Intervista: Francesca Piccinini, “Mi manca l’oro olimpico, ma vivo senza rimpianti. Il sestetto del Mondiale 2002 è quello del sogno realizzato, ma mi auguro ancora altri trofei”

Francesca Piccinini, 5 scudetti, 6 champions League, il Mondiale 2002...
Francesca Piccinini, 5 scudetti, 6 champions League, il Mondiale 2002...

Se Federica Pellegrini è considerata la Divina del nuoto, lei è senza dubbio la Regina del volley italiano e non solo. Un’atleta dal valore inestimabile che ha da poco spento 40 candeline. Francesca Piccinini ha contribuito a scrivere la storia della pallavolo e, senza alcun rimpianto, è proiettata a nuove vittorie.

Francesca Piccinini, 10 years challenge
Francesca Piccinini, 10 years challenge. Vincenti

Proviamo a descrivere cosa contiene quella valigia con etichetta “40”?
“Contiene tanti ricordi, traguardi, momenti belli e brutti. Contiene tutto quello che ho raccolto durante il mio viaggio, fin qui, e che ha contribuito, nel bene o nel male, a rendermi la donna che sono e di cui, sinceramente, sono orgogliosa. Non è un bagaglio pesante, lo porto con me con la consapevolezza di chi non rimpiange e non rinnega nulla”.

Pochi giorni fa, con Novara, sei stata a Bergamo per giocare. Le due tifoserie si sono unite e ti hanno dedicato uno striscione. Oggi, cosa rappresenta Bergamo per te?
“Bergamo è stata casa mia per tanti anni e in qualche modo lo sarà sempre. Il mio legame con la città, con la squadra e con quell’ambiente è profondo e ha rappresentato per la mia carriera un capitolo lungo, affascinante e ricco di soddisfazioni. Eppure, non lo nascondo, per me è stato gratificante ed emozionante ricevere questo tipo di omaggio dalle due tifoserie. Anche perché, dopo Bergamo, Novara è comunque la società in cui ho militato più a lungo”.

 

Come è stata la prima volta in cui sei entrata in palestra da giocatrice di Novara, storico avversario di Bergamo?
“Innanzitutto ci tengo a ricordare che nella pallavolo, diversamente da quanto accade con altri sport, le rivalità rimangono sempre e soltanto nell’ambito sportivo e non intaccano mai quello che è il rispetto reciproco. Per questo non è stato strano vestire la maglia di Novara: al contrario, è stata una scelta che ho voluto fortemente per inseguire un traguardo che la società e la città non avevano mai raggiunto, lo Scudetto. Lo abbiamo raggiunto al primo anno ed è stato l’inizio di un bel percorso insieme”.

Hai sempre dichiarato che la medaglia che ti manca con la Nazionale è quella olimpica. Se potessi rigiocare una partita, quale sceglieresti?
“Sinceramente, nessuna. Mi manca la medaglia olimpica, certamente, così come mi pesano alcune finali o altre partite decisive perse con il club o con la nazionale ma vivo senza rimpianti. Al contrario, guardo avanti e ai prossimi traguardi da inseguire”.

Quale pensi che sia stato il momento più difficile della tua carriera?
“La stagione vissuta a Torino”.

Cosa pensi di aver dato alla pallavolo in questi anni?
“Spero di aver dato tanto quanto la pallavolo abbia dato a me. Di sicuro ho dato tutto quello che avevo e continuo a farlo ogni giorno, perché vivo il legame con questo sport in maniera totalizzante e così sarà fino a quando deciderò di giocare. Credo di aver dato un contributo, in termini di visibilità, anche fuori dal campo grazie ad alcune iniziative extrasportive e legate al mondo dello spettacolo portate avanti negli anni. Soprattutto perché sono arrivate in momenti in cui la pallavolo femminile era ben lontana dall’attenzione mediatica di cui gode adesso, per quanto possa ancora crescere”.

Quale canzone sceglieresti per descrivere i tuoi primi quarant’anni?
“‘Sono un ragazzo fortunato’ di Jovanotti”

Qual è il tuo sestetto dei sogni?
“Quello dei Mondiali 2002. Abbiamo realizzato il sogno che avevamo da bambine e abbiamo fatto scoprire a un intero paese che esistevamo anche noi ragazze, sotto rete. Quello era e rimarrà il mio sestetto dei sogni”.

Italia campione del Mondo 2002, il sestetto ideale di Francesca Piccinni
Italia campione del Mondo 2002, il sestetto ideale di Francesca Piccinni

Qual è l’aspetto che maggiormente ti affascina del volley?
“Il legame che si crea all’interno della squadra. E’ uno sport in cui spiccano le individualità, come è normale che sia in qualsiasi sport anche di squadra, ma in cui senza la coesione del gruppo e il contributo di tutte le sue componenti, non è possibile raggiungere alcun traguardo. Credo sia, in questo senso, unico tra tutti gli sport”.

Oggi, guardandoti indietro e analizzando il percorso fatto in questi anni, sia pallavolistico che personale, puoi dirti felice?
“Sì, ripeto, non sono una persona che vive di rimpianti e posso dirmi orgogliosa del cammino percorso in campo e fuori”.

Ti sei sempre messa in gioco e ci hai sempre abituati a non darti mai per scontata. Cosa dobbiamo aspettarci dalla “Picci” in questo 2019?
“Semplicemente che sia sempre la stessa e, mi auguro, che ci sia qualche altro trofeo da festeggiare!”

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