Focus Tecnico. Milano e i “Cambi Under”. Il volley verso l’IperSpecializzazione dei ruoli? 2. Parte

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Liberi... di Superlega

Iperspecializzazione – 1ª parte

L’introduzione del Libero: più specialista di così!  – Nel 1998 la FIVB introdusse il ruolo del Libero. Figura che ormai è molto familiare, ma al tempo quest’atleta con la maglia diversa e con compiti esclusivamente di seconda linea provocò non pochi disappunti e scetticismi. Nel nostro racconto il Libero riveste un’importanza cruciale, poiché è il primo ruolo di fatto Specialistico e sancito da un regolamento, con compiti e limiti definiti, stile portiere a calcio. Dopo una prima fase in cui vennero adattati al nuovo ruolo schiacciatori con spiccate doti di ricezione e difesa, col passare del tempo si sono affermati dei Liberi che fin dalle giovanili hanno partecipato al volley soltanto dalla seconda linea. Più specialista di così.
A corollario della nuova pallavolo, il ruolo del Centrale, già di suo all’epoca abbastanza votato solo ai fondamentali di attacco e muro, assunse contorni ancora più netti, visto che nella quasi totalità dei casi è il giocatore che viene sostituito dal Libero in seconda linea. E quindi le nuove generazioni di Centrali praticamente non allenano quasi nulla che non sia attacco, muro e battuta.
La possibilità poi negli ultimi anni di portare in panchina un secondo Libero ha esasperato la stessa Specializzazione di questo ruolo. Alcune squadre non disdegnano di impiegare un Libero nella fase di Sideout e un Libero in quella di Breakpoint. Esistono quindi ora Liberi specializzati in ricezione e Liberi specializzati in difesa.
Attenzione però che come conseguenza seminascosta dell’introduzione del Libero si è avuta una “involuzione” nei fondamentali di ricezione negli schiacciatori. Prima dell’avvento del Libero gli schiacciatori si sobbarcavano quasi tutto il lavoro di ricezione, e dovevano essere completi sia in prima e soprattutto in seconda linea. Dagli anni duemila in poi, essendoci uno specialista della ricezione a fianco, lo schiacciatore può permettersi anche di essere più attaccante che ricevitore.

Fei centrale e opposto… in azzurro

L’era contemporanea e la Nuova Frontiera – Dall’introduzione del Libero di fine secolo scorso a livello regolamentare non è più cambiato molto, cosicché il volley non si è stravolto più di tanto. Chiaramente con il passare del tempo sono scomparsi per motivi anagrafici chi era cresciuto con un tipo di pallavolo e si era adattato ad un altro per far posto a nuove generazioni che fin da piccoli hanno fatto solo e soltanto una cosa (o poche). Impensabile ora che ci sia un Giani che possa essere ai massimi livelli in tutti i ruoli, libero compreso. Nel corso degli ultimi venti anni si è ancora assistito a qualche proficuo cambio di ruolo, viene in mente Alessandro Fei nato centrale e poi per degli anni uno dei migliori opposti al mondo. Nel volley la specializzazione dei ruoli inizia presto, il bagher di ricezione e il palleggio di alzata diventano fondamentali quasi esclusivi di chi è investito dei ruoli nei quali servono quei suddetti gesti tecnici. Il ruolo del Libero è presente fin dall’under 14, e i modelli di prestazione sono quelli che anche gli attaccanti si specializzino da un lato del campo. Ne consegue che atleti e atlete, fin da giovanissime, per tutto il corso della loro carriera passeranno pochissimo o nullo tempo in altre zone di campo, perdendo duttilità tecnica, tattica e mentale e specializzandosi sempre di più in compiti precisi e determinati e ripetitivi. La pallavolo sembra andare in questa direzione, magari arriverà un giorno in cui ci sarà il Battitore, il Muratore, il Primotempista eccetera.  Poi ti affacci dall’altra parte dell’Oceano e scopri che questa pallavolo è praticamente già realtà…

Negli Stati Uniti l’IperSpecializzazione è già realtà… –  Gli Stati Uniti si sa, spesso amano stupire e farsi regole loro. Nel basket i regolamenti NBA sono diversi da quelli della FIBA. Anche nel volley NCCA, quello dei College, hanno voluto distinguersi. Guardando i video del campionato studentesco femminile si nota, a parte palazzetti, folclore e spettacolo da fare invidia a gran parte della serie A italiana, come ci siano regolamenti molto diversi da quelli che siamo abituati. La cosa che salta subito all’occhio è che il Libero può battere (al posto però di un solo giocatore). Quindi solitamente uno dei due centrali, finito il giro davanti, va direttamente a sedersi in panchina, esentata dal turno di servizio. In più cambi illimitati, stile basket. Questo permette di entrare e uscire più volte nel corso dello stesso set (cosa non permessa dal regolamento FIVB), e strategicamente permette ai tecnici di poter sfruttare più volte ad esempio il doppio cambio, per avere sempre tre attaccanti in prima linea, oppure una giocatrice più difensiva sempre in seconda linea sempre al posto di una offensiva che giostra solo in prima linea. Paradossalmente anche un centrale che fa solo la fase di attacco nel sideout che si cambia con una collega più brava a muro nella fase breakpoint. Siamo all’apice della Specializzazione. O forse potremmo chiamarla IperSpecializzazione.

