MODENA – La questione stranieri non è ancora stata dipanata. In ambito italiano la Lega Pallavolo maschile si è fatta portavoce di una “battaglia/confronto” con la Fipav ed Fivb portando sul tavolo motivazioni e temi.

Temi condivisibili o meno, il movimento maschile ha comunque il merito di essere sceso in campo. Non così il movimento femminile sulla quale oggi traccia un commento la Gazzetta dello Sport che parla di “Atteggiamento ondivago” perchè dopo “un incontro ‘conciliante’ a Roma con la Fipav, ieri – (il vice presidente di Lega Veneziani in TV, ndr) – ha promesso battaglia sulle comunitarie”.

La situazione è alquanto controversa e ai più può apparire poco chiara. Da una parte il movimento dei club italiano che era disposta a sposare la direttiva Coni che chiedeva il 50% degli italiani a referto, dall’altra la FIVB che oggi vuole arrivare ad imporre nel giro di poche stagioni 2 stranieri in campo, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari.

Abbiamo chiesto a Massimo Righi, amministratore delegato della Lega Maschile, il motivo dello scontro per cercare di fare chiarezza su un punto di vista. Un ABC che potrebbe svilupparsi nei prossimi giorni con altri interventi o interviste.

Righi, dove nasce la problematica dei club nel vedersi eventualmente ridotto il numero degli stranieri?
“Sono due gli ordini del problema. Il primo è di natura giuridica, il secondo di natura tecnico sportiva ed equilibrio finanziario. Il problema di natura giuridica è molto semplice, ci sono delle Leggi dell’Unione Europea che regolano la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’UE e non prevedono nessuna restrizione. Sotto questo punto di vista la prima decisione della federazione mondiale, di considerare tutti parificati i giocatori europei appartenenti alla UE, era legittima dal punto di vista nostro e da tutto il mondo giuridico internazionale. Decisione ora disattesa…”

“Per il secondo aspetto, quella tecnico ed economico, il semplice fatto di poter accedere ad un mercato tecnico più ampio, fa chiaramente scattare immediatamente un contenimento dei costi. Una necessità sentita, anche perché l’economia sta girando un po’ meno ed è più difficile trovare le risorse. La seconda problematica, all’interno di questo problema, è di ordine prettamente sportivo. Ritenamo che un campionato di grande livello tecnico, con tanti giocatori forti, con i migliori o tra i migliori giocatori del mondo, faccia crescere non solo il campionato ma anche i giocatori italiani che ci giocano. Non è un problema avere 50 o 60 titolari italiani in campo in A1, perché se non ne hanno potenzialità o diritto acquisito per merito, non serve a nessuno. Piuttosto credo sia meglio avere anche solo 20 giocatori italiani forti che si sono guadagnati il posto in un campionato di altissimi livello. E allora la nazionale può tornare ad essere molto importante. Altra cosa che non comprendiamo è che se, a fronte di ciò, creiamo nel giro di 2 anni una A2 tutta italiana, con soli 2 stranieri in campo, il bacino per i giovani italiani sarà quello. Quando uno sarà pronto poi andrà in A1 perché non esisterà mai nessun allenatore che non farà giocare un italiano bravo”.

“Il problema così non si pone. Sotto il profilo tecnico noi tuteliamo lo sviluppo tecnico del campionato e della nazionale, anzi, direi di più, delle Nazionali. Forse sarà un problema di ordine filosofico, però non scordiamoci che i campioni olimpici delle ultime Olimpiadi, quando hanno vinto, erano giocatori che giocavano tutti in Italia… Sull’altare di cosa tutto ciò? Per far giocare in più qualche italiano che ora all’orizzonte non c’è? Giocano già tutti quelli meritevoli”.

Tralasciando la visione localicizzata. Veniamo a cercare di capire il perché di tutto ciò. Spagna, Francia e anche altri campionati rischiano di “chiudere” sotto l’aspetto qualitativo non avendo risorse interne per campionati di altissimo livello.
“Credo sia un problema di globalizzazione. Il mondo va in questa direzione, siamo circondati da multietnie. Non vedo qual è il problema. Non capisco perché dobbiamo restare vincolati alle monoetnie. Se poi ci guardiamo intorno, se analizziamo altre realtà italiane, sono tutte multietniche, sia quelle sportive che quelle sociali. Noi dobbiamo restare una riserva protetta? Se sì, attenti, tutti quelli che sono stati chiusi in una riserva alla fine si sono estinti”.

