Caso Uliveto: L’analisi. Il pubblico non crede alla buona fede nella pubblicità con le azzurre “oscurate”

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MODENAPier Luigi Santoro, esperto di marketing e comunicazione, in una analisi di approfondimento sul “Caso Uliveto” con il brand che si è trovato coinvolto in accuse di razzismo o, quanto meno di leggerezza,  per la grafica della pagina pubblicitaria apparsa su diversi quotidiani nazionali nella quale sarebbero state “oscurate” le atlete azzurre di colore (si è poi chiarito che le “oscurate” erano in realtà Ortolani ed Egonu, dalla foto era assente Sylla, essendo uno scatto fotografico relativo alla VNL, con atlete che poi non sarebbero nemmeno state tra quelle mondiali, qui la prima leggerezza), ha rilevato come le persone abbiano continuato a ritenere che vi fosse intenzionalità da parte dell’azienda nella scelta dell’immagine e non semplicemente “leggerezza”.

L’analisi, effettuata in collaborazione con  Talkwalker, ha rivelato un sentiment della rete negativo nei confronti del noto marchio.

Il picco massimo di citazioni è da rilevarsi tra le 14.30 e le 14.45 di domenica 21 ottobre, poi l’ondata di polemiche è andata scemando. Restano sentiment, emozioni e reazioni  costantemente con una forte prevalenza negativa.

A nulla è servita la smentita aziendale ritenuto dagli esperti di comunicazione “decisamente “goffo””.

Le reazioni sui post di smentita hanno registrato solo repliche negative come si vede nella word cloud dei temi associati al sentiment: razzismo, vergogna, schifo, e scusarvi.

Santoro ribadisce, dall’altro della sua esperienza, che “non sapremo mai se effettivamente si è trattato di una scelta ragionata o semplicemente di una colpevole leggerezza, anche se gli indizi sembrerebbero puntare, mettendo assieme i diversi pezzi della questione, sul prevalere di una scelta, miope, e sul mancato coordinamento tra i vari reparti aziendali.

 Di sicuro però per un brand che investe milioni di euro all’anno in comunicazione un tale mix di incompetenza e pressapochismo non lascia certo una buona immagine aziendale, e anche il fatto che, come detto, la smentita non abbia assolutamente convinto le persone, non depone a favore dell’azienda.”

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