Velasco DT, coraggio, ambizione, programmazione Fipav. Julio: “Sento dire che non si trovano i ragazzi: il mondo è cambiato, ma bisogna crederci”

Ventuno anni dopo Julio Velasco torna a vestire i panni federali.

Da Ct della Generazione dei Fenomeni (323 panchine) poi della nazionale femminile (35) a direttore tecnico del settore giovanile maschile.  In mezzo di tutto, calcio (Inter e Lazio), altri club in Italia, nazionali in tre mondi diversi, Europa (Rep.Ceca e Spagna), Asia (Iran) e Sud America (la sua Argentina) fino al ritorno nella sua Modena, per un ultima stagione. Quella passata.

Chiamato dalla Fipav di Bruno Cattaneo al ruolo che in molti dipingono di taumaturgo, visto che a detta di tutti quello under maschile è un tallone d’Achille del movimento pallavolistico italiano (il rapporto uomini/donne è 1/4), Velasco torna subito in campo, dopo che appena un mese fa aveva, come ha raccontato, “assistito al suo funerale da vivo” quando venne dato l’annuncio del suo addio alla carriera di allenatore, chiudendo in anticipo il rapporto con Modena Volley, (“in vita mia ho sempre avuto la possibilità di scegliere io” mi aveva detto).

Julio riparte prendendosi in carico una fase progettuale delicata rivolta al settore maschile giovanile, dai più – come detto – vista come deficitario. Una operazione che è simbolo di grande coraggio e ambizione della nuova Fipav (Magri non ha mai voluto Velasco in un ruolo dirigenziale nella “sua” Federazione, nonostante si dicesse che sarebbe stato più che necessario, perché poi bisognava lasciarlo lavorare).

La Fipav di Cattaneo, che ha voluto fare questo passo, sa che uno come Julio Velasco non ha accettato il ruolo per dare immagine e lustro al movimento. Velasco vorrà fare, ha un contratto di due anni e mezzo per dare corpo alle sue più recenti parole, quelle dette a Modena in una serata di qualche settimana fa dedicata alla storia della pallavolo della sua città: “Sento tantissimo parlare in questi anni dei problemi che abbiamo, che non si può fare, che non abbiamo tutto di quello di cui abbiamo bisogno. Quando sento dire che non si trovano ragazzi oggi mi chiedo come hanno fatto allora i padri della pallavolo a trovare tesserati quando la pallavolo non si sapeva nemmeno cosa fosse. Come si può dire oggi che non si trovano ragazzi quando la pallavolo è in televisione, ha vinto mondiali maschili e femminili, quando c’è una organizzazione presente su tutto il territorio con società che offrono condizioni che una volta erano un sogno per qualsiasi persona giocasse a pallavolo. Il mondo è cambiato da allora, quello che non deve cambiare è la fiducia, il crederci, il credere che è possibile migliorare”.