Allora perché seconde lei la FIVB punta a questa situiazione?
“Acosta non ci ha mai spiegato il pechè. La problematica nasce – credo – da una sua esigenza. Tutelare l’integrità culturale e sportiva, come dice lui nella giustificazione, è un concetto ampio e privo di contenuti. Riteniamo ci sia un disegno di tendere ad abbassare ed equilibrare il livello di tutte le nazionali del mondo, e così le nazionali europee andranno ad assimilarsi a livello tecnico a quelle del resto del mondo. In uno studio effettuato abbiamo riscontrato che nelle ultime 55 partite disputate tra nazionali europee e quelle non europee 44 sono successi delle nazionali europee, 11 delle nazionali non europee e di queste 7 sono del solo Brasile. Tolto il fenomeno Brasile, 44 volte su 48 l’Europa batte il resto del mondo. Probabilmente la necessità di Acosta, e uno può anche comprenderlo, è quella di abbassare il livello europeo per far alzare quello degli altri”.

“C’è anche chi sostiene, ma su questo non abbiamo possibilità di confrontarci, che Acosta voglia organizzare un campionato del mondo per club molto forte e per fare ciò, per motivare i giapponesi ad organizzarlo, voglia dare ai giapponesi una chanche di giocarselo. Con 2 stranieri per club anche i club giapponesi sarebbero infatti competitivi. E’ quanto si dice, ma però oggettivamente, è solo un punto abbastanza modesto del problema”.

Il non parlare con la FIVB pare che vi penalizzi… Anche Petrucci, presidente Coni, dice però che di fatto non avete via di scampo.
“Credo che Petrucci abbia sbagliato un po’ l’obbiettivo del suo intervento. Non abbiamo mai detto che non vogliamo che la Federazione ci rappresenti. Abbiamo semplicemente detto che non crediamo che il predidente federale Magri goda della fiducia delle nostre società. Noi siamo rappresentati nella Cev da un consigliere federale che è Renato Arena. Quando parliamo con la Cev passiamo per Arena e nessuno si lamenta per questo (anche se qualche club – Piacenza – quest’anno, l’ha fatto… ndr). Vogliamo solo dire che quando parliamo di Serie A e FIVB non vogliamo passare da Carlo Magri perché ha disatteso le aspettative dei presidenti di Serie A. Nessuno pensa di scavalcare la Fipav, ma solo Carlo Magri perché ha disatteso le società. Non c’è dietrologia, non si pensa alla prossima campagna elettorale. Petrucci ha ribadito un concetto assolutamente vero che non aggiunge nulla. Così come i richiami federali a Convenzioni – scadute – e Statuto. Tutto vero e nessuno disattende queste situazioni. Vogliamo solo che a rappresentarci non ci sia il presidente federale che è in forte criticità con il nostro sistema. Per cui chiediamo che venga individuato un altro consigliere, un altro vice presidente. Saremmo felicissimi di farlo”.

Se arrivasse questo interlocutore per andare a parlare in FIVB e Acosta ugualmente non facesse passi indietro a cosa siete pronti? Alla svolta radicale di cui si parla spesso?
“Per quello che riguarda Acosta non ci stiamo a fasciare troppo la testa. Noi vorremmo passare attraverso le istituzioni delegate a ciò per parlare. Mi stupisce che ci si richiami sempre alle regole generali dell’ordinamento sportivo quando fa comodo e quando c’è da applicare una delibera del Coni che invita le federazioni ad utilizzare il 50% degli italiani a referto questa non è da considerare. Credo che Acosta possa anche non riceverci, anche se non capisco il perchè, perché ha sempre ricevuto tutti, comunque in Europa è certo che si sta sollevando il problema in maniera sempre più forte. Noi forse siamo i più esposti, lo siamo sempre stati, siamo un movimento leader, e non possiamo nascondere dietro ad un dito quelle che sono le nostre responsabilità”.

Cosa succederà ora?
“La pallavolo la giocheremo sempre e comunque. Magari come ha sostenuto qualcuno potremmo sempre iscriverci sotto l’egida della nascitura federazione del Vaticano e giocare lì, sotto l’egida del Papa”.