Europei F.: L’analisi tecnica di Italia – Serbia by “Area Tecnica”

MODENA – Il canale Area Tecnica di Paolo Sgandurra ha analizzato la partita di semifinale tra Italia e Serbia.

Appunti di gara: Italia Serbia semifinale europeo 2019, il primo set.

Non si vince e non si perde realmente per un episodio, può accadere che in un set sei punto a punto e uno di questi determina l’esito, ma c’è sempre una storia precedente, 40-45 o 50 azioni che ti fanno arrivare lì.
Come ci arrivi conta eccome. Ogni partita ha una sua storia che a sua volta si sovrappone alle sfide passate e che si relaziona con lo stato attuale delle squadre. Parleremo del 1° set, perché a parere di Area tecnica è stato uno spartiacque chiaro, preciso, evidente e, purtroppo, decisivo. Il resto è tutto un rincorrere condito da nervosismi, facce basse, paure, errori, ricerca di soluzioni smarrendo un po’ le proprie certezze.

Il primo set di Italia-Serbia

E’ stato decisivo a suo modo il primo set della semifinale, perché ha scavato un piccolo solco e dato un motivo tecnico su cui la Serbia ha costruito il suo successo.
Fra le tante frasi di circostanza si sente ripetere spesso, dopo aver perso un set: “ricominciamo da capo, resettiamo e ripartiamo. Ricominciamo a giocare come sappiamo”. Tutto vero, tutto giusto, ma quello che accade in campo ha le sue ragioni e spesso molto lavoro fatto o non fatto. Tutto ciò ha un peso nella mente degli atleti che gli altri sono in grado di evidenziare.

In un post precedente, relativo ad una gara precedente dell’Italia (su Area Tecnica, ndr), è stato evidenziato come il nostro sistema di muro fra zona 2 e 3 riscontri più di una difficoltà. Non è una cosa inedita, si rileva in molte squadre per la verità, e molte volte rimane solo fra gli appunti di chi studia le gare oppure di qualche osservatore più attento. Ma perché porsi il problema se poi questo non ha creato vere difficoltà decisive se non in alcuni frangenti? Perché prima o poi squadre che sfrutteranno la situazione a dovere le incontri, e avranno, purtroppo, anche le armi per creare quel telaio di abilità tecniche difficili da contrastare.

E così arriviamo alla Serbia, squadra forte, la più forte in questo momento. Lo è perché la Turchia, eccellente squadra, ha evidenti difficoltà a mantenere un ritmo che la fa bellissima per tratti della gara ma non da far chiudere, permettendo a squadre forti di rientrare. Lo è perché gli USA sono in rinnovamento con vista Tokyo, perché la Russia non riesce a scrollarsi errori e pause che, anche nel recente passato, gli hanno permesso di vincere gare giocando sottotono e male e perdere quelle decisive. Lo è perché l’Olanda è ancora una incompiuta che si poggia su un gruppo che dovrà arrivare in Giappone, portandosi però dietro delle difficoltà irrisolte malgrado il buon lavoro dei tecnici. Poi ci sono le talentuose Brasile e Polonia, alla ricerca della quadratura fra fisicità, alzatrici forti ed equilibri di gioco non ancora trovati del tutto, servizio compreso.

Le scelte serbe

Per capire le scelte serbe occorre prima di tutto capire le giocatrici che hanno. Quando si parla di tattica o strategie non si può prescindere da quale “disponibilità tecnica” si ha, quali abilità tecniche si dispone per poi organizzarle in scelte strategiche. Questo termine, disponibilità tecnica, ben riassume il tutto, e la Serbia ne ha in quantità industriali. Quantità che da sole non fanno vincere, ma che, quando organizzate, diventano letali.

La loro opposta mancina, Tijana Bošković è la migliore al mondo, senza dubbio. Forte fisicamente, leader, con una grande parallela che obbliga il muro a dover porsi di fronte a lei, con quella intra rotazione, adduzione incrociando il braccio verso il corpo, velocissima e violenta. Se ciò non basta, come ogni forte opposto, ha la sua “palla rifugio” che sfrutta tutta la diagonale lunga verso zona 1, tutta la geometria possibile. Avendo avuto la fortuna di lavorare con un certo Miljkovic, e avendoci parlato molto spesso oltre che lavorato, lui che era un formidabile attaccante di mezza parallela e colpi sopra il muro, ci diceva: quando non passo e non mi riescono le cose mi rifugio nella diagonale (o diagonali).

Ma la Bošković non è solo questo, riesce, dosando il rischio sia come momenti e sia come opportunità d’uso, a stringere quella diagonale, creando ulteriori difficoltà. Ciò non tanto a muro quanto nel coordinamento muro-difesa avversario.

Coordinamento delle scelte

La Serbia ha costruito il primo set, in recupero, sulla sua formidabile opposta e sulla abilità di parallela di Brankica Mihajlović, su una alzatrice forte soprattutto in primo tempo e nell’alzata dietro, e su centrali in grado di giocare “palle spostate” di una efficacia notevole.

Qui si complica maledettamente la situazione per l’Italia.

Abbiamo accennato alle difficoltà di muro fra zona 2 e 3 italiana. L’aiuto di Malinov è debole perché per averlo, come poi accaduto nei set conclusivi, deve posizionarsi stretta con forti problematiche a chiudere in banda. Con gente come Mihajlović è un bel problema. Stefana Veljković e Popovic hanno letteralmente martellato con doppie C, sette, C spostate, la zona debole. La finta assistenza di Egonu ha ampliato il problema, anche se lì, in zona di sette poi apriva verso l’ala, sapendo la forza in zona 4.

