Fipav Piemonte: Velasco ai tecnici. “La sindrome di Brad Pitt una delle spiegazioni del calo di praticanti tra i maschi”

TORINO – Sulla pagina di oggi dell’inserto torinese di Repubblica, Domenico Marchese racconta dell’incontro degli allenatori e dei dirigenti piemontesi con il neo direttore tecnico del settore giovanile maschile della federazione professor Julio Velasco, organizzato dalla Fipav regionale mercoledì sera a Torino.

E’ stata l’occasione per uno sguardo diverso sulla pallavolo maschile, sui suoi problemi e sulle potenzialità inespresse ma pure su quello che funziona, che forse è però ancora migliorabile, guidati dalle riflessioni di chi da sempre rifiuta la ‘cultura degli alibi’
Idee “non linee guida, quelle non mi piacciono”, per aumentare la base, ha detto l’allenatore della nazionale della ‘generazione dei Fenomeni’, arrivati con lui sul tetto del mondo

Una interessante lettura che ci sentiamo di consigliarvi…

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Il volley femminile italiano sta vivendo un momento unico che gli ha permesso di ribaltare i rapporti di forza con il maschile rispetto agli anni ’90, quando la “Generazione di Fenomeni” dei vari Zorzi, Bernardi, Cantagalli dominava a livello planetario. Ecco perché per rivitalizzare “l’altra metà del volley”, quella maschile, è stato chiamato proprio Julio Velasco, il condottiero dell’Italia Campione del Mondo.

Nell’incontro con gli allenatori e i dirigenti piemontesi organizzato dalla Fipav regionale è emersa tutta la sua semplicità: un valore aggiunto in un’epoca in cui la complicazione è compagna di viaggio della quotidianità.

“La situazione non è negativa a livello di nazionali giovanili – è stata la premessa di Velasco ricordando l’oro mondiale Under 19 e l’argento Under 21 -. Ma se non ci diamo una mossa la pallavolo maschile rischia di diventare un’appendice del femminile, che ha la stessa presa sulle ragazze del calcio tra i ragazzi”.

Una delle spiegazioni del calo di praticanti tra i maschi, per Velasco, è la “sindrome di Brad Pitt”, usando una delle sue metafore: “Da adolescenti, se ci piaceva una ragazza, non aspettavamo che venisse lei da noi, provavamo ad approcciarla. Brad Pitt invece poteva aspettare! Il calcio nel panorama sportivo è Brad Pitt e noi i comuni mortali. Reclutare è come corteggiare: dobbiamo convincere i ragazzi, far venire loro il ‘virus’ della pallavolo. Iniziamo gradualmente, poi saranno loro a chiedere sempre di più”.

Chiedere è un concetto chiave per Velasco, due Mondiali, tre Europei e cinque World League alla guida della Nazionale maschile oltre a un argento ad Atlanta ’96: “Inconsciamente noi allenatori immaginiamo sempre come saranno i giocatori in futuro. Guardiamo un ragazzino e pensiamo ‘questo non arriva’. Ma dove deve arrivare? Questo paradigma culturale lo dobbiamo cambiare, dobbiamo andare a cercare ogni ragazzo che vuole giocare. Magari non diventerà un campione ma un ministro, un imprenditore: e un appassionato di volley pronto ad aiutare il movimento”.

Situazione che lo stesso allenatore, oggi direttore tecnico del settore giovanile Fipav, ha vissuto in Argentina, suo paese natale: “Mi è capitato di dover scegliere per una squadra giovanile tra un allenatore tecnicamente bravo e un altro meno preparato ma più empatico. Ho scelto il secondo, perché convinceva i ragazzi. Uno dei club più importanti di Buenos Aires è sostenuto dal mecenatismo di un ex giocatore che era scarsissimo. Ma è sempre stato un appassionato di volley, e ha continuato ad amarlo”.

Velasco è un pacato fiume in piena, suadente ma deciso, stravolge certezze e luoghi comuni: “Dobbiamo evitare frasi come ‘ah, i giovani di adesso’. Come ci sentiremmo noi se la frase fosse ‘ah i sessantenni di oggi’?. Quando lo diciamo, gli stiamo dicendo che siamo meglio di loro. Li smontiamo invece di coinvolgerli”.

Idee “non linee guida, quelle non mi piacciono”, per aumentare la base: “Gli allenatori e i giocatori più bravi non sono la mia preoccupazione. Vogliamo coinvolgere e per farlo bisogna semplificare. L’apprendimento è una linea discontinua fatta di tentativi e da un salto di qualità. Come una pentola d’acqua sul fuoco. Da fredda l’acqua diventa tiepida, poi calda. A 100° diventa vapore: questo è il salto di qualità, improvviso. Cerchiamo scuse, ma se fossimo noi a non entusiasmarli?”.

Chiude con un consiglio a tutti gli allenatori: “Fate l’esperienza di imparare qualcosa di nuovo, vale più di fare tanti corsi. Odiamo sentirci idioti, a qualunque età, e quando ci dicono ‘ma è facile’ ci arrabbiamo. Facile è quello che so fare, quello che non so fare è difficile. Mettetevi nei panni dei vostri ragazzi”.

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