“Webeti”: giù le mani da Mazzanti, Egonu e compagne. Europeo femminile: formula da rivedere

GIU LE MANI DALLE AZZURRE

Giù le mani da Davide Mazzanti, da Paola e da tutte le altre azzurre. Giù le mani, voi leoni da tastiera, da un gruppo di ragazze che da anni è motivo di vanto, bandiera del nostro movimento e non solo. Giù le mani da chi ci rende orgogliosi, da chi l’ha già fatto e lo farà anche in futuro. Per l’impegno, per l’attaccamento alla maglia, per la professionalità. Che si vinca o che si perda.

Giù le mani dalle tastiere per scrivere di colori altri che non siano l’azzurro. Queste ragazze sono la bella Italia e non meritano di subire il male del web, il commento di “webeti”  dalla tastiera facile.

Prima, pensateci…

Sono nostre figlie, sono vostre figlie, sono ragazze che giocano a pallavolo, che fanno sport. Professioniste sì che in campo sfidano l’avversario, che devono fare i conti  – come noi che quotidianamente andiamo al lavoro o a scuola – anche con una semplice e impronosticabile giornata no. Che devono fare i conti con l’essenza dello sport: si vince e si perde.

Prima, pensateci… 

L’equazione “sono professioniste ‘ben pagate’ quindi le critiche aspre sono legittime” non dovrebbe trovare casa in uno sport come il nostro, di nicchia. Dalle grandi potenzialità verso platee di neofiti ma ancora riservato ad una platea di amanti delle squadre, del gioco, del clima che si respira nei palasport a tutte le latitudini e longitudini.

Pensatela come volete, ma ho provato fastidio e, a tratti, anche disgusto a leggere certi commenti sui canali social o nei profili delle atlete dopo una vittoria risicata o una sconfitta, magari proprio prima di una vittoria importante.  

Prima, pensateci… 

CHE EUROPEO – Due cose su cui riflettere per non limitarmi a guardare alla pallavolo dal giardino di casa nostra. Comprendo che la Cev abbia come missione quella di allargare e favorire la pallavolo oltre ai soliti Paesi e quindi cerchi di aiutare la promozione anche dove le schiacciate non sono forse pane quotidiano. Comprendo che l’Europeo a 24 sulla carta sia andato in quella direzione, dare voce – almeno per una settimana – a chi voce non ce l’ha.

Resta però un dato su cui riflettere, alla fine di tutta la prima fase si è arrivati ad avere in lizza solo 16 squadre qualificate (senza sorprese), lo stesso numero di formazioni al via nell’Europeo 2017, un numero più congruo peraltro ad un planning internazionale che chiede di limitare gli spazi temporali.

Un gap tecnico troppo ampio tra le big e le altre ha di fatto condotto tutti ad un Europeo iniziato con gli Ottavi di finale, tutto ad eliminazione diretta. Formula a mio avviso da rivedere, da ripensare. Soprattutto nella impostazione delle sedi obbligate per i Paesi organizzatori che ha creato illogici abbinamenti e spostamenti. Di fronte ad una finale di Champions League stellare in quanto a prodotto complessivo che ha evidenziato come questa nuova Cev sappia fare e possa fare, l’Europeo a 24 squadre e 4 sedi è da rivedere. I margini di miglioramento ci sono, le capacità anche.