Un’occhiata agli altri sport: non c’è la stessa tendenza – Mentre la pallavolo ha effettuato un percorso regolamentare e tecnico verso una Specializzazione dei ruoli, in altri sport si è verificata una tendenza pressoché inversa. Nel volley dal generale al particolare, da altre parti invece una estensione dei compiti di ciascun ruolo volta a fare più cose rispetto al passato. Nel basket ad esempio sono desueti i “lunghi” che sgomitano e basta per un blocco o un rimbalzo, ma ora tirano da tre punti, palleggiano e portano palla come le guardie, forniscono assist. Nel calcio ora il centravanti non è più il classico “uomo d’area” ma è un attaccante che partecipa alla manovra ed il primo pressatore sul portatore di palla avversario in fase difensiva. Intanto i difensori devono saper impostare l’azione e non soltanto marcare gli avversari. Anche nel tennis, che non è uno sport di squadra, sono scomparsi quasi totalmente i giocatori con grandi specificità tecniche. Non si trovano i giocatori esclusivamente di rete o gli “arrotini” da fondo campo, il gioco moderno presuppone di saper fare (molto) bene sia il gioco d’attacco sia quello difensivo. Il volley quindi è in controtendenza. Pur senza sfociare nell’esagerazione delle regole statunitensi, è palese che nel corso degli anni soprattutto alcuni ruoli hanno subito una deriva specialistica.

I “tre schiacciatori” di Lorenzetti: l’ultimo caposaldo della Duttilità Pallavolistica…o il primo avamposto?  – Fatte le debite promesse, cioè che: a) bisogna accettare che il tempo passa, il mondo si evolve e b) non si può rimanere ancorati alle cose vecchie e che c) è più difficile da accettare per le persone diciamo “con più esperienza”, però se ci fosse un partito “Contro la Nuova Pallavolo” io mi iscriverei. Se il futuro è quello della NCAA americana diventerebbe una pallavolo robotica, ripetitiva più di quanto non lo sia. Con poche variabili anche tecniche individuali. E fin dai primi passi nel volley, i ragazzi sarebbero incanalati solo in alcuni aspetti della pallavolo. E permetterebbe di emergere ad alti livelli sapendo fare bene (anzi molto bene) un fondamentale, invece che privilegiare la totalità delle competenze pallavolistiche. E abbiamo visto che la strada intrapresa comunque dalla pallavolo è quella di una Specializzazione quasi estrema, auspicando che non si arrivi all’IperSpecializzazione. Che toglierebbe quel poco di poesia che è rimasto, quel sapore di epicità di alcuni momenti e di alcune sfide, di intuizioni geniali dei tecnici. Perché cosa c’è di più bello, di più artistico e romantico, vedere dei giocatori che sanno far benissimo tutto, che possano adattarsi alle varie situazioni o addirittura alle emergenze? Non vedremmo più, ad esempio, Goran Vujevic improvvisarsi palleggiatore per un’azione. Parliamo di più di dieci anni fa. Per un’incomprensione con gli arbitri non fu permesso il rientro del regista Sintini dopo un cambio, e Perugia rimase senza alzatore di ruolo. Goran non fece una piega, disse “palleggio io”, gli arrivò la ricezione e diede un primo tempo (perfetto) a Vigor Bovolenta. Non vedremmo più neanche vincere un’Olimpiade rimontando due set di svantaggio cambiando formazioni e ruoli, tipo quando la Russia conquistò l’oro a Londra 2012 ribaltando il Brasile, con lo spostamento del centrale Musersky come opposto e Mikhaylov da opposto a schiacciatore.
E allora l’attuale Trento di Lorenzetti, con il sistema dei “Tre Schiacciatori” contemporaneamente in campo, sembra essere l’ultimo caposaldo della Duttilità Pallavostica, un mondo incantato dove i laterali ricevono e attaccano liberamente dappertutto, qualche volta da zona 4, qualche volta in pipe, qualche volta da zona 1 e 2, e murano ora a destra ora a sinistra della rete. E siccome alcune figure si stanno nuovamente ridefinendo (ad esempio l’opposto, non più soltanto attaccante pesante ma più completo anche in fase di difesa e ricezione alle volte), con i giusti interpreti si può competere anche sfruttando la Duttilità. Ma quindi, siamo così sicuri che il volley del futuro sia quello dell’IperSpecializzazione?  O la formula di Trento è il primo avamposto di un’Altra Pallavolo?

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