Focus Tecnico: La novità della formazione di Vibo Valentia. Contro Verona in versione “vintage”

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MODENA – Curiosità nel turno infrasettimanale della Superlega. Stante l’assenza di Nishida, opposto titolare della Tonno Callipo Vibo Valentia, coach Baldovin ha schierato la sua formazione in modo inedito. Non tanto perché ha rinunciato a coprire l’assenza del giapponese con un altro opposto di ruolo inserendo un altro schiacciatore. Del modulo a tre ricevitori questa stagione se ne è parlato già parecchio, per via dello “sdoganamento” di Lorenzetti che mette in campo la sua Trento in questa modalità.
Addirittura il coach trentino ha portato avanti la sua idea anche in occasione dell’infortunio di Kazisky con Modena, schierando Cavuto-Lavia-Michieletto. Quindi ormai più che un esperimento sembra essere questo il modulo definitivo. Ma Baldovin contro Verona non soltanto ha adottato i tre ricevitori, ma ha anche cambiato la sequenza dei giocatori in campo. Tornando all’antico. Molto all’antico.

La sequenza dei giocatori solitamente usata – Al momento dell’inizio del set il tecnico di ogni squadra consegna la formazione iniziale con i giocatori assegnati nelle varie zone del campo. I giocatori con lo stesso ruolo sono opposti tra di loro (schiacciatore e schiacciatore, centrale e centrale, palleggiatore e opposto) di modo che, ovviamente, quando uno è in prima linea l’altro è in seconda linea e viceversa. Da circa trent’anni la sequenza con cui giocano quasi tutte le formazioni di qualsiasi genere e livello è, in senso antiorario e partendo da zona 1: palleggiatore / schiacciatore1 / centrale 2 / opposto / schiacciatore 2 / centrale 1

Sequenza classica

Nel corso del set i giocatori ruotano in campo in senso orario e danno vita alle famose P e ai vari schemi di ricezione attacco, con gli ingressi del palleggiatore e i moduli e le posizioni di ricezione, tenendo sempre conto dei falli di posizione (P indica la Position del palleggiatore, quindi si indica P1 quando il palleggiatore è in zona 1, P6 quando è in 6 e via dicendo).

La sequenza di Vibo – La squadra calabrese ha invece schierato i suoi uomini con la seguente sequenza, dando vita poi a sistemi di ricezione e attacco leggermente diversi: Palleggiatore / centrale1 / schiacciatore 2 / opposto / centrale 2 / schiacciatore 1

Sequenza old style

Le differenze  – Con la “sequenza classica”, chiamiamola così, nella fase di Ricezione-Attacco (che nel gergo si definisce Sideout, o Cambiopalla per chi non è esterofilo) nel susseguirsi delle rotazioni i giocatori vanno ad attaccare costantemente nelle loro zone, cioè schiacciatori in zona 4 e l’opposto in zona 2. Soltanto nella P1 l’opposto attacca da zona 4 e S1 attacca da zona 1.
Nelle formazioni schierate come ha fatto Vibo mercoledi sera, l’opposto attacca due volte da zona 4 e una volta da zona 1, S2 due volte da zona 2 e una soltanto da zona 4.

Questa formazione deve avere interpreti con maggiore ecletticità in attacco, perché ad esempio l’opposto, che di solito vediamo attaccare dalla parte destra del campo, è due volte impegnato da zona 4, luogo non molto amato da chi gioca in questo ruolo. Per questo la P1 della “sequenza classica” è una rotazione da cui uscire è spesso un problema, avendo l’opposto in zona 4 e S1 in zona 2. Tanto è vero che si ricorderà che l’Italia femminile sia alle Olimpiadi che agli Europei ha adottato uno stratagemma per far attaccare Egonu in zona 2 e la schiacciatrice in zona 4. Ormai i giocatori si sono talmente specializzati nei loro ruoli, i quali portano ad avere caratteristiche di rincorsa e di tempi diversi tra loro, che hanno maggiore difficoltà nelle zone di attacco per loro meno usuali.
La formazione di Vibo invece, avendo tre schiacciatori in campo e nessun opposto di ruolo, ha sicuramente meno interpreti specializzati in attacco da zona 2. Basic è schierato come opposto ma attacca prevalentemente da zona 4, e lui infatti è uno schiacciatore. Borges è lo schiacciatore che attacca due volte da zona 2. Poi evidentemente Baldovin ha valutato anche altri fattori nel decidere di giocare in questo modo, come il sistema di ricezione, in cui ad esempio il Libero (in verde nel disegno) compare anche nella zona sinistra del campo (cosa che non accade mai con la formazione classica).

