Intervista: Massimo Bellano, da Vasto all’Università del volley di Padova al Club Italia

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Massimo Bellano, time out azzurro

MILANOMassimo Bellano da questa stagione è alla guida del Club Italia femminile. lavora al Centro Pavesi: “una struttura all’avanguardia avendo la possibilità di ritrovare nella stessa struttura sala pesi, fisio, spazi per allenamenti con due campi sempre a disposizione, strumenti tecnici. Qui c’è tutto quello che serve per valorizzare al meglio le ragazze” e lavora per il futuro partendo da un contratto di 1 anno che a fine stagione sarà valutato insieme al presidente Federale con la volontà di portare in fondo il biennio con questo gruppo di atlete… “A primavera se ci saremo piaciuti e il lavoro sarà piaciuto andremo avanti…”.

“Chi è Massimo Bellano? Sono sposato dallo scorso anno, originario di Vasto, ho iniziato la mia carriera a Padova dove mi ero trasferito per studio. Lasciato Vasto per l’università, una volta a Padova ho frequentato anche un’altra università, quella della pallavolo… Dalla 3.Divisione ho fatto tutta la trafila, una lunga gavetta che mi ha portato fino alla serie A”.

Il tecnico di Vasto parte nella stagione 1994/95 sulla panchina della Pgs Ardor Legnaro, settori giovanili e crescita passo passo nelle categorie provinciali, poi il suo cammino è proseguito in B2, B1, fino alle stagioni di Ornavasso dove in cinque stagioni vince la Coppa Italia di B per due volte e ottiene due promozioni in A2 e poi in A1. Un anno e mezzo a Scandicci in A1, quindi la promozione in A1 con Filottrano, prima della chiamata di Mazzanti.

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Studiava… “Sciente statistiche. La pallavolo però mi ha rapito a 8 esami dalla fine. Contento di aver fatta questa scelta? Sì, quello che avevo in testa era far l’allenatore… A Padova avevo l’abbonamento all’allora Charro, seguivo le partite ma anche i loro allenamenti. Ho avuto la possibilità di seguire Prandi, Pittera e Alexander Skiba nei suoi ultimi anni patavini, e anche Angelo Lorenzetti”.

E sul campo? “Mi piaceva la palestra, da giocatore non avevo grandi doti, arrivai sino alla serie C come palleggiatore”.

Ora il club Italia. Quale l’obiettivo? “L’idea che ci siamo prefissi, la missione principale, avvicinare il Club Italia alle altre realtà. Vogliamo essere competitivi e portare le ragazze a competere al meglio quando entreranno in un club. Al risultato diano la giusta importanza. Qui il pensiero è far emergere i talenti, ma al servizio del gruppo”.
“Stiano affrontando un modo di allenare diverso, con l’idea di un gioco con quattro uscite in attacco, il ché rende tutte molto coinvolte. Una cosa un po’ nuova per la nostra serie A”.

Si parla del gap d’età del Club Italia… “C’è un pensiero che vorrebbe il Club Italia cambiare età di riferimento. C’è un progetto che si vuole sviluppare di un Club Italia come ora non in antitesi con i club dove però colmare l’ultimo scalino a livello giovanile, per evitare che quando le atlete escono dal Club Italia si ritrovino a fare anticamera”.

La classifica? “Guardiamo anche quella, è giusto entrare anche nella mentalità dei risultati, per avvicinarci al campo professionistico. In questa prima fase della stagione guardo però a più a quello che c’è dentro, non fuori”.

La sua formazione al femminile… “Mi sono fatto contaminare molto da quello che ho avuto intorno, come Luciano Pedullà… Da Ornavasso andavo a Novara per entrare in contatto con lui. Poi Bonitta da cui ho tratto tanti spunti interessanti, ho seguito anche Davide Mazzanti… Da ognuno di loro ho cercato di prendere qualcosa. Nei miei tempi in Veneto anche Giannetti che in quegli anni era mio avversario”.

Come vedi questo gruppo di azzurrine azzurre? “Credo che sia uno dei migliori che ci sia mai stato al Club Italia, c’è qualità dal punto di vista tecnico e, ora, posso dire anche umano. Vedo ragazze che hanno già vinto tanto, nonostante siano molto esposte mediaticamente, avere tanta voglia di mettersi in gioco”.

Tutti al Pavesi, 24 ore al giorno, come si gestisce il rapporto? “Il mio primo pensiero che ho avuto è stato come non inflazionare la mia presenza, il rischio è infatti di essere fin troppo presenti… C’è una struttura che aiuta molto… Il team manager che segue le ragazze al Pavesi, un tutor per la scuola, lo staff medico e fisio che le supporta con una presenza fissa. Io cerco quindi di ridurre il mio intervento alla parte sportiva, anche se qualche consiglio si cerca di darglielo a 360°”.

Per le ragazze è una esperienza particolare… “Sì. Si richiede loro grande professionalità anche se sono giovani. Fanno una vita più difficile di quanto si possa pensare. Sveglia, allenamento, studio, tutto molto serrato. Quello che ottengono è strameritato”.

Dopo il Club Italia cosa si augura di lasciare a queste ragazze? “Mi piacerebbe nel loro carriera ricordassero questo anno al Club Italia Sarebbe una bella gratificazione”.