Focus Tecnico: Milano e i “Cambi Under”. Il volley verso l’IperSpecializzazione dei ruoli? – 1ª parte

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Chi ha seguito qualche partita di Milano in Superlega questa stagione si sarà sicuramente accorto della strategia di Roberto Piazza, che inserisce Leandro Mosca al posto del regista Paolo Porro nella fase break point, per alzare il muro. Fin qui nulla di strano, anche perché Mosca e i suoi quasi 210 cm sono sicuramente più consoni al fondamentale del muro dei 183 del regista campione del mondo under 21. L’anomalia sta nel fatto che il coach di Milano lo attua quasi tutte le volte che Porro è in prima linea al momento del servizio dei suoi. Il regolamento del volley prevede invece che un giocatore durante un set possa entrare soltanto una volta e basta al posto di un compagno.
Ma Milano non è fuorilegge, semplicemente sfrutta il cosiddetto “Cambio Under”. È un emendamento solo della Lega Serie A maschile, che permette cambi illimitati tra atleti italiani under 23 (quindi in questa stagione nati nel 1999 e anni seguenti). Questa regola è ormai datata e nelle intenzioni servirebbe a dare “minutaggio” ai giovani di casa nostra in serie A.

Porro – Mosca, cambio under in 1. linea

Ricapitolando, due atleti italiani under 23 possono avvicendarsi in campo senza problemi e tutte le volte che si vuole. Gli unici vincoli che hanno i tecnici per sfruttare questa regola sono di schierare titolare nel set un atleta under 23 (non deve quindi essere un subentrante) ma soprattutto che una volta effettuato un “cambio under” questo atleta non può essere sostituito da altri compagni.
Milano non è la sola che impiega il “Cambio Under” in questa maniera, per provare ad avere un vantaggio tecnico e tattico ripetutamente nello stesso set. In questo prima parte di campionato si è visto Vibo Valentia togliere sistematicamente al servizio il centrale Gargiulo sostituito da Nicotra.

Gargiulo – Nicotra, cambio al servizio

Piacenza talvolta Piacenza fa esaltare le capacità in difesa di Catania (libero campione del mondo con l’Italia under 21) al posto di Recine. Per l’infortunio di Stankovic a Modena un paio di partite ha giocato Sanguinetti, tolto sempre al servizio per Lorenzo Sala.
Ci sono esempi anche negli anni scorsi, ad esempio nella Modena del Triplete Sartoretti prendeva sempre il posto di Bossi in battuta (anche un servizio vincente per lui contro Perugia in finale scudetto).

Guardando questo impiego dei cambi illimitati, sale la curiosità e ci si interroga se la pallavolo non stia andando verso una IperSpecializzazione dei ruoli. Non soltanto schiacciatori, centrali, liberi e opposti. In qualche squadra ora c’è il Muratore, il Battitore, il Difensore.

Recine e Catania, cambio in seconda linea
Sanguinetti – Sala, cambio al servizio

A spasso nel tempo: dall’Universale alla Specializzazione dei RuoliFabio Di Bernardo, giocatore in serie B e figlio di Mauro vicecampione del mondo con la mitica Italia di Carmelo Pittera nel 1978, rispondendo a un compagno su quale fosse il ruolo del padre ha detto “Universale”. Eh sì, perché esisteva proprio un ruolo chiamato così, e se si visita il sito della Lega, nel menu a tendina delle statistiche dei giocatori, è ancora presente la voce. All’epoca tutti facevano tutto, tranne i palleggiatori che si dedicavano esclusivamente alla regia (e anche qui non necessariamente, visto che Torino vinse scudetti nei primi anni Ottanta con il sistema del doppio palleggiatore Vullo&Lanfranco). Quindi tutti attaccavano da più posizioni, tutti ricevevano, ci si alternava a murare nelle varie zone.

I primi a specializzare i giocatori furono (manco a dirlo) gli statunitensi. A loro si deve gran parte della base del gioco contemporaneo del volley. Gli schiacciatori divennero anche ricevitori, perché solo a loro era demandato il compito di ricevere i servizi flot degli avversari (i servizi al salto erano una rarità all’epoca, parliamo di metà anni ottanta). La ricezione flot rapidamente passò a un sistema a due interpreti, i centrali vennero esulati da quel compito, uno schiacciatore passò a dedicarsi quasi totalmente all’attacco da prima e da seconda linea. Quello che poi divenne lo Schiacciatore Opposto (al palleggiatore). La Rivoluzione Americana del volley di seconda metà degli anni ottanta portò in dote quindi una spiccata Specializzazione dei giocatori, con conseguente aggiustamento metodologico degli allenamenti e conseguente formazione in quel senso degli stessi. In parole più spicce, ad esempio anche nelle giovanili il Centrale si allenava poco o niente a ricevere le battute flot (essendo impiegato solo nelle ricezioni di battuta salto spin). Il cambio di sequenza della formazione in campo, da palleggiatore/centrale/martello a palleggiatore/schiacciatore/centrale, avvenuta anch’essa a cavallo degli anni ottanta e novanta, acuì una maggiore specializzazione anche all’interno dello stesso fondamentale, con gli opposti dediti solo all’attacco da zona 2 e 1 mentre gli schiacciatori impiegati quasi esclusivamente da zona 4.

Nonostante si fosse ormai stabilizzato questo nuovo tipo di pallavolo, rimase qualche classica eccezione che conferma la regola, anche ad altissimo livello. Spulciando video e ricordi, il Brasile campione olimpico nel 1992 schierava come opposto Marcelo Negrao, superbo interprete del ruolo visto anche in Italia con la maglia di Treviso. Ma in due rotazioni su tre Negrao, nel giro davanti, murava al centro e attaccava i primi tempi, per poi picchiare da seconda linea da zona 1. Questo perché come centrale quel Brasile schierava Carlao, forse l’Universale per eccellenza insieme ad Andrea Giani, i quali durante la loro carriera hanno giocato (e vinto tantissimo anche) non solo da centrali, ma anche da opposto e da schiacciatore. Giani addirittura ha indossato anche la maglia da Libero, giusto per non farsi mancare niente.
Dmitry Fomin è stato un formidabile opposto russo degli anni 90, e in Italia si è affermato con il Sisley Treviso. Ma il suo primo assaggio italiano fu con Ravenna, dove pur schierato opposto aveva compiti da centrale per l’impiego in quel ruolo di un giovanissimo Simone Rosalba (poi consacratosi da schiacciatore). E forse solo i più affezionati e maniaci di volley ricordano che Rafael Pascual, al suo primo anno in Italia in serie A2 con Sant’Antioco, vinse quel campionato giocando sì da opposto ma (come Fomin) con due passaggi davanti come centrale. Ma si potrebbero fare tantissimi altri esempi, come Marco Martinelli, centrale con il suo club e protagonista del Mondiale 1990 con il doppio cambio insieme a De Giorgi (quindi in pratica opposto), o Zorzi centrale ai Mondiali del 1994.

1ª parte – segue

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