Due chiacchiere con Andrea Alberghini

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Sul vocabolario alla voce “Dirigente” troverete il suo nome. Conosciamo meglio Andrea Alberghini al quale, fin da ora, vanno i nostri ringraziamenti per la sua dedizione e per la grande professionalità con cui svolge il suo ruolo. Buona lettura!

Di cosa ti occupi nella vita?

Sono un avvocato, ormai da oltre vent’anni, iscritto all’ordine forense di Modena. Mi occupo prevalentemente di diritto penale, con qualche sconfinamento nell’ambito civile.

Che ruolo/i ricopri all’interno della Scuola di Pallavolo?

Sono dirigente accompagnatore del gruppo squadra U17/serie D maschile.

Da quanto tempo fai parte di questa grande società?

Da ormai cinque anni.

Come sei entrato a farne parte?

Sono stato “arruolato” cinque anni fa  da Marco Serafini e Simone Pamini, all’epoca primo e secondo allenatore dell’Under 13 Maschile, che mi chiesero semplicemente di dar loro una mano nella gestione della burocrazia e delle scartoffie. Poi l’aria che si respira in palestra, la condivisione dei valori con lo staff, i principi della società che combaciano con il mio modo di vedere le cose, hanno creato un’alchimia che mi lega ancora a S. di P. Anderlini. E devo confessare che verserò una lacrima quando mi verrà detto che non ci sarà più posto per me.

Cosa ami di questo mondo?

Moltissime cose. La dedizione che tutti mettono nello svolgere il loro compito è al primo posto. Ma poi mi piacciono le iniziative che la Scuola di Pallavolo mette in campo: il progetto DONA, una Mucca per l’Etiopia, il Network. Mi piace la caotica baraonda che di solito (non quest’anno) contraddistingue i mesi di ottobre, novembre e dicembre, durante i quali va conciliata la gestione del guardaroba per la consegna della dotazione agli staff, le iscrizioni degli atleti, quelle delle squadre ai campionati con i tesseramenti, i documenti delle omologhe dei campi, e poi d’infilata l’organizzazione della Winter Cup (e vogliamo parlare della mattina del primo giorno della Winter?).

Posso continuare? Mi piace il senso di appartenenza e condivisione che anima gli atleti; mi piace la dedizione che tutti hanno nel fare qualcosa di bello per i giovani; mi piace la capacità che dimostriamo nell’affrontare un problema e risolverlo; mi piace la serietà con la quale vedo fare le cose, consapevoli che lo spirito della pallavolo è, in fondo, proprio questo: se ciascuno svolge seriamente il proprio compito, si porta a casa il risultato (altrimenti, come insegna Velasco, è colpa dell’elettricista, ma questo noi in S. di P. non lo insegniamo, eh !)

Qual è il ricordo più bello che hai degli anni vissuti in Scuola di Pallavolo?

Ce ne sono diversi, in realtà, alcuni legati al mio ruolo, altri alla mia veste di genitore di due atleti che giocano in Anderlini, e anche se qui interessano i primi, non tacerò i secondi.

Posso citare la bellissima Festa dello Sport a Serramazzoni di tre anni fa, alla quale Simone Tassoni mi ha permesso di partecipare tra le file dello staff (lo traduco: mi ha fatto lavorare come un cane, ma ne è valsa la pena!). E poi la conquista delle Finali Nazionali a Bormio dell’Under 14 Maschile di Andrea Sassi e Maurizio Forte (stagione 2018/19);  ricordo con estremo piacere l’ospitalità che abbiamo offerto agli atleti di Trentino Volley, facendoli dormire a casa di vari ragazzi della nostra squadra, quando vennero a giocare la Spring Cup, ricambiando quella che ci avevano offerto loro per il torneo Brugnara (stagione 2017/18,  Under 14 allenata da Mirko Barbieri e Matteo Ratti).  Senza nulla togliere agli  aspetti sportivi però, la cosa che mi fa più piacere ricordare è il bellissimo rapporto che ho stretto con tutto lo staff, partendo dagli allenatori con i quali ho gestito i vari gruppi squadra, passando a chi si occupa di segreteria, per arrivare a Simone Tassoni, che mi pare di conoscere non da cinque anni, ma da una vita intera. Senza poi dimenticare gli allenatori di mia figlia, e ancora Marco (inteso come Neviani), Ciccio, la Torri, la Lua, Marco (inteso come autista). E non me ne voglia chi non ho citato.

Per ciò che concerne i ricordi come genitore, li rimandiamo a un’altra volta, altrimenti si fa notte.

Cosa ti porti dietro della pallavolo nella tua vita quotidiana?

Permettetemi una battuta: la stanchezza! Con allenamenti che finiscono sempre alle 21:00, poi allungamento e doccia, a casa nostra non si va mai a cena prima delle 21:45, e alla mattina quando suona la sveglia le ore di sonno non sono mai abbastanza.

Seriamente: più che della pallavolo, mi porto dietro qualcosa della Scuola di Pallavolo Anderlini, e cioè  il fatto che esistono valori all’affermazione e diffusione dei quali ciascuno di noi può contribuire, facendo la propria parte. Valori che per me sono in particolare tre: solidarietà, condivisione, altruismo.

Cosa ti sta insegnando la condizione attuale?

Più che insegnarmi qualcosa, mi ha fatto riflettere sulla precarietà della nostra condizione. Quando ci penso, resto davvero colpito dal fatto che un essere minuscolo come un virus sia in grado di generare una malattia pandemica della portata che stiamo sperimentando.

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