PIACENZA – Il resoconto dell’appuntamento di “Un’ora con il campione” alla redazione della Cronaca di Piacenza con Hristo Zlatanov.

di Matteo Marchetti

Poster a tappezzare le camere da letto, autografi conservati come cimeli, addirittura una foto con la maglia biancorossa numero undici utilizzata come cover per il telefonino. E’ una sorta di “Zlatanov-mania” quella scoppiata fra i tifosi biancorossi, che lunedì hanno mostrato tutto il loro affetto allo schiacciatore nel corso di “Un’ora con il campione”.

Tante telefonate, molte delle quali semplicemente per salutare Zlatanov
e per fare i complimenti dopo la bella vittoria di domenica con Trento.  La prima a prendere la linea è la signora Anna. “Ci avete entusiasmato – sottolinea – è stata una grandissima partita. Probabilmente la trasferta in Russia vi ha fatto bene”.
“Doveva essere un trasferimento tranquillo – risponde sorridendo  Zlatanov – invece una bufera di neve ha complicato i piani. E’ stata dura, perchè siamo tornati con un giorno di ritardo”.

Simpatico il duetto con Giuseppe. Tredici anni, alzatore delle giovanili del Copra, esordisce con gli auguri (“anche se un po’ in ritardo”) per il matrimonio. Auguri “da estendere anche a tua moglie Chiara”. Hristo si diverte, sta al gioco e ringrazia. Poi Giuseppe chiede un consiglio per arrivare a giocare ad alti livelli. “Non come te – chiarisce – perché sei irraggiungibile”.

A Hristo scappa un sorriso, poi replica: “Niente è impossibile. Anch’io ho iniziato a giocare divertendomi nelle giovanili. L’importante è che tu ci creda”.

Giuseppe tiene botta. “I miei genitori – continua – mi dicono che il mio è un sogno, un’ipotesi irreale. Ma io faccio di testa mia”.
Ancora Zlatanov: “La strada è quella giusta, non è impossibile giocare  in serie A”.

Quindi Giuseppe confessa: “Ho ritagliato le foto che sono uscite su Cronaca ed una l’ho utilizzata per la cover del mio telefonino. Poi ho attaccato tutti i poster in camera mia, dove ho sistemato anche una bandiera biancorossa. Un’ultima cosa: tutta la mia famiglia pensa che Montali sia ateo”.

Ovvio, per i pochi che non l’avessero notato, il riferimento allo striscione che campeggia in curva al PalaBanca (“Noi crediamo in Hristo, Montali ateo”, ndr).

Si lasciano i confini provinciali e tocca a Sabrina, che chiama da  Manfredonia, in provincia di Foggia. Subito una domanda spinosa, sulla mancata convocazione all’Europeo.
“Va bene lo stesso – sorride amaro Hristo – così mi posso riposare”.

Arriva il momento delle e-mail. Sara, quattordici anni, vuole ringraziare Hristo per essere rimasto a Piacenza. “Sei grandissimo – scrive – per me il più grande di tutti, non c’è Savani che tenga”. Poi chiede se è possibile avere una risposta “da tenere tra i ricordi più belli appesi in camera”. Zlatanov ringrazia e domanda se è possibile (sarà subito accontentato) spedire via posta elettronica una sua foto a Sara.

Carolina vuole sapere se si potrà concretizzare uno dei sogni (scudetto o coppa) sfuggito negli anni scorsi.
“Stiamo lavorando per quello – precisa lo schiacciatore biancorosso – anche perché ci siamo stancati di arrivare secondi”.

Quindi chiede se la delusione in Nazionale può pesare sulle prestazioni sportive. Stesso quesito posto anche da Marcella Pini. “Dal punto di vista sportivo non ha inciso tantissimo, a livello personale molto. Ma è una storia che mi sono lasciato alle spalle, preferisco non parlarne più”.

I complimenti per la sfida con Trento arrivano anche da Marco Zoni. “E’ stata una bella vittoria – ammette Hristo – ottenuta giocando bene. Ci voleva un successo così convincente dopo un periodo altalenante”.