La ricezione di Vibo in P5

Altra grande differenza tra le due formazioni è la penetrazione del palleggiatore nella P5. In quella “classica”, il regista per raggiungere la zona consueta dove la ricezione dovrebbe arrivare (il condizionale è d’obbligo vista ormai la potenza dei servizi) deve fare meno strada ed è fuori dalle traiettorie delle battute. In quella di Vibo, se ricevesse lo schiacciatore (S1), Saitta dovrebbe compiere molto più tragitto e soprattutto meno comodamente. Altrimenti bisogna impiegare l’opposto in ricezione (con il Libero nella parte sinistra del campo) se si vuole permettere una penetrazione più agevole al palleggiatore. E’ stato uno dei motivi per cui progressivamente si è tralasciato questo sistema. Quando la specializzazione dei ruoli ebbe il sopravvento non era più efficace impiegare l’opposto in ricezione e tener fuori uno schiacciatore. Vibo, che ha uno schiacciatore nel ruolo di opposto, può permetterselo. Anche in altre rotazioni può scegliere chi riceve e chi no, proprio per il motivo di avere in campo tre ricevitori. Con l’opposto classico avrebbe molti più vincoli nel sistema di Sideout.

Una storia d’altri tempi – Dicevamo che Vibo è tornata all’antico. Molto all’antico. Sì, perché questo modo di mettere la formazione in campo era usuale negli anni ottanta. Anzi, era l’unica conosciuta e l’unica usata. Si era sempre giocato in quel modo, Palleggiatore / Centrale / Schiacciatore eccetera, fin dalla notte dei tempi. Era anche vero che i ruoli erano meno definiti, tutti facevano un po’ tutto. Arrivarono gli statunitensi a metà degli anni ottanta e rivoluzionarono la pallavolo. Specializzazione dei ruoli, ricezione sul servizio flot a due e non a tre, l’opposto impiegato praticamente solo per l’attacco. Ma in realtà neanche loro, che praticamente hanno inventato la pallavolo come la conosciamo noi, pensarono a cambiare la sequenza dei giocatori in campo.
Ai mondiali del 1986, nella famosa finale Usa – Urss a Parigi Bercy,  gli statunitensi sono schierati con Stork (P) / Buck (C1) / Ctvrtlik  (S2) / Powers (Opp) / Timmons (C2) / Kiraly (S1). Timmons gioca da centrale ma in seconda linea va ad attaccare da zona 2. Anche alle Olimpiadi del 1988 (ancora vittoria contro l’Unione Sovietica in finale), pur con Timmons opposto e Partie al centro, Team Usa è ancora messo in campo nella stessa maniera.
Fu la nazionale brasiliana di quel periodo che per prima stabilizzò il gioco “moderno”. Badà Ribeiro, Renan Dalzotto, Amauri Ribeiro, Montanaro, Bernard Rajzman e come secondo palleggiatore tale Bernardo de Rezende, che tutti conosciamo come Bernardinho, allenatore ora della Francia e in passato del Brasile e papà di Bruno, regista di Modena. Furono i russi per primi a imitare i brasiliani, gli americani poi fecero altrettanto per sfruttare le caratteristiche di Timmons soprattutto da zona 2, diventando poi uno dei migliori opposti della storia del volley. Anche Velasco con l’Italia adottò subito il nuovo modulo e per gli stessi motivi degli statunitensi, visto Andrea Zorzi attaccava benissimo da zona 2 e 1. Già nella finale europea del 1989 contro la Svezia, il primo successo che diede il via alla grande epopea della “Generazione dei Fenomeni”  gli azzurri sono schierati con Tofoli (P) / Bernardi (S1) / Gardini (C2) / Zorzi (Opp) / Cantagalli (S2) / Lucchetta (C1). Seguirono degli anni di transizione, diciamo così, dove alcune squadre rimanevano ancorate al vecchio sistema mentre altre adottarono subito quello nuovo. Ad esempio, finale scudetto 1990, Modena è schierata in modo moderno mentre Parma no (allenatore Montali). Alle Olimpiadi di Barcelona 1992 vinse il Brasile (nuovo modulo) sull’Olanda (vecchio modulo). Ma nel giro di poco tempo tutte le squadre di ogni genere e grado alla fine si convertirono al nuovo sistema. Che fu causa e motivo allo stesso tempo dell’ulteriore specializzazione dei ruoli. Con l’opposto che non solo attacca (quasi) esclusivamente, ma lo fa sempre dalla parte destra del campo. E gli schiacciatori invece dalla parte sinistra.

Anno 2009. Un tocco vintage nello scudetto di Piacenza – L’avevamo già accennato quando si è parlato dei tre ricevitori di Trento di questa stagione. Quando Lorenzetti nella stagione 2008-2009 guidava Piacenza, ai playoff stupì tutti adottando il sistema “old style”. Marshall era l’opposto e quindi attaccava più volte da zona 4, Bravo lo schiacciatore lontano impiegato due volte da zona 2, Zlatanov S1 e scevro dai compiti di ricezione.

Piacenza 2009

Un ringraziamento per la collaborazione alla realizzazione dell’articolo a Luciano Molinari, Paolino Guidetti e Pupo Dall’Olio.