Tokyo2020, alla fine i conti non tornano

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Olimpiadi in archivio ma mai come ora avverto prossime quelle di Parigi, tra soli 3 anni e con il processo di qualificazione non lontanissimo. Sono stati Giochi in cui la gioia del gioco alla fine è venuta meno alla spedizione italiana di pallavolo e beach volley. Gli unici che sono usciti a testa alta da questa rassegna sono i beachers Lupo e Nicolai.

I CONTI NON TORNANO – Nel torneo maschile era il nostro “last dance”. Si è consumato senza lieto fine. Tutt’altro, in largo anticipo sui sogni ma forse anche sulle aspettative che erano lievitate quando il sorteggio per l’abbinamento dei Quarti di finale aveva fatto pescare dall’urna l’Argentina.
Ingenui. In una Olimpiade senza padroni il ko con De Cecco e compagni ha rimarcato ancora una volta che ogni partita va giocata a mille e se dall’altra parte c’è chi ha più fame di te alla fine rischi di soccombere. Come è successo.
Al di là che probabilmente – viste le altre realtà in campo – viene ora complicato vederci su quel podio visto l’impatto di Francia, Russia e Argentina, il dubbio più grande che mi è sorto è perché questo gruppo sia mancato nella forma fisica nonostante l’avvicinamento dei Giochi non abbia conosciuto inciampi. Una precarietà riscontrata in primis dall’acclamato opposto azzurro giunto a questi Giochi fuori condizione e/o con problemi fisici mai dichiaratamente annunciati (prima) poi diventati alibi per l’ennesima manifestazione finita in panchina. Nei tre set più importanti dei nostri Giochi Olimpici in campo l’Italia ha gettato nella mischia un posto2 che il prossimo anno, senza una avances dai top team di Superlega, andrà a svernare in Cina a caccia di dollari ma in una realtà tecnica non certo di primo livello.
I conti sono stati fatti, come si chiedeva, alla fine. E non tornano.

OMAGGIO – Si chiude qui, non solo l’Olimpiade, ma anche un ciclo. Il “vecchio” Osmany Juantorena (35 anni il prossimo 12 agosto) la stella più brillante del team azzurro, a Tokyo è stato un esempio. Sempre presente, un faro per rendimento. Bene, con lui, il giovane Alessandro Michieletto (19 anni) a cui a fine torneo l’italocubano ha consegnato la sua maglia numero 5 in un vero e proprio passaggio di consegne. E’ stata la miglior diagonale azzurra ai Giochi, per buona pace di chi ancora oggi pensa agli esclusi.
Merita un grazie anche Max Colaci il libero che a Tokyo ha sofferto un po’ ma che poi alla fine ha salutato la Nazionale con sincero affetto e con altrettanta sincerità ha augurato – per il bene dell’azzurro – che chi verrà dopo di lui possa fare meglio. Se non è amore questo.

SI CAMBIA – E’ stato il “last dance” anche per “Chicco” Blengini il Ct azzurro che ha guidato la nazionale per sette anni. Ha forse raccolto meno di quello che speravamo. Su tutto resta l’argento di Rio2016, una vittoria perché l’epica dei Giochi vuole che una medaglia a cinque cerchi sia sempre vinta, anche se a me la finale di Rio ha ancora il sapore dell’occasione persa. Anticipando le polemiche sulla partecipazione o meno alla VNL e tutto il resto Blengini ha risposto con un assioma che è valido per le caratteristiche di questa squadra: “Se fossimo usciti come oggi, pur avendola giocata? Avreste detto che avevo spremuto troppo giocatori che da dieci anni non hanno un attimo di sosta”. Detto questo siamo mancati, ma nella logica dello sport ci sta che dall’altra parte della rete ci siano squadre più “forti” della nostra e non è disdicevole o motivo di giudizio negativo se altri sono più “forti”. Credo ci sia poco da spiegare in più.

DONNE IN CERCA DI GUAI – E’ stata la delusione più cocente perché le aspettative erano alte. Forse troppo, forse siamo stati tutti presuntuosi perché ci siamo cullati sull’idea che in un gioco di squadra la sola Paola Egonu potesse guidare il gruppo fino alle ultime giornate di gara. Paola invece non è riuscita ad essere esplosiva, ha viaggiato con il freno a mano tirato. Perché? Forse perché ha 22 anni?
In generale anche al resto della squadra di Davide Mazzanti è mancata brillantezza e, con il facile “senno di poi”, forse qualche scelta diversa andava fatta. Ma tant’è, credo che i processi con imputati alla sbarra non servano, così come l’astio da social o giornalistico di questi giorni manifestato contro questa o quella. Serve solo una analisi dell’esperienza olimpica, dal suo prima al suo svolgersi con la serena consapevolezza che per questo gruppo – viste le caratteristiche – questa Olimpiade sulla via del dolore possa rappresentare una tappa che fa parte di un processo di crescita.

VELASCO – L’ho ascoltato per diverse giornate al “Best of” di Rai2, la miglior trasmissione dell’emittente di stato dedicata ai Giochi. A volte basta poco, ma mettere insieme Jacopo Volpi e Julio Velasco a parlare di pallavolo è patrimonio dell’umanità. E’ invece patrimonio del nostro movimento l’ex CT Velasco. Ha detto cose importanti, ha fatto analisi altrettanto importanti. Mi chiedo perché queste riflessioni non possa farle insieme e per la  Federvolley, magari anche come consulente per la programmazione delle due nazionali maggiori. Uno con cui i Ct e gli staff azzurri possano discutere o confrontarsi per capire se sia bene o meno partecipare o no alla VNL prima dei Giochi o altre “quisquilie” del genere. Un confronto in più fa sempre bene…

I BEACHERS – Lupo e Nicolai hanno fatto il loro, l’ho detto subito. Terza volta ai Quarti di finale alle Olimpiadi,  sicuramente i migliori di tutta la spedizione azzurra tra pallavolo e beach. Da Menegatti e Orsi Toth mi aspettavo qualcosa in più ma sulle due ragazze ho una sola convinzione, ovvero che la loro Olimpiade fosse quella di Rio2016, 5 anni fa. Poi si son qualificate e quindi hanno meritato di esserci. Su Carambula-Rossi che dire? Aver partecipato ai Giochi è equivalso ad aver vinto una medaglia, il processo di qualificazione li ha portati in Giappone all’ultimo senza aver troppo tempo per la giusta preparazione. Serve ora un supporto a chi vorrà cimentarsi in una disciplina che – mettiamocelo in testa – è più simile al tennis che alla pallavolo.