Viva gli arbitri, viva le proteste

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In questa rubrica abbiamo finora schivato accuratamente un settore dello slang volleystico decisamente praticato e diffuso, ma molto scomodo: quello che si utilizza nel rivolgersi agli arbitri. Argomento scottante, che il “Palazzo” non vuole affrontare, insabbiato dai servizi segreti, dal ministero dell’interno e dalla Cia alla stregua delle stragi (che meravigliosa consonanza ragazzi, sono un poeta!) degli anni di piombo.
==Ma qualcuno dovrà pur tirar fuori dagli armadi della vergogna questa scomoda verità.

Innanzitutto sfatiamo un luogo comune: la frase detta più spesso all’arbitro non è “Figl di putt” oppure “Test di c…” o, componendo “Gran Mascalzon., Lup. Man., Pezz. di Merd., Figl. d. Putt.” come qualche malpensante e malpancista potrebbe dire di primo acchito. Si spartiscono il primato di espressione più utilizzata con gli arbitri tre semplici paroline, innocue, innocenti, candide come la neve: testa (senza c.), croce e formazione. E sfido chiunque a provare il contrario.

È vero che ultimamente la classe arbitrale, fantasiosa tanto nei fischi quanto nella numismatica, ha prodotto per i sorteggi monete rare e talvolta raccapriccianti, per i sorteggi, presentando aquile, serpenti, gorilla, navi di pirati, koala, buoi, paesi tuoi, donne, donne nude, uomini nudi, stelle, stalle, bronzi di Riace, babbi natale e chi più ne ha più ne metta. Ma fortunatamente prevalgono ancora le teste e le croci.

Passando al campo, come detto, la parola più utilizzata è, o quantomeno era, “formazione”, accompagnata col gesto del dito roteante sulla mano. Ma so cosa state aspettando…

Sempre dito roteante, questa volta però di fianco alla tempia “Tu sei pazzo”. Frase ancora di buon gusto ed educata. Come anche la sottile ironia e presa per i fondelli delle finte buone maniere: “Scusi, signor arbitro, esimio dottore, eburneo ingegnere, ma che cosa ha fischiato, se tal questione può essere esposta al vostro sublime intelletto?”. Ci sono le esposizioni di opinioni corrette ed eleganti: “Guardi, notabile direttore di gara, io rispetto la sua decisione con deferenza, ma a mio parere il tocco del palleggiatore avversario non solo rappresentava meravigliosamente l’apoteosi del fallo di doppia, ma ha anche seriamente messo a repentaglio la sua incolumità”.

Alcuni capitani, infine, provano a buttarla sulle simpatie politiche dei fischietti: “Caro amico arbitro, è il momento del fare per pensare di far fare. Può darsi che il mio alzatore abbia commesso un’infrazione. Ma sa, è renziano. A lui piace cambiare verso alle cose, anche ai suoi palleggi”. Che se l’arbitro è renziano ti dà subito palla a favore.

Fin qui, più o meno tutto bene.

Poi, però, ci sono i facinorosi. Sul podio delle espressioni più utilizzate “Vai a fan…”, “Testa di c…”, “Ma tu non capisci proprio un c…”, “Che c… hai visto”, “Ma che c… stai guardando” ecc. Insomma, il “fattore c” predomina anche nel rivolgersi agli arbitri, il problema è che spesso comporta una pioggia di cartellini. Coloriti, come gli epiteti che i direttori di gara si sentono rivolgere. Quando poi si sconfina nei “Io ti ammazzo” “Tieni famiglia?” “Hai la scorta per tornare a casa?”, beh, oltre ai cartellini che fuoriescono come coriandoli state sicuri che le giornate di squalifica diventeranno lunghe come quelle del calendario dell’avvento. È anche questo il bello dello sport.

Viva gli arbitri, viva le proteste!

p.s.: forse un giorno dedicheremo una puntata anche al gergo arbitrale nei confronti dei giocatori… ma forse no. Vedremo.

Ecco qui un bell’esempio degli epiteti che si può beccare un arbitro distratto

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Ecco come invece a volte i giocatori si vendicano di decisioni a sfavore

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