Europei M.: L’angolo della tecnica… Quello che le statistiche non dicono sull’Italia campione

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Pinali in attacco

di Simone Serafini
MODENA – A una settimana dal trionfo azzurro nella finale europea, riviviamo la partita tra Italia e Slovenia leggendo le Statistiche. Ci accorgeremo che i numeri parlano, ma non dicono tutto…

Italia contro Slovenia e Italia contro Serbia
Prima di sviscerare la finale, un paragone con le statistiche generali nella gara di semifinale. Contro la Serbia, ha complessivamente giocato peggio (sempre soltanto guardando i numeri, perché altrimenti dovremmo aprire un dibattito su cosa significa giocare bene e giocare male a pallavolo) nei fondamentali più “statistici” (battuta, attacco, ricezione, muro). Il servizio a dire il vero è più o meno sullo stesso livello perché, se è palese che in finale l’Italia ha trovato più ace rispetto alla semifinale (12 a 7), è anche vero che gli errori sono stati maggiori (25 a 20), per cui il “saldo” è lo stesso (-15). Nei restanti fondamentali i dati sono migliori contro la Serbia: muro (10 in finale e 15 in semifinale), attacco (39% e 41% di efficienza), ricezione (44% di positiva con 9 punti subiti, 46% con 7 punti subiti). Questo per dimostrare che si può vincere un oro europeo anche se in altre partite si sono avute Statistiche migliori.

Cebulj messo nel mirino della battuta azzurra

La Strategia Azzurra
Gli azzurri hanno scelto di indirizzare i loro servizi sui due schiacciatori, Urnaut e Cebulj, cercando di evitare il più possibile il libero sloveno Kovacic. Strategia probabilmente volta in duplice scopo, cioè non far ricevere il più forte e sovraccaricare i due che poi devono anche sostenere il peso degli attacchi da posto4. Operazione riuscita su entrambi i fronti. Cebulj e Urnaut sono stati impegnati 54 volte complessive (34 e 20), Kovacic solo 18. Oltre ad avere percentuali peggiori (50% e 30% di positività contro il 61% del Libero), l’operazione “Fastidio Agli Schiacciatori” ha trovato concretezza anche sulle loro percentuali d’attacco complessive, soprattutto Cebulj (31%, 37% Urnaut). Proprio Cebulj ha patito per tutto l’incontro il servizio di Giannelli, che alternava salto spin (con rotazione del pallone) al salto flot. La Cev propone il video che segue con alcune statistiche da cui si evince come l’Italia sia riuscita ad indirizzare i propri servizi verso la zona 5 e 6 avversaria. Proprio le zone del campo che maggiormente sono presidiate dagli schiacciatori.

Quando non basta attaccare meglio
Nel primo set l’Italia si è suicidata sportivamente, perché pur attaccando con uno stratosferico 59% (cioè 13 attacchi in terra su 22 tentativi, un’ottima percentuale), ha commesso 7 errori al servizio. Questo ha probabilmente “salvato” la Slovenia che non stava attaccando in modo impeccabile (44% di positività). Se sbagli 7 battute accadono tre cose. La prima è banale: non hai possibilità di fare Break Point. La seconda, fai attaccare meno palloni agli avversari, la qual cosa, specie se in quel frangente stanno facendo fatica a mettere il pallone a terra, non può far loro che piacere. La terza è più sottile ma decisiva: se incorri in molti errori dai nove metri, piano piano per non sbagliare ancora si “molla” leggermente la battuta, cioè si prendono meno rischi, ma il più delle volte il servizio diventa meno efficace. Infatti la Slovenia ha chiuso con un inconsueto 73% di positiva, percentuale di ricezione da anni Novanta.

La Fredda Cronaca dei Numeri
Nel secondo set entrambe le squadre che hanno calato la percentuale in attacco (43%  Italia 35% Slovenia), con gli azzurri che hanno una maggiore efficienza grazie soprattutto ai 5 muri definitivi inflitti agli avversari, che affossano l’altrui fase offensiva. Registrata la battuta (solo 3 errori e un ace) e fortificata la ricezione (nel primo set 4 ace subiti, nessun punto diretto nel parziale), ecco servito il 25-20 per la truppa di De Giorgi. Nel terzo set la Slovenia ha evidenziato supremazia in tutti i fondamentali. Migliori percentuali in attacco (convincente 52% per gli sloveni, azzurri fermi al 31% con solo 4 palle tra errori e murate, cioè grande impasse nel trovare soluzioni vincenti per l’ottima correlazione muro difesa altrui), in ricezione (50% di positiva contro 43%, stesso numero di ace subito), stessi numeri in battuta.

Quello che le Statistiche non dicono
L’Italia nel quarto set ha attaccato meglio (42% a 30%) soprattutto grazie all’ingresso di Romanò (per lui uno stratosferico 9 su 10 in attacco, roba da Guinnes dei Primati), e ricevuto meglio (44% positiva contro 39%), ma questi numeri da soli non spiegano il 25-20 finale. Il saldo battute sbagliate – battute vincenti è lo stesso (-3) ma i 7 servizi errati italici (come nel primo set) hanno trovato conforto nei 4 ace fatti. Per fortuna (e bravura) italiana Lavia ha trovato i tre servizi vincenti in modo consecutivo che hanno propiziato il break decisivo del quarto parziale (da 13 pari a 17-13). Si era in parità e l’Italia era “aggrappata” alla partita, questi tre punti hanno cambiato l’inerzia del parziale, soprattutto come morale nel campo tricolore. Poi ci sono delle azioni che sono delle vere e proprie “sliding doors” dei match. L’Italia nel quarto set ha effettuato un solo muro vincente diretto, Ricci su Urnaut. Uno soltanto, ma sarebbe stato il possibile 21 pari con la Slovenia in rimonta. Subito dopo, una difesa ai limiti del possibile di Balaso su un Pajenk fino a quel momento quasi infermabile (ha chiuso con 11 su 17) ha sancito il 23-20. Per le statistiche sono soltanto un muro e una difesa. Per l’andamento del match, due grimaldelli che hanno scassinato la cassaforte slovena. Quello che le Statistiche non dicono.

Giannelli MVP

La Sagace Magia di Giannelli
Il neo palleggiatore di Perugia ha scritto una pagina indelebile del “Manuale del Palleggiatore”, capitolo “Come modulare la propria distribuzione a seconda della situazione”. Inizialmente il capitano azzurro si è affidato a Michieletto e Pinali, i suoi alfieri di riferimento in semifinale con la Serbia e in generale (soprattutto il primo) nell’intero torneo. La quantità dei palloni attaccati dai due giocatori azzurri dimostrano che nei primi tre set sono stati chiamati parecchio in causa (Michieletto 26 volte, Pinali 25 volte). Non essendo alte le percentuali d’attacco dei due, Giannelli ha decisamente “virato” verso Lavia, al quale sono stati consegnati 15 palloni nei primi tre set, ma ben 18 nei restanti due. Con il gran merito di non far uscire di partita Michieletto, il quale ha attaccato di qualità negli ultimi due set (50% nel quarto, 100% nel quinto). L’ingresso di Romanò poi ha permesso di trovare un altro concreto terminale offensivo. Si obietterà che distribuire le alzate a seconda della situazione che si crea nel match deve essere nelle corde di ogni regista. Certo, è che farlo in una partita così, con la squadra che andava a corrente alternata in attacco, con ventimila tifosi che urlano e con in palio la medaglia d’oro continentale, riuscendo a “staccarsi” dai suoi fari che l’avevano guidato fino alla finale, beh è una Magia vera e propria.

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