italia, quella Z impressa come un marchio sui palloni dei successi mondiali? Andrea Zorzi è da sempre e per tutti “Zorro”, sceriffo della pallavolo ben giocata, gendarme delle schiacciate oltre il muro (del suono).

Luca Cantagalli è per tutti il “Bazooka”. E se molti attribuiscono la genesi di questo soprannome alla potenza del colpo d’attacco di uno degli schiacciatori più tecnici di tutti i tempi, qualcun’altro rimanda la nascita di “Bazooka” agli spogliatoi più che al campo e ad altre doti che è meglio qui non approfondire.

“Struzzo”… uno dei tanti soprannomi del mondo del volley…

O, ad esempio, chi sa il vero nome di Dall’Olio? Quasi nessuno perchè tutti lo conoscono come “Pupo”, e non stiamo parlando di gelati al cioccolato, ma di cioccolatini da scartare per centrali e martelli. E non a caso il figlio che oggi gioca in serie B è per tutti “Pupino”. Al secolo sono Francesco e Andrea, ma Pupi si nasce, si diventa e si rimane in eterno.

Andrea Lucchetta è per tutti “Lucky”. Semplice abbreviazione del cognome? Può essere, ma c’è chi dice che le sue incredibili difese nella finale mondiale del ’90 siano state tutte di puro fattore c…, e da qui il soprannome “Lucky”.

Franco Bertoli? “Mano di Pietra” da sempre, e qui non c’è bisogno di nessuna spiegazione. Joel Despaigne: un incubo per tutti i muri avversari, ecco allora che con Piero Pelù tutti avevano paura del “Diablo”. Mentre Lorenzo Bernardi è “Mister Secolo” e qui, vabbè, chapeau.

E ancora, Anastasi è per tutti il “Nano” (il compianto prof. Anderlini coniò questo soprannome perché il futuro ct azzurro era “il nano più alto del mondo”), mentre per arrivare ai giorni nostri Samuele Papi fin dai tempi delle giovanili di Falconara era “O’ fenomeno” per le sue capacità balistiche, Ivan Zaytsev è lo “Zar” per le sue origini russe, Alessandro Fei è “Fox”, e non si sa se per la sua furbizia sul campo da gioco (“volpe” è epiteto che poco si addice agli opposti, di solito) o per la sua vaga somiglianza ad Andrea Roncato che con “The Iena and the Fox” inventò un tormentone ne “L’allenatore nel pallone”. Dragan Travica è il “Drago” anche per come “sputa fuoco” in alcune interviste e non solo per la verve sul parquet da gioco.

Ma poi tanti altri. Come dimenticare infatti lo spelling del leggendario Antoine al palazzetto di Modena, quando in campo non scendevano nomi e cognomi ma Le Mani di Fabio Vullo, Andrea Muro Giani e via dicendo.

E anche nei bassifondi del volley nascono pseudonimi meravigliosi. La parola “Struzzo” ad esempio, da alcuni ripudiata e querelata, identifica la squadra del Modena Est e i suoi componenti, compagine che milita nella B2 maschile acerrima rivale invece dei “maiali” della Villa d’oro.

Epiteti che nascono ovviamente da mascotte e da comportamenti. Nel volley geminiano è ormai leggenda Giuseppe “Cicciolo” Ferrari, palleggiatore dalle mani fatate con un passato anche nella Panini che con gli anni ha messo su qualche chilo ma non ha mai perso la classe. Nella stessa Villa d’oro abbiamo ad esempio un “Dio del sesso” (soprannome auto-attribuito), un “Cavva” (perché dice di saltare come un cavallo, sempre in tema di animali) e soprattutto un “Edward Mani di Forbice”, ovvero l’estroso palleggiatore Marco Nicolini che tende a bucare il pallone ogni volta che lo tocca: insomma, la pulizia del gesto tecnico non è il suo forte!

C’è bisogno di incarognirsi, per soprannomi del genere? Suvvia… Viva la libertà d’espressione, viva la libertà di denominazione, viva i soprannomi!