Coperta corta.

Quando la ricezione si è spostata verso zona 3-4 abbiamo visto anche la pipe spostata verso 5 da seconda linea. L’idea tattica chiarissima: colpiamo e costruiamo il problema lì, e poi usiamo l’opposta, tutto al fine di non far organizzare troppo il muro su l’opposta indispensabile.

Il primo vero utilizzo, l’entrata in gara della Bošković, come in altre gare già evidenziate, è avvenuto non subito ma a metà del 1° set, dopo aver posto le premesse. Perfino i primi tempi come direzione sono stati preferibilmente giocati verso zona 1 (più precisamente zona 9) per obbligare non tanto il muro di zona 2 a intervenire, quanto per costringere il centrale a spostarsi progressivamente verso la zona 4 avversaria. Tutto per innescare l’imprendibile opposta, per creare quei buchi a muro, quei ritardi, quella sicurezza che avrebbe limitato la serba mancina e permesso all’Italia di stare in partita.

A tutto questo un altro problema irrisolto per metà gara: la seconda parallela dell’opposta serba.

Bošković è mancina, le sue efficaci diagonali e la mano dominante fanno propendere agli accademici del volley di lasciare più parallela a muro. Questo avrebbe aiutato la centrale italiana (così come di qualsiasi avversaria della Serbia) che fermandosi prima per saltare avrebbe dovuto fare meno strada. Tutto vero se non che, facendo scorrere l’alzata di una precisa Maja Ognjenović, l’opposta abbia iniziato a colpire sulla parallela interna (la seconda parallela), più lontano dalla riga, passando vicino alla mano esterna del muro di posto 4 (Sylla- Sorokaite).

In passato qualche situazione del genere, ad esempio con l’americana Murphy, fu risolta grazie ai muri di Bosetti, la più piccola, ma forte nell’aprire il passo e caricare il muro in ala con una compostezza degna della sua ricezione. Ha colpito lì Tijana, con la De Gennaro posta inutilmente vicino alla riga  e che gradualmente, non potendo la squadra a muro arrivare troppo vicino l’asta, si è spostata più interna. Con buona pace della difesa sulla riga.

L’altro problema con l’opposta in coordinamento con quanto detto finora, è stata la nota difficoltà difensiva in zona 1 e spazio di fronte la stessa zona. Anche qui, alle altrettanto note difficoltà difensive della Egonu, si è coordinato l’attacco in diagonale forte e lunga della Boskovic con i primi tempi spostati e chiusi delle centrali serbe verso la stessa zona (palla girata verso 1). Questo ha ulteriormente inchiodato le difese di zona 1 in difficoltà in arretramento. Questa situazione è andata migliorando, come la difesa di Moki più interna, ma solo nel proseguo di gara, con una parte di essa già segnata.

Per concludere il quadro, la posizione fissa avanzata di Egonu sul pallonetto, forte del muro in parallela o mezza parallela o una palla dall’asta che dir si voglia, con un sovraccarico del posto 6 sui power tip e palle penetranti il muro grazie al quadro tattico serbo.

Tutto il resto, partendo da quanto abbiamo esposto, è stato un adattamento e rincorrere le situazioni. Ora, si parlerà a lungo, possiamo scommetterci, sul numero di errori di squadra, della Egonu, così come il numero di punti di Paola alla fine comunque top scorer. Si parlerà della battuta che non c’è stata, anche se la stessa battuta ha permesso, complice un calo serbo nel 3° set, di realizzare quel lungo break che ha dato la vittoria nel 3° set. A questo proposito vi invitiamo a guardare la scelta della Ognjenović come primo cambio palla del 4° set: una sette vincente. Avremmo scommesso sulla scelta.

In mezzo e dopo tanto nervosismo che ha portato errori, dovuti soprattutto alla ricerca di soluzioni difficili in una situazione chiara: una squadra serba consapevole che l’impostazione e mezzi superiori funzionavano e una a inseguire.

La Serbia è imbattibile? No, è molto forte, la più forte, con una ricezione tosta, che cade su salto spin strepitose come quella della Egonu in diagonale stretta verso zona 1, ma che tiene sempre. E’ molto organizzata (bravo Terzic e staff), non fanno cose particolari ma fanno la cosa migliore: quello che serve.
Dovevamo battere meglio, è una bella frase, ma chiunque ha allenato ad un livello decente e conosoce il volley, sa benissimo che farlo contro una squadra come quella serba è molto difficile. E’ accademia sterile dire che bisognava battere meglio, ci sono tante altre situazioni prima da risolvere che portano punti, poi vengono gli ace o le battute / o +.

L’Italia che ha uno staff forte e atlete forti, dovrà però risolvere alcune di queste cose, perché se vuole vincere la medaglia e battere la Polonia, dovrà iniziare da subito a farlo. Altrimenti ci riaffideremo a Egonu contro tutti, a implorare primi tempi, ad arrabbiarci per qualche ricezione così così, etc etc, tutte cose reali ma che hanno una base evidente di altro genere.

Avete notato che non abbiamo citato neanche un numero della gara? I numeri non parlano da soli, prima c’è la tecnica e la strategia, poi e solo poi arrivano i numeri.

Area tecnica

Sostieni Volleyball.it