Un 3-0 che può dare maggiore convinzione? “Non penso, quella deve sempre esserci, ogni volta che scendiamo in campo. Il nostro problema attualmente era che ci allenavamo di rado a causa degli impegni ravvicinati. E preparandoci poco in palestra è difficile trovare gli automatismi giusti. Alcune cose addirittura le proviamo direttamente in partita”.

Quanto possono incidere gli impegni di Coppa? “Molto dal punto di vista dei viaggi e dello stress. Sei sempre fuori casa, sembra una stupidaggine, ma quando scendi in campo si sente. Anche se giocare all’estero dà stimoli maggiori ed è il bello del nostro lavoro. Certo che se la Coppa arrivasse a febbraio, quando gli automatismi sono già ben oliati, sarebbe meglio”.

La Sisley è così lontana? “No. Il problema è che l’abbiamo incontrata troppo presto, così come la Lube. Treviso è meglio di noi come intesa, amalgama, fluidità di gioco, perchè ha giocatori che sono insieme da tre stagioni ed alcuni di loro fanno parte del gruppo della Nazionale. E’ un vantaggio non da poco, sia chiaro, ma se guardiamo altri aspetti non siamo inferiori a loro.  Anzi, secondo me in alcune situazioni siamo anche meglio della Sisley”.

Ora i biancorossi, come tutte le formazioni di A1, sono attesi da due settimane di sosta, in concomitanza con la Grand Champions Cup. Un vantaggio o uno svantaggio, vuole sapere Carlo Zilioli?
“A noi una sosta serve. In estate io ho avuto solo una settimana libera, le vacanze di Grbic sono state ancora più corte. Dall’Olio ci ha concesso un periodo di riposo nel fine settimana, utilissimo per staccare la spina. E poi utilizzeremo i giorni senza impegni agonistici per allenarci e trovare l’amalgama migliore”.

In mezzo a tanti complimenti arriva anche una domanda pungente. “Lo scorso anno in Champions – chiede Marzia Rizzi – la causa delle sconfitte era da attribuire ai palloni. Ora tirate in ballo le trasferte. Non è che, come i calciatori, vi state abituando a trovare scuse?”

Hristo rigetta le accuse. “Non abbiamo mai cercato giustificazioni. Il problema dei palloni rimane. Ad alti livelli è molto difficile allenarsi tutta la settimana con i Molten e poi dedicare solamente un giorno a provare le traiettorie dei Mikasa, che sono completamente differenti. Per quanto riguarda le trasferte, non siamo stati noi a sollevare il problema. Il nostro compito è semplicemente quello di giocare il meglio possibile”.

Sempre in tema di gare europee, Mirella domanda perchè le squadre italiane fanno così fatica in Coppa.
“Perchè si gioca tantissimo ed il nostro campionato richiede sempre la massima attenzione. E poi, ripeto, ci sono i palloni differenti”.

Francesca Casaroli vuole invece sapere se Zlatanov concorda con il presidente Molinaroli, che ha proposto di abolire le Coppe europee mantenendo solo la Champions.
“Noi ci alleniamo a scendiamo in campo per vincere il più possibile. Avendo maggiori opportunità è anche più semplice raggiungere un obiettivo. Personalmente non abolirei le Coppe, mentre metterei al bando chi ci fa giocare il 26 dicembre. Vorrei che chi ha portato questa novità venga con noi in ritiro a Natale”.

Con Franca Pini si torna in Italia: Treviso farà un campionato a parte? “Anche noi lo scorso anno abbiamo conquistato quattordici vittorie consecutive in regular season. Ma non è servito a nulla. Punti deboli di Treviso? Ne hanno, ma non li dico certo pubblicamente”.

Ti sorprende il secondo posto di Cuneo? E chi temi fra le squadre che vi seguono?
“Cuneo non è una novità. Fra le altre formazioni mi piacciono Macerata e Modena”.