Zaytsev, le schiacciate delle sardine

899

Mi gusto le giocate di Zaytsev in campo con la maglia di Modena e dell’Italia, mi gusto il gioco di Atanasijevic con i colori di Perugia ma anche con quelli della Serbia, mi gusto la classe di Juantorena dai tempi di Trento, passando per la Lube  e, per nostra fortuna, in maglia azzurra.

Mi gusto le loro prestazioni sportive, il lavoro mi porta a volte anche a qualche critica – alle prestazioni, a qualche scelta legata alla sfera sportiva, mai all’individuo sia chiaro – e per me finisce lì.

Mi sono gustato le gesta di mille pallavolisti che fuori dal campo hanno legato la loro testa, il loro cuore e il proprio pensiero ai più disparati credo politici o cause sociali.

Juantorena in passato può aver inneggiato al comunismo cubano? A Fidel? Non lo so, mi interesserebbe per pura e semplice curiosità e fame di conoscenza personale, magari mi piacerebbe parlare con Osmany di come vedeva Cuba in gioventù – ma qualsiasi sia la sua idea – che mi piaccia o no – non va a influenzare il mio giudizio sull’atleta e sull’uomo che conosco oggi.

Atanasijevic – e molti altri giocatori serbi – ad ogni premiazione mostrano le tre dita, il simbolo della Grande Serbia, tra religioso e politico, fede e orgoglio di appartenenza. Lo stesso orgoglo che spinge quella piccola Nazione ad avere un passo in più nelle competizioni per Nazionali. Terre di guerre e lotte sociali e religiose, anche recenti, di avvenimenti tragici, avvenuti dietro le porte di casa nostra. Questi ragazzi hanno le loro idee e convinzioni, ma questa loro manifestazione – che mi piaccia o no – non non va a influenzare il mio giudizio sugli atleti, sulle loro prestazioni e sugli uomini che conosco oggi.

Ivan Zaytsev (che qualche webete – ad ogni contestazione – continua stupidamente a identificare come atleta russo, negando la verità: Spoleto non è exclave russa in Italia) e Salvatore Rossini dopo l’allenamento sono andati a farsi il bagno di folla con le “Sardine” modenesi sotto la pioggia. Che mi piaccia o no, non va a influenzare il mio giudizio sui due atleti e sulle loro prestazioni e sugli uomini che conosco oggi.

“Gioca e taci” non è di questi tempi. La coscienza sociale, l’apertura delle menti di tutti gli atleti alle idee che circolano fuori dalle palestre è un qualcosa che fa di loro persone migliori. Anche lo schierarsi li rende migliori, fuori dalle palestre. Che ci piaccia o no, in sintonia o no con le idee altrui.

Ora non confondiamo il giudizio che possiamo dare su una loro prestazione sportiva con le loro idee extrasportive. Il “dopo questa non vado più a vederli giocare” è semplice autolesionismo in nome di una intransigenza che è fuori contesto storico.

Ah, per coerenza, confesso di essermi gustato anche la Milano del volley di Berlusconi, quello sì – al di là delle idee politiche di ciascuno di noi – un chiaro flash mob sportivo di altissimo livello tecnico durato il solo tempo necessario al numero uno del gruppo del Biscione in chiave politica. Era una bella squadra, conquistò un Mondiale per Club, forse perse di più di quanto vinse. Poi sappiano come